Di Salvatore. Il pasticciaccio della Riserva del Borsacchio e il cortocircuito nel centrodestra

07 Mar 2024

Enzo Di Salvatore Consiglio di Presidenza Libertà e Giustizia

Il 29 dicembre scorso, con un emendamento alla legge di stabilità 2024, il centrodestra abruzzese ha ridotto del 98% l’area della Riserva del Borsacchio: un’area protetta regionale istituita nel 2005 in Provincia di Teramo.

La riduzione dell’area ha sollevato forti polemiche e più di un dubbio di legittimità costituzionale. E ciò per due motivi: in primo luogo, perché non è stato osservato il procedimento prescritto dalla legge dello Stato, che vuole che nella decisione siano coinvolti gli enti locali; in secondo luogo, perché l’emendamento approvato risulta privo di copertura finanziaria e ciò è vietato dalla Costituzione: una riduzione dell’area della Riserva implica, infatti, che occorra necessariamente redigere un nuovo Piano di assetto naturalistico (PAN) e questo non avviene a costo zero.

Ieri, l’ufficio legislativo del Ministero della cultura ha scritto al Dipartimento per gli Affari regionali della Presidenza del Consiglio, muovendo alla legge della Regione tre rilievi.
Con il primo si smentisce quanto ha sostenuto all’indomani dell’approvazione della legge il centrodestra, e cioè che aver soppresso la riserva non faccia venire meno la tutela paesaggistica: l’applicazione dell’art. 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio sostiene il Ministero della cultura, presuppone pur sempre che esista una riserva. E questa ora non c’è più.
Con il secondo rilievo si dubita che la legge sia legittima: la riduzione della Riserva è avvenuta senza coinvolgere il Comune di Roseto e la Provincia di Teramo.
Con il terzo, il Ministero dice che la legge regionale, nel prevedere che in Abruzzo si possano effettuare interventi straordinari di ampliamento in materia di edilizia in deroga ai regolamenti comunali e agli strumenti urbanistici e territoriali comunali, provinciali e regionali, finisce per innescare un mix micidiale proprio con riguardo al territorio interessato dalla Riserva: il mix è dato dal combinato disposto della riduzione della riserva, da un lato, e dalla possibilità di derogare al regolamento comunale di Roseto e ai piani urbanistici, dall’altro.

Il risultato sarebbe il seguente: nei territori interessati dalla Riserva del Borsacchio non solo non ci sarà più alcuna tutela paesaggistica, ma si potrà persino cementificare senza dover rispettare alcuna regola.

Professore di Diritto costituzionale Università degli studi di Teramo. Ha scritto su diritto dell’ambiente, federalismo, Unione europea.

È direttore del Centro di ricerca “Transizione ecologica, sostenibilità e sfide globali” presso l’Università degli Studi di Teramo. Coordinatore del corso di laurea in diritto dell’ambiente e dell’energia presso la stessa Università.

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