La dichiarazione della Capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi – secondo la quale i magistrati sarebbero equiparabili ad un plotone di esecuzione – svela il fondamento eversivo della riforma Nordio. Al di là di ogni tecnicismo e della discutibile qualità delle scelte operate dalla riforma, è evidente che l’intento della maggioranza è punire la magistratura e comprimere il suo ruolo di controllo, per ridurre la pressione che esso esercita sulle scelte del potere esecutivo.
Da parte dei massimi esponenti del governo, questo disvelamento si aggiunge alle numerose dichiarazioni ingannevoli che abbiamo dovuto ascoltare nei giorni scorsi, secondo le quali la riforma Nordio si tradurrebbe in una maggiore efficienza del servizio giustizia.
La riforma costituzionale non affronta in nessun modo la qualità del sistema giustizia: si concentra, invece, sull’aspetto disciplinare dell’organizzazione giudiziaria. Con il paradosso che esponenti di un partito la cui storia è stata costituzionalmente bandita mettano ora mano a sette articoli tra i più delicati della Costituzione per imporre il redde rationem con i giudici già perseguito dal partito di Berlusconi.
La sfrontatezza delle bugie propagandate dal governo e l’esplicitazione del sentimento di ostilità per la magistratura in quanto tale dovrebbero costituire un segnale di allarme tale da indurre anche gli indecisi e, a maggior ragione, gli illusi della cosiddetta “sinistra che vota sì” ad opporsi decisamente al