Gustavo Zagrebelsky: “Ringrazio la Boschi per avermi invitato al seminario sulle Riforme: ma i vecchi devono fare i vecchi”

Zagrebelsky_RicucireTirate tutte le dovute somme di un dibattito che ha scatenato tanta passione e altrettanti titoli di giornali, quello che alla fine rimane nell’interesse del Professor Zagrebelsky è il rapporto fra giovani e vecchi, la dinamica generazionale “da un punto di vista costituzionale, ovviamente” precisa, mentre l’infallibile abitudine dell’insegnamento lo porta subito a verificare le competenze: “lei sapeva che Jefferson e i Giacobini volevano legare la lunghezza della Costituzione proprio alle generazioni?”

Si avverte così subito, al primo contatto telefonico, che il Costituzionalista diventato simbolo insieme a un altro intellettuale, Stefano Rodotà , di una delle piu’ celebri e devastanti (per la sinistra) polemiche lanciate dal renzismo, quella contro i “professoroni “ appunto, non si è fatto scompigliare i capelli e nemmeno l’umore, da quell’attacco. O, almeno , così pare.
Supremo cesellatore di ironie, il Professore tuttavia tiene ben fermo la separazione di ruoli e di opinioni rispetto all’attuale governo.

Come sta Professor Zagrebelsky? O dovrei chiamarla professorone?
“Beh, considerata la mia testa è difficile chiamarmi parruccone, replica subito il Costituzionalista, (notoriamente non un capellone ), a meno che non mi si voglia parlare di una parrucca all’inglese, di quelle con riccioli e polvere….”

Lei è stato invitato dal Pd al seminario del 5 Maggio su “Riforma del Senato e Titolo V” , cui parteciperà anche Renzi. Un vero e proprio ramoscello d’Ulivo, da parte del Governo, dopo le accuse rivolte ai professoroni dal ministro Boschi di “bloccare da trent’anni le riforme”. Lei non ha accettato. Come mai?
“Io e il ministro abbiamo avuto un cordiale telefonata pochi giorni fa…”

Ha telefonato direttamente il Ministro Boschi?
“Si, certamente…Dicevo, una telefonata cordiale in cui le ho detto di non preoccuparsi, che le discussioni, anche gli attacchi sono parte delle normali dinamiche”.

Però nonostante la cordialità lei il 5 non ci sarà.
“Ho deciso che riprenderò il tema il 24 maggio a Pistoia.. fanno lì questo festival sulla Filosofia, lei lo conosce? , fatto davvero molto bene a mio parere… ecco lì porterò qualche appunto in cui affronto il tema fra vecchi e giovani , il rapporto fra generazioni. Ovviamente come tema anche costituzionale”.

Costituzionale?
“Certo, tema di rilevanza costituzionale. Lei lo sa che Jefferson e i Giacobini intendevano legare la durata della Costituzione alle generazioni? Sostenendo che le generazioni future non debbono essere schiave delle definizioni delle vecchie”.

Un approccio che soddisferebbe la fame di ricambio attuale.
“Certo…”

E come fini’ l’idea di Jefferson?
“Fini’ che Madison gli fece notare che le generazioni non si palesano sulla terra come a teatro cioè tutte insieme in entrata e in uscita, che invece la gente sceglie di fare i figli come gli piace e quando gli succede…. Insomma un po’ difficile prendere la generazione come riferimento ….”

Ha parlato di questo con il Ministro Boschi?

“Gli ho detto, come dicevo, di non preoccuparsi, perché il conflitto fra padri e figli, fra diverse generazioni, è fisiologico . Non è strano, deve anzi esserci. Su una sola cosa sono però inflessibile – sono convinto che ognuno debba fare la propria parte, e che i vecchi debbano fare i vecchi. Non c’è nulla di più sbagliato, disorientante, repulsivo quasi, di quei vecchi che vogliono fare i giovani. Per cui le ho detto ‘attaccatemi pure, ma sappiate che questo è il mio ruolo, questo sono e questo intendo rimanere ”.

La discussione, come si vede, promette di infittirsi e alzarsi a nuovi livelli. Dopo lo scontro fra cultura e politica, troverà pane per i propri denti anche il giovanilismo renziano?

