La Miss Marple della Carta

La Miss Marple della Carta

Lorenza Carlassare era anzitutto una donna bellissima, come riescono a esserlo solo le persone libere, sincere e spiritose. Per noi del Fatto è stata una mamma e una nonna, accompagnandoci fin dai primi numeri con una serie di pezzi che spiegavano gli articoli della Costituzione.

Essendo stata la prima donna a conquistare una cattedra di Diritto costituzionale (in un mondo e un tempo che più maschili non si poteva), avrebbe potuto tirarsela facendo del reducismo femminista una professione, mettendosi al calduccio in una delle tante lobby (o mafie) accademiche, trasformandosi in una trombona col piedistallo e collezionando posti e prebende.

Invece aveva scelto di rimanere se stessa, dardeggiando con l’aria birichina e monella che non l’aveva abbandonata neppure a 90 anni tutti gli attentatori della Costituzione: fossero essi i lanzichenecchi della destra berlusconiana o i sepolcri imbiancati della sinistra “riformista”.

Come dice Gustavo Zagrebelsky, i costituzionalisti italiani si dividono in due categorie: quelli che amano la Costituzione (una minoranza) e quelli che la odiano (la maggioranza). I primi non fanno carriera. Lorenza era fra questi, infatti contestò con la stessa briosa intransigenza la controriforma forzaleghista del 2006, quella di Napolitano e Letta del ‘13 e quella di Renzi, Boschi e Verdini del ‘16.

Ma era tutt’altro che una vestale dell’intoccabilità della Carta, come via via la dipinsero i berluscones, i corazzieri di re Giorgio e i renziani (ricordate la campagna contro “gufi”, “soloni” e “professoroni”?). Era semplicemente contro ogni tentativo di stravolgerla, ma approvava i progetti per aggiornarne qualche articolo: infatti due anni fa appoggiò il referendum per il taglio dei parlamentari voluto dai 5Stelle.

I ricordi delle manifestazioni fatte insieme, delle feste del Fatto, degli incontri con Libertà e Giustizia, dei suoi dibattiti televisivi in cui smontava con quattro parole definitive e un sorriso gli arzigogoli dei nemici della Carta, si affollano alla notizia della sua scomparsa. Ma soprattutto delle nostre telefonate e scambi di sms.

L’ultimo un mese fa, per commentare qualcosa che avevo detto in tv sulla guerra in Ucraina: anche su quella si era schierata controvento per sostenere lo spirito autentico dell’articolo 11 contro i cialtroni – i costituzionalisti del secondo tipo – che tentavano di piegarlo in senso favorevole all’invio delle armi a un paese non alleato deciso dai sedicenti “migliori”. Ora, quando avremo qualche dubbio in materia costituzionale, non potremo più chiamare “la Lorenza”, come si presentava lei, o “la Miss Marple della Carta”, come la canzonavo io.

La Costituzione perde la sua migliore amica. E questo moltiplica la responsabilità di tutti noi.

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