Zangheri: immagini

Zangheri: immagini

 

È il 1968. Il professore è in piedi, con le maniche della camicia bianca rimboccate, nell’aula magna di Economia gremita di studenti e spiega ‘Il Capitale monopolistico’ di Baran e Sweezy.

E’ la prima immagine che ho di Zangheri, che per me è stato prima un Maestro all’ Università e poi un riferimento nel lavoro in Comune a Bologna negli anni ’70 e nei primi anni ’80. Gli anni in cui si costruiva il welfare bolognese con investimenti pubblici massicci negli asili nidi, nei servizi sociali, nella cultura, nelle case popolari realizzate anche nel Centro storico, protetto, come la collina bolognese, dalla speculazione edilizia, con piani urbanistici che furono un esempio per molti.
Era una sfida di buon governo che il PCI lanciava al governo centrale con quelle politiche keynesiane di cui avremmo molto bisogno oggi.
Erano gli anni in cui venivano le delegazioni straniere a visitarci per vedere una ‘città a misura d’uomo’ alle cui politiche i cittadini partecipavano nelle affollate assemblee di Quartiere. Ci fu anche un convegno di studio del Consiglio d’Europa.
Tutti volevano sapere qual era il segreto per cui amministratori, lavoratori e cittadini si sentivano parte di un progetto per il bene comune. Il segreto era una squadra di politici onesti e capaci (pagati pochissimo) con una guida autorevole: politici al servizio delle istituzioni e non viceversa.

Erano anche gli anni delle stragi, con Bologna sempre al centro: dall’Italicus nel ’74 alla strage alla stazione dell’80. Un caso?
Nel ’77, con l’uccisione di Lo Russo ci fu un momento di crisi. L’immagine della macchina blindata che Zangheri fu costretto ad usare ne fu il simbolo.

Tante altre immagini mi vengono alla mente: quando entrava in consiglio comunale e i consiglieri si affrettavano a spegnere le sigarette. Allora si fumava ovunque, ma lui non gradiva e, per un tacito accordo, in sua presenza non si faceva. Rispetto? Autorevolezza?

E poi immagini più personali, quando, seduta nel suo ufficio negli anni ’80, mi chiede di lavorare nel suo Gabinetto sui problemi del territorio e io, già abituata ad un ruolo di dirigente, sono onorata, ma perplessa e mi fa capire che è Lui e non io che sa dove sono più utile.
Voleva creare un Centro di studi urbani, capendo anticipatamente la crisi delle città, ma l’elezione in Parlamento interruppe il progetto, di cui pochi sanno.

L’ultima immagine chiara è quella del suo ottantesimo compleanno che si festeggiò in Comune. C’eravamo tutti: i collaboratori e colleghi dell’università e quelli del Comune e ognuno di noi lo salutò  personalmente con una battuta, un ricordo. Nel mio caso con la riconoscenza di una persona a cui aveva aperto la mente da giovane, per la passione con cui insegnava e per i contenuti delle sue lezioni, e a cui aveva insegnato da adulta che cos’è la buona politica e la buona amministrazione.
Forse è per questo che non mi sono mai adeguata all’imbarbarimento degli anni successivi e perché ancora oggi non mi rassegno all’ attuale modo di governare.

Rita Vella è membro del Circolo LeG di Bologna e Consigliere di Direzione dell’Associazione

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