15 commenti

  • Sono sempre più orgoglioso di avere per presidente ‘ onorario ‘ di LeG un uomo come il prof. Zagrebelsky. Maestro di etica oltre che di diritto e, quindi, maestro di buona politica. Forse per questo l’ ottima Annunziata, che nella buona politica non sembra più tanto credere, è stata come spiazzata dal rifiuto del professore all’ invito della ‘ giovane costituente ‘.
    Alla quale verrebbe da augurare che il…seminario le faccia venire la….vocazione giusta. Anzi, libera e giusta ‘
    Giovanni De Stefanis, Leg Napoli

  • Concordo con la benefica vitalità insita nel confronto- scontro generazionale, che essendo continuo nel tempo, costituisce senza dubbio il foraggio per i necessari miglioramenti. Escludo come nefasta, l’idea semplificativa che comunemente si riassume nel “largo ai giovani”: sulla base di quale indiscutibile quanto oggettivo criterio?

  • Il Prof. Zagrebelsky, riesce sempre a dire cose importantissime e fondamentali. Bene fa a non andare e a continuare une suo ruolo di “vecchio” lo dice lui “saggio” lo aggiungo io. Anche nelle tribù’ indiane i giovani scalpitanti prendevano il comando, ma alla sera tornavano alla tenda dei vecchi saggi.
    Grazie per il grande solido e libero impegno.
    Fedora Filippi

  • Sarebbe perfetto se l’irruenza riformatrice (purchessia?) del presidente Renzi e del suo ministero, fosse caricata, temperata, ottimizzata dalla saggezza, cultura e competenze dei proff. Rodotà, Settis, Zagrebelsky e f.lli.

    Sarebbe la perfetta realizzazione del connubio tra mente riflessiva che elabora strategie di alta qualità e braccio operativo che le traduce rapidamente in azioni efficaci.

    Umiltà risorgi!

  • Il Prof. Zagrebelsky impeccabile come sempre.Non e’ mai stato un capellone ma da giovane i capelli li aveva biondi,quisquiglie!

  • Era giusto l’invito ed era doveroso accettare, a mio parere. Forse non avranno grande disponibilità all’ascolto, forse è solo per una questione d’immagine, ma comunuqe mi sembra una occasione che non sarebbe dovuta andare sprecata. Bisogna persuaderlì a non stravolgerla questa Costituzione, dannazione.

  • Un punto di riferimento per la politica e l’intelligenza cristallina dell’essere umano. Un vecchio, come ne ho conosciuti, ed oggi ne ho usurpato il ruolo anch’io. Per persone come queste ringrazio Dio per la qualità della mia vita. Così spero e agisco io per i miei figli. In genere i figli del nostro tempo non hanno fatto sufficiente esercizio per sapersi ergere dal comodo giaciglio dove li abbiamo adagiati. Non i miei però. E ne sono felice. Sinceramente. Grazie Guastavo/Gastone

  • Nel romanzo “I vecchi e i giovani”, Luigi Pirandello pone in risalto l’eterna questione dei rapporti tra le varie generazioni.

    Già alla fine dell’ottocento, le nuove generazioni mostravano di non avere alcuna consapevolezza della memoria storica del Risorgimento.
    I giovani erano impossibilitati a riconoscere in quella nella quale vivevano la “società della nazione” (con i relativi ideali di libertà, uguaglianza, giustizia sociale) per la quale “i vecchi” avevano combattuto. Vivevano in una società in cui dominavano l’inettitudine delle istituzioni, tra tutte quella parlamentare, l’egoismo e l’inanità della classe al potere, colpevole dello sprofondamento della vita economica e civile della nazione, la debolezza sociale e culturale della borghesia, incapace di attestarsi come vera classe dirigente, una società percorsa da scandali e repressioni.
    Giovani che senza più referenti ideali e culturali di una rivoluzione che era passata senza lasciare di sé che qualche busto nelle piazze di paese erano impossibilitati a maturare il sentimento di comunità nazionale.

    Ebbene, ciclicamente nella storia si ripresenta il fenomeno di una generazione che crede in certi ideali e si lascia prendere nel vortice della passione politica fino anche a immolare eroicamente la propria vita, nella speranza che si possa cambiare il mondo. Salvo poi accorgersi che le oligarchie riescono persino a usare strumentalmente gli ideali che alimentavano la passione politica per rafforzare addirittura la loro posizione di potere.

