Il Palasharp non basta

21 Feb 2011

Le manifestazioni di Libertà e Giustizia al Palasharp e quelle delle donne in tutta Italia sono state variamente dipinte come il risveglio dell’Italia, l’arrivo di una nuova stagione e, dai più ottimisti, come l’avvio di una mobilitazione permanente.
Comunque sia, c’era gran bisogno di una scossa e questa è finalmente arrivata.
Per questo, dire “dobbiamo andare oltre” non basta.
Sarà pure la tempesta perfetta descritta da Stefano Menichini ma, finché la Lega non decide di cambiare rotta, governo e maggioranza continueranno a galleggiare, seppure nell’occhio del ciclone. Dagli slogan bisogna quindi passare alle proposte, soprattutto ora che la congiunzione astrale per una volta sembra favorevole al centrosinistra, se solo ne sapesse cogliere l’occasione.
Per dare una risposta adeguata al cri de coeur di questi giorni, le forze politiche del centrosinistra, oltre ad una caparbia opposizione in parlamento ed una credibile alternativa di governo dal punto di vista programmatico, devono prima di tutto dare un forte messaggio di coesione. Non si tratta dell’arrivo salvifico di un nuovo messia – in questo campo abbiamo già dato – ma di smetterla con questa cacofonia dove c’è chi vagheggia di imposte patrimoniali, il cui effetto immediato è di regalare qualche trilione di voti alla destra; chi invece lancia iniziative più tattiche che strategiche, dalla Santa Alleanza al Cln contro Berlusconi; chi, proponendosi di rifondare il centrosinistra e candidarsi alla guida del paese, propina prolisse narrazioni anziché proposte politicamente sostenibili; c’è chi, poi, pensa che rottamare sia di per sé un programma politico…
Urge invece rassicurare su questo fronte i milioni di italiani che si riconoscono nel centrosinistra: non tanto se c’è un papa straniero in arrivo, ma più modestamente se c’è un gruppo ristretto di dirigenti politici pronti a mettere da parte il loro ego per voltare pagina.
Vero è che il sistema prevede alla fine l’indicazione di un candidato a presidente del consiglio, ma questi non deve essere per forza né una rockstar né un guru carismatico; al contrario, questo paese ha bisogno di persone normali, al limite del grigio, ma preparate, capaci, con il senso delle istituzioni e che parlino attraverso i loro provvedimenti e non attraverso proclami tanto roboanti quanto inconcludenti.
Non c’è dubbio: per rimettere in carreggiata la nostra democrazia malata rimuovere il masso che ostruisce la strada è necessario. Ma meglio sapere che – se e quando il masso sarà rimosso – la strada rimarrà comunque in salita. I motivi li ha spiegati bene Gustavo Zagrebelsky al Palasharp: le radici del nostro male sono profonde. Non occorre scomodare il Basso impero romano, Machiavelli, il nepotismo, le congiure di palazzo delle corti rinascimentali o il Barocco con i suoi trompe-l’oeuil e le sue false prospettive; basta guardare come, all’indomani della sua approvazione, la costituzione repubblicana fu subito tradita da quegli stessi partiti che la sottoscrissero. Così, di tradimento in tradimento, di svilimento in svilimento, siamo arrivati alla discesa in politica di Berlusconi il cui impatto su questo precario edificio non poteva che essere devastante.
Un’analisi peraltro già fatta in maniera accurata dai Radicali con il volume sulla “peste italiana”.
Sia chiaro, se c’è qualcuno che ha beneficiato di questo degrado partitocratico questi è Berlusconi: nella Prima repubblica, come imprenditore; nella Seconda, come politico. Di questa decomposizione oggi è l’interprete più autentico e, allo stesso tempo, un suo formidabile agente acceleratore. Dopo aver azzerato il potere legislativo, trasformando il parlamento in un votificio di nominati con una legge elettorale degna di una repubblica bananiera, svilito il potere esecutivo, sgovernando il paese e svuotando la presidenza del consiglio (anche in senso fisico), tentato di delegittimare il potere giudiziario, attaccando frontalmente la magistratura, Berlusconi ha raggiunto l’apoteosi con la sortita di voler far causa allo stato che lui stesso dovrebbe incarnare. Avete presente il punteruolo rosso, quel coleottero micidiale che uccide la palma partendo dalla chioma? Berlusconi e i suoi epigoni agiscono nello stesso modo: aggrediscono la democrazia andando al cuore delle istituzioni e abbattendole dal di dentro.
Per questo trovare un antidoto efficace è particolarmente difficile. Ma almeno cominciamo a cercarlo, magari non in ordine sparso.

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