Una riforma della Giustizia che non risolve i veri problemi della Giustizia

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Il 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a esprimerci su una legge costituzionale che mira a colpire l’indipendenza della magistratura, senza affrontare nessuno dei problemi del “sistema giustizia” che gravano sui cittadini.

Il Presidente non smentisce il Mattarella del 1990

06 Febbraio 2022

Il ministro Renato Brunetta, nell’intervista su Repubblica del 5 febbraio, dà una lettura molto di parte del messaggio al Parlamento di Sergio Mattarella rieletto Presidente della Repubblica: vuole dedurne che occorre unire “al centro” tutti i “riformisti”, cancellando le differenze programmatiche tra destra e sinistra ed emarginando solo gli “estremisti” delle due parti.

Posizione in sé legittima, ma che non ha nulla a che fare con i contenuti del messaggio di Mattarella. Brunetta raccorda la scelta da lui propugnata con il messaggio craxiano dei “meriti e bisogni” (Rimini 1982); ma ignora il fatto che proprio contro la deriva politica craxiana rappresentata dalla legge filoberlusconiana sulle Tv vi furono, nel 1990, le dimissioni di quattro ministri, tra i quali lo stesso Mattarella.

Nulla, nel suo messaggio di oggi, smentisce la sua posizione di allora: che testimoniò come la democrazia non richiede unanimismi, ma trae invece forza dal corretto confronto dialettico tra opzioni diverse.

In tutte le occasioni significative, “Libertà e Giustizia” si è sempre schierata, nella convinzione appunto che i conflitti – beninteso con gli strumenti della democrazia – sono inscindibili da essa. Oggi più che mai, se si vuole che il nostro Paese non solo cresca, ma cresca in modo equo, le scelte da compiere non sono “neutre”.

*L’autore, già docente ordinario di Analisi Matematica alla Facoltà di Scienze dell’Università di Genova, è componente del gruppo dei Garanti di LeG

5 febbraio 2022

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