Trump sotto accusa

Trump sotto accusa

E Impeachment sia. Dopo Andrew Johnson e Bill Clinton, Donald Trump è il terzo presidente a finire sul banco degli accusati in oltre 240 anni di storia americana. Alla fine il voto della Camera dei rappresentanti è arrivato, come previsto: ora la palla passa al Senato, che delibererà come una vera e propria giuria. Resta da capire quale sarà l’influsso sugli ultimi scampoli della presidenza Trump e su un eventuale secondo mandato. Per il momento The Donald sembra addirittura rafforzato nei sondaggi, ma la procedura durerà mesi e i conti andranno fatti alla fine.

Chiediamo un commento a Fabrizio Tonello, sociologo, politologo ed esperto di politica americana, nonché storica firma de Il Bo Live. “Adesso si aprirà il processo davanti al Senato, costituito in alta corte presieduta dal presidente della Corte Suprema John Roberts – spiega Tonello –. Essendoci però al Senato una maggioranza solida di repubblicani, 53 su 100, l’esito è del tutto scontato: la maggioranza richiesta per rimuovere il presidente è dei due terzi, cioè 67 senatori: siamo quindi lontanissimi da questo obiettivo e personalmente penso che potrebbe mancare anche la maggioranza semplice, come nell’ultimo caso di Impeachment, quello contro Clinton”.

Per quando riguarda le possibili conseguenze, la costituzione americana stabilisce che la procedura riguarda solo la rimozione dalla carica, per poi precisare che una volta rimosso il presidente è comunque esposto all’azione della magistratura ordinaria. “Trump ha già una quantità di procedimenti penali in corso, quindi una volta uscito dalla Casa Bianca avrà sicuramente problemi legali non da poco”. Al momento infatti non è previsto uno scudo legale per la carica di presidente: “Dipende sempre dalla situazioni. I traffici con l’Ucraina per danneggiare il candidato avversario Joe Biden, il primo dei capi d’imputazione, rappresentano un reato politico e quindi probabilmente non rientreranno nel campo d’azione della magistratura ordinaria. Per quanto invece riguarda la seconda accusa, quella di ostruzione alla giustizia, Trump potrebbe essere perseguito dopo la fine del suo mandato, perché si tratterebbe di un reato federale”.

È comunque presto, secondo l’analista, per parlare dei possibili influssi sulla campagna per le elezioni presidenziali: “Naturalmente Trump non vuole che si parli anche delle altre violazioni alla Costituzione che, va ricordato, arrivano ben prima del caso Ucraina – continua Tonello –. Per ragioni di comunicazione politica i democratici hanno fatto scelto di limitarsi a due imputazioni, formulate in modo molto preciso e puntuale, ma già il rapporto Mueller sui traffici con la Russia aveva elencato decine di casi potenzialmente oggetto di messa in stato d’accusa. Comunque Trump userà sicuramente il processo per rafforzare il consenso verso la sua base: bisogna però vedere cosa succederà con il resto con l’opinione pubblica. È noto che Trump è un fenomeno un po’ anomalo, perché non ha mai veramente avuto un consenso maggioritario. È stato eletto prendendo tre milioni di voti meno di Hillary Clinton, grazie al sistema elettorale statunitense, ma fin dal giorno in cui è entrato in carica il suo gradimento si è aggirato intorno al 40%: molto solido ma minoritario. Bisogna vedere come tutto questo si tradurrà nel voto del prossimo novembre”.

Una sua rielezione è probabile? “Troppi gli elementi in gioco: al momento non si sa neppure chi sarà il candidato democratico, quale sarà situazione economica, quali crisi internazionali potrebbero aprirsi. Le primarie democratiche iniziano in febbraio e si concludono a luglio, mentre la campagna elettorale vera e propria si svolgerà tra agosto e novembre. Inutile prima di allora fare speculazioni”.

ilbolive.unipd.it, 19 dicembre 2019

(*) Fabrizio Tonello insegna Scienza politica presso l’Università di  Padova.

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