Quando le parole pesano come pietre

Per paura di perdere il permesso di soggiorno si è tenuto il mal di pancia per quattro giorni prima di andare dal medico. Il ddl sulla sicurezza appena varato, lo scorso aprile, pareva dovesse imporre ai medici di denunciare i clandestini. Rimase per fortuna un’intenzione, ma il solo annuncio creò tensione, ansia, paura.  Ecco le conseguenze: Carlos, 22 anni, è morto per un’appendicite non curata. Gli interventi chirugici a raffica, una ventina, fatti per cercare di porre limite ai danni delle infezioni non sono serviti. Carlos aveva paura di essere espulso, per questo ha tardato a presentarsi dai medici.

Carlos in realtà si chiamava Luis, era peruviano, raccontano le cronache cittadine. È morto mentre stava per arrivare il permesso di soggiorno che per un soffio non aveva avuto quando era arrivato a Pavia per il ricongiungimento familiare: aveva compiuto 18 anni durante la procedura. E così, in una famiglia regolare, era l’unico clandestino. Ad aprile si è sentito male, non è andato subito al San Matteo per paura di essere denunciato. Quando l’hanno operato era già in peritonite.
Un’odissea di 19 mesi, i medici del policlinico lo davano per spacciato. Poi la corsa al Niguarda, l’intervento di Osvaldo Chiara, direttore del Trauma center, il ritorno in piedi dopo un anno. Fino a che il cuore non ha ceduto, e una reazione autoimmune ha cancellato le speranze.

1 commento

  • NON HA O NON HANNO VERGOGNA COLUI O COLORO CHE HANNO CREATO LE PREMESSE LEGISLATIVE E AMMINISTRATIVE DI TALE DECESSO E COLORO CHE, SAPENDO, NULLA HANNO FATTO CON LA NECESSARIA TEMPESTIVITA’ PER SOTTRARRE ALLA MORTE UN ESSERE UMANO.
    SIAMO NEL XXI SECOLO O NELL’OTTAVO ?.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA e da Googlepolitica sulla riservatezza ETermini di servizio fare domanda a.

The reCAPTCHA verification period has expired. Please reload the page.