Pd, un futuro da scrivere insieme

Pd, un futuro da scrivere insieme
“Dove va il Pd?” non è soltanto una domanda a cui risulta obiettivamente difficile dare una risposta. Diciamocelo francamente: oggi nel partito pochi sembrerebbero interessati a rispondere al quesito, tutti presi dall’imminenza delle prossime elezioni comunali e dalle manovre per la successiva elezione del Capo dello Stato, cui seguirà, alla naturale scadenza della legislatura se non prima, il voto delle politiche.
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Ancora, a quasi quindici anni dalla sua fondazione, sembrano esistere, assemblate nel Pd, identità plurali e distinte visioni e rappresentanze di interessi, con i gruppi e le correnti che a esse fanno riferimento, impegnate a contendersi, o più spesso a ripartirsi, frammenti di potere e visibilità. Una simile situazione non dovrebbe tuttavia fungere da alibi per dilazionare ulteriormente la risoluzione di quella che Michele Salvati, in un articolo pubblicato il 15 marzo sul Corriere, chiama “l’insostenibile ambiguità del partito”.
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Andrebbe invece messa a fuoco “una visione strategica sufficientemente condivisa” sulle questioni che caratterizzano il presente e che determineranno il futuro, non tanto del Pd, ma quello del nostro Paese. Siamo in una fase storica impegnativa e mutevole, che richiederebbe all’Italia innanzitutto un più maturo ruolo di protagonista in Europa, dove, per esempio, il nostro Paese dovrebbe promuovere politiche ed iniziative che affrontino in modo coordinato il problema delle migrazioni e dell’accoglienza, non come avviene adesso, in un’ottica di scaricabarile ma recitando in pieno i propri diritti-doveri di avamposto meridionale dell’Unione Europea, di liberaldemocrazia e potenza marittima, in un Mediterraneo scacchiere sempre più conteso e al centro dei nodi geopolitici tra Europa, Africa e Asia.
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Il Paese, sull’onda degli investimenti del Recovery fund, deve dotarsi dello slancio che apra un nuovo periodo di sviluppo che consenta di cessare di essere il fanalino di coda dell’Unione Europea e guardare al futuro con maggiore fiducia. Occorre realizzare riforme che incrementino l’affidabilità e rapidità della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario, migliorino il welfare, proteggano ambiente e paesaggio, investano nell’istruzione e nelle opportunità di crescita professionale e culturale soprattutto dei giovani.
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Su questi temi abbiamo discusso venerdì 14 maggio con Biagio De Giovanni, Graziano Delrio, Claudio Petruccioli, Umberto Ranieri e Michele Salvati nel webinar di Libertà e Giustizia, moderato da chi scrive: “Dove va il Pd? Prospettive tra Europa e Mezzogiorno”. 
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La Repubblica (ed. Napoli), 13 maggio 2021
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