    E la requisitoria sulla degenerazione civile, economica, politica e istituzionale contenuta ne “I vecchi e i giovani” vale anche, purtroppo negli stessi termini espressi da Pirandello e dalla letteratura di fine ottocento, per quel che riguarda la storia italiana degli ultimi cinquant’anni, con il declino e la rimozione, una generazione dopo l’altra, degli ideali di libertà, uguaglianza e giustizia sociale che hanno accompagnato il nuovo risorgimento culminato nella Resistenza. Un cambiamento culturale e una rimozione totale di ideali che impediscono alle nuove generazioni di “sentire” come proprie le idealità scolpite nella costituzione repubblicana.

    Bisogna prendere atto che non si può trasmettere alle nuove generazioni ciò che è stato frutto di esperienze passionali di un dato momento storico senza provocare nei giovani un disagio dovuto all’impossibilità per loro di capire e condividere concezioni esistenziali che si richiamano ad una realtà a loro estranea.

    La frattura generazionale è in definitiva fisiologica, proprio perché ogni generazione vive la propria esperienza e le passioni che essa comporta.

    E in questo momento storico, purtroppo, non si intravvedono nuove idealità di pensiero idonee a sostenere movimenti di azione politica tendenti a realizzare un nuovo risorgimento capace di rovesciare il rapporto di forza fra cittadini e oligarchie di potere.

  • George Steiner, Critico letterario ha ricevuto la laurea honoris causa in dall’Università di Bologna. In tale occasione nella esposizione della lectio doctoralis affermò con grande passione, quanto di seguito trascritto:
    …………..”Abbiamo bisogno di ritrovare la visione d’insieme, l’orizzontalità, si può dire, della grande tradizione italiana di un Croce, di un Momigliano, la filologia filosofica di Contini, il coraggio di Timpanaro. Di apprendere a leggere insieme, attorno ad un tavolo, a leggere e rileggere un solo verso, inesausto, un verso che canta attraverso i secoli nel Paradiso, “la ‘mpresa/ che fè Nettuno ammirar l’ombra d’Argo”: capire con questo verso l’incarnazione quasi totale del legame organico fra l’antichità classica e il modernismo di domani e di dopodomani.

  • C’è nella frase di Zagrebelsky – ” sono convinto che ognuno debba fare la propria parte e che i vecchi debbano fare i vecchi “ una dignità ed una verità pressochè sconosciute ai frettolosi ‘ rottamatori ‘. Il professore rivendica il suo ruolo di vecchio non tanto perché ritiene che la vecchiaia coincida automaticamente con la saggezza (di cui il potere, quindi, farebbe bene ad avvalersi ) , ma per ribadire una verità che la foga de-formatrice degli attuali, giovani , governanti sta mettendo seriamente in discussione : e che, cioè, vecchio non è affatto sinonimo di superato, di inutile, addirittura di dannoso. E’, quindi, una rivendicazione sacrosanta di ‘ agibilità etica, culturale, politica e sociale ‘ quella che Zagrebelsky avanza a nome di tutti coloro che – pur penalizzati anagraficamente – hanno ancora ‘ molto da dire e da dare ‘ alla ‘ società dei cittadini ‘. Per questo, anche se può sembrare un paradosso, potremo dire di trovarci davanti ad un reale cambiamento ( che nulla ha a che fare con rottamazioni o smantellamenti del passato ) solo quando il nuovo saprà confrontarsi lealmente ed umilmente con il ‘ già visto ‘, con il ‘ già realizzato ‘ per ri-proporlo , appunto, in una veste ( forma) nuova ed aggiornata ma conservandone gelosamente i valori di fondo ( sostanza ). Anche quando questi ‘ valori sostanziali ‘ sono espressi in un documento – come nel caso della nostra Costituzione – che il 27 dicembre del 2014 compirà 67 anni !
    Giovanni De Stefanis, Leg Napoli

  • penso che il vecchio adagio “chi ha più giudizio lo usi” cada a pennello. aiutate questi fresconi di presuntuosi che pensano che la velocità e la spregiudicatezza siano gli unici valori assoluti.

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