Pd, il sogno di un Paese moderno

17 Ott 2006

Il partito democratico? Una bella idea. Così la pensa almeno il 92 per cento della platea che ha affollato il Carcano di Milano, l’altra sera, per l’incontro organizzato da LeG. Sul palco dello storico teatro, Umberto Eco, Giovanni Bachelet, Piero Fassino e Dario Franceschini fanno il punto sul progetto politico, dopo il seminario di Orvieto. Il pubblico in sala, intanto, risponde alle domande del questionario realizzato da LeG e Coesis Research, un instant poll per capire a caldo la reazione sul tema che fa da ossatura alla serata: “Partito democratico, un grande progetto o un progetto piccolo piccolo?”.L’approccio è diretto, quasi brutale: “Lei, personalmente, quanto gradisce l’idea?”. La risposta non lascia margini di dubbio: in 9 su dieci rispondono “molto” o “abbastanza”. Il campione è sbilanciato verso il voto ulivista, ammette il fondatore del centro ricerche Alessandro Amadori che siede anche nel board dell’associazione. I risultati si riferiscono ai primi 200 questionari esaminati. A rispondere sono più uomini che donne, in netta maggioranza (60%) concordi sul fatto che il pd dovrebbe soprattutto “unire partiti e società civile”, praticamente certi (80 per cento delle risposte) che dovrà comunque essere “un partito nuovo, organizzato in modo nuovo”.


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i più di quelli che hanno dichiarato di aver votato per l’Ulivo nell’ultima tornata elettorale. Il pd eserciterebbe, secondo i risultati di questo sondaggio, un effetto attrattivo per il voto di centrosinistra. C’era anche una domanda provocatoria tra quelle pensate da LeG e Coesis Research: “chi preferirebbe si presentasse alle prossime elezioni politiche: l’Ulivo o il Partito democratico?”, un modo per stanare gli indecisi o gli elettori non del tutto convinti. Il risultato supera l’effetto nostalgico per il marchio ulivista. Il brand studiato dal centrosinistra e già sottoposto alle prove dell’urna, crolla sotto i colpi del pd con un 76 a 20 (il restante 4 per cento si divide tra le risposte “nessuno dei due” e “entrambi”). Un messaggio positivo per quello che gli specialisti della comunicazione chiamano il “concept” del futuro partito è cioè sostanzialmente il messaggio che Amadori sintetizza così: “sognare che l’Italia diventi finalmente un paese moderno”.Infine, alla domanda “Prodi deve affidare a una quindicina di garanti la stesura del manifesto di fondazione e delle regole per la nascita del nuovo partito. Quali consiglierebbe?”, ecco la rosa dei nomi: Umberto Eco (62), Eugenio Scalfari (36), Gustavo Zagrebelsky (15), Michele Salvati (14), Oscar Luigi Scalfaro (13), Giovanni Sartori e Pietro Scoppola (11), Carlo Azeglio Ciampi e Sandra Bonsanti (10), Stefano Rodotà (9), Giovanni Bachelet (7).

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