Le parole da non tacere | Libertà e Giustizia

Le parole da non tacere

Le parole da non tacere

Cassandra, la sacerdotessa  troiana, ebbe da Apollo il dono della profezia, ma, non essendosi  a lui concessa, ricevette dal dio  la punizione di non essere creduta nelle sue profezie. Non ci è dato sapere se  lei prevedesse effettivamente o sapesse vedere nel presente ciò che altri non volevano vedere,  come disse di sé Pier Paolo Pasolini, Cassandra del nostro tempo.

 

Certo è, come ci racconta Tomaso Montanari, docente di Storia dell’Arte università Federico II di Napoli, citando l’Agamennone di Eschilo , che Cassandra  tacerà quando verrà portata sul carro del vincitore, quando il potere si impadronirà di lei. “Cassandra muta” di Tomaso Montanari,  Edizioni gruppo Abele è un piccolo bel libro, agile e profondo, polemico e acuto che parla del ruolo degli intellettuali e degli studiosi rispetto alla politica. Nasce dopo la vittoria del No al Referendum costituzionale proposto pervicacemente dal Governo, che aveva grevemente avversato i professoroni che dicevano No.  “Gli uomini di cultura non devono lasciare al potere, che ha il monopolio della forza, anche quello della cultura”.

 

Così Montanari ripercorrendo il cammino difficile – ma vittorioso- che ha portato il No a prevalere nel referendum di dicembre 2016 ricorda le bacchettate del potere a chi,  intellettuale professionalizzato, osasse esprimersi contro le scelte politiche.  La professionalizzazione spinta del lavoro intellettuale ha come corrispettivo il professionalizzarsi della politica, la costruzione di una sua sfera autonoma rispetto alla cultura e agli stessi conflitti sociali. E della politica come sfera autonoma si occupano prevalentemente i grandi mezzi di informazione.


Non deve essere così, sostiene il presidente di Libertà e Giustizia, anche se molti intellettuali, soprattutto docenti universitari, accettano di tacere in cambio di cariche prestigiose.  Invece, l’ intellettuale che tace o dice sempre sì, anche quando crede che dire no sia più giusto, rendendosi in tal modo acquiescente al potere, rende un cattivo servizio alla sua funzione. L’ intellettuale deve essere coscienza critica e quando rinuncia a ciò, per opportunismo o per timore, danneggia non solo sé stesso ma anche altri. 

 

Montanari parla in primis dei docenti universitari ma anche i docenti  di tutti gli altri ordini di scuola hanno il dovere di parlare chiaro, di non tacere, nei luoghi decisionali, perché investiti dalla Costituzione della funzione di educare i giovani al pensiero critico. Così, ci permettiamo di interpretare il pensiero di Montanari, che in un capitolo affronta anche labuonascuola, è bene che i docenti non tacciano ( e molti lo continuano strenuamente a fare) a fronte della caduta libera di una scuola che non trasmette più  cultura. Che sostituisce la storia dell’ arte con le immagini, una scuola, precisa l’autore,  modello Briatore.


Sostiene un detto popolare che un bel tacer non fu mai scritto, oggi, invece,  altro è necessario.
Praticare la paressia, il parlare franco, anche a costo di perdere qualcosa ma di guadagnare in dignità e in  rispetto di noi come singoli e come docenti. 

 

28 dicembre 2017

(*) Pubblichiamo questa recensione della coordinatrice del sito gildaprofessionedocente e socia di Leg Bologna, Renza Bertuzzi, al saggio di Tomaso Montanari, Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità, Edizioni Gruppo Abele 2017.

www.gildaprofessionedocente.it

 

Numero 1 – Gennaio 2018

1 commento

  • NON BASTANO LE PAROLE che peraltro da intellettuali, professori e docenti vengono dette in molte occasioni ed eventi, e scritte in quantità in editoriali, libri, studi e ricerche!

    E’ indispensabile un passo avanti perchè essi assumano la guida del cambiamento prendendo per mano un popolo sfiduciato e sfiancato, in spasmodica attesa di una classe dirigente politica all’altezza dei problemi, capace di trarre il Paese dalla palude per condurlo in Europa dignitosamente coi grandi paesi Fondatori dell’unione.

    E’ indispensabile defenestrare la mediocrità che accupa il Parlamento indegnamente, ma col nostro stolto avallo, per riportare in quel luogo-istituzione da cui tutto discende, il rigore morale e culturale, le competenze e l’orientamento al bene comune necessari, il tutto garantito dalla storia personale coerente nel tempo.

    Abbiamo perso molte occasioni e molto tempo per avviare il cambiamento, l’ultima “il Brancaccio”, dove si è scelto il percorso bello e impossibile della “Sinistra che ancora non c’è”, invece di quello facile della “Lista Civica Nazionale per la Democrazia Costituzionale” per il popolo del 4 dicembre. Ma se sarà vero che torneremo alle urne in tempi brevi come molti prevedono…

    Paolo Barbieri

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