Diritti, pace, ambiente: la controfinanziaria possibile di Sbilanciamoci!

05 Dicembre 2025

Redazione

La vignetta di Altan, copertina della controfinanziaria 2026 di Sbilanciamoci!

«La legge di bilancio del governo non fa crescere il paese, non prevede investimenti, stanzia solo elemosine per il lavoro e le emergenze sociali. E aumenta le spese militari. Non abbiamo bisogno di una economia di guerra, ma di una economia di pace fondata sui diritti, la pace, l’ambiente. La nostra controfinanziaria non è un “libro dei sogni” ma 111 proposte concrete e dettagliate per un modello di sviluppo nuovo: riduzione delle spese militari, cancellazione del Ponte sullo stretto e dei Sussidi ambientalmente dannosi a favore di investimenti per la sanità pubblica, il diritto allo studio, la transizione ecologica».

Così scrive Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci!. La controproposta è stata presentata giovedì 4 dicembre al Senato, dove è attualmente in discussione il Disegno di Legge di Bilancio 2026 del Governo. Una manovra definita “povera”, che accentua le disuguaglianze.

«Senza aumentare il debito pubblico, la nostra Controfinanziaria mostra come sia possibile destinare risorse consistenti ai servizi essenziali, alla giusta transizione ecologica, al lavoro, al reddito, alle politiche sociali e alla cooperazione internazionale, riducendo al tempo stesso spese militari e sussidi dannosi per l’ambiente», spiega Marcon.

Il testo integrale del Rapporto è scaricabile dal sito di Sbilanciamoci!, qui.

Venerdì 5 dicembre intanto il 59° rapporto del Censis ha confermato l’aumento delle diseguaglianze tra ricchi e poveri, con una condizione di grande affanno del ceto medio italiano. Per l’Istituto di ricerca è un processo di “cetomedizzazione”, neologismo introdotto da Giuseppe De Rita, degli italiani, sempre più consapevoli del rischio di «perdere lo status quo faticosamente conquistato». Ritenuti responsabili di questa condizione, politica e istituzioni sono considerati inadatti a rappresentare le istanze di un ceto medio sempre più ampio e variegato: è l’opinione del 72%. Eppure, spiega il Censis, dalla «cinica indifferenza e da una narcolessia senza indignazione» si è passati a una rinnovata partecipazione, con i cortei di protesta contro la guerra in Palestina che sono stati occasione per ritrovare la convinzione di avere voce e di poter contare rispetto alle grandi ingiustizie: un fenomeno da osservare e studiare «per comprendere se e quanto si stiano diffondendo forme alternative di coinvolgimento, magari a bassa intensità».

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