Lo scandalo dell’Associazione Nazionale Magistrati

Lo scandalo dell’Associazione Nazionale Magistrati

 

I magistrati sono riuniti in una loro associazione, l’Associazione Nazionale Magistrati (A.N.M.), dalle cui deliberazioni risultano poi gli eletti, per ¾ della sua composizione, al Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.N.), un organo dello Stato che ha il compito di dare un regolamento autonomo all’attività giudiziaria. Ad esso spettano le competenze in materia di assunzioni, assegnazioni e trasferimenti, promozioni e provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati ordinari. Ma come avvengono queste deliberazioni?

Con impeccabili votazioni ed elezioni, superficialmente; mediante contrattazioni e accordi tra capi-corrente o più semplice tra mediatori di affari giudiziari, magistrati che riescono a mettere assieme delle reti permanenti di colleghi mediante le quali si possano determinare con opportune strategie più o meno truffaldine le nomine nelle più importanti Procure e Tribunali. Ben prima dello scandalo di questi giorni, il dott. Giovanni Legnini, allora vice-presidente del C.S.M., aveva fatto una dichiarazione piuttosto allarmante: “Le correnti nell’A.N.M. sono legittime, per carità. Ma la degenerazione correntizia è un male.

Io mi batto contro l’occupazione correntizia dell’organo di autogoverno della magistratura. Abbiamo fatto dei passi avanti, oggi c’è un grado di trasparenza maggiore, quasi tutti gli atti del Csm sono consultabili online, c’è più attenzione al merito. Eppure sulle 650 nomine che abbiamo portato a segno l’appartenenza correntizia ha pesato eccome. Sulle nomine le correnti influiscono come i partiti sulle leggi.”

Naturalmente alcuni magistrati – come i più sfacciati tra quelli che parteciparono alla famosa recente riunione notturna con i due deputati del Pd Ferri e Lotti – sostengono che non c’è nessuna degenerazione e nulla di cui vergognarsi. Sarebbe tutto, a dir loro, “fisiologico”.

Eppure sentiamo che c’è qualcosa che non va se la gestione dell’attività giudiziaria viene concentrata nelle mani di pochi abili creatori o raccoglitori di relazioni e fondatori di congreghe. La lettura delle loro conversazioni può interessare in modo quasi giallistico chi ami inoltrarsi nelle tresche che Palamara e altri tessevano e ritessevano, da tentacolari instancabili Penelopi dell’intrigo.

Ma c’è un altro aspetto più sconcertante: il linguaggio di questi signori ai quali i cittadini ingenuamente sono pronti a riconoscere una certa autorità, giuridica ma anche morale: di sacerdoti della legge. E’ incredibilmente basso. Sotto i piedi. Lessicalmente poverissimo. Non più di 200 parole, direi. Inoltre, sono saltati tutti i congiuntivi, di cui pure gli operatori del diritto dovrebbero essere maestri! Sembra di essere in una delle più tetre commedie di Harold Pinter. Oppure, essi in questi strani conciliaboli paiono sentirsi autorizzati a non fingere più, a ritornare al loro poco esaltante stato naturale, affratellati nell’impressionante pochezza di tale recuperata primordialità e in essa -e solo in essa!- solidali.

Resta il problema se la diffusione delle intercettazioni faccia bene o male al nostro regime democratico. Molti pensano che facciano male, ma sono elusivi o al massimo allusivi nelle loro spiegazioni. Ma le allusioni si possono cogliere. In sostanza, queste persone -anche eminenti giuristi e sperimentati politici- pensano che sia molto meglio per tutti se la cittadinanza non venga a sapere di cosa in queste riunioni si discuta e come lo si faccia. Un minimo di illusione va alimentata nei cittadini ed è, anch’esso, fisiologico. Un imperium avrebbe sempre bisogno di qualche arcanum, per quanto miserevole.

Ma questo discorso si può anche rovesciare, come ha fatto forse involontariamente a 8 e ½ di Lunedì 17 il deputato Pd Ettore Rosato, attualmente vice-presidente della Camera. Purtroppo egli ha cercato in tutti i modi, con bravura anguillesca, di evitare la sconfessione dei suoi due colleghi di partito e delle loro mene e della accettabilità di tali mene per dei membri del Pd, con la classica scusante che facevano tutti così e soprattutto che si era sempre fatto così.

Ma, egli ha dichiarato in un sorprendente attimo di illuminazione, ora che sono state pubblicate le intercettazioni queste pratiche sono diventate di dominio pubblico, nessuno potrà più pensare che ci sia ancora qualcuno che non ne è al corrente, e perciò dovranno essere abbandonate.

1 commento

  • Quando l’istituzione principe di una democrazia, il Parlamento, da cui tutto discende, è intossicato da mediocrità, delinquenza, cialtroneria, non può che trascinare ogni altra articolazione dello Stato, al suo stesso livello: inimmaginabile che la sua opera di possa produrre eccellenza!

    La Magistratura precipita a Palamara & C, la scuola matura i candidati al 97%, ma cresce l’analfabetismo funzionale, nella sanità c’è carenza di medici, ma abbondanza di corruzione, i condoni alimentano evasione fiscale ed abusi edilizi …

    Superflua ogni elencazione quanto necessario un progetto efficace di cambiamento non tanto tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti, ma tra mediocrità ed eccellenza, tra cialtroneria e rigore.

    Cari e stimati inquilini del piano attico, datevi una mossa prima che anche le vostre carriere debbano piegarsi all’appartenenza e sudditanza più strette!

    Paolo Barbieri socio circolo di La Spezia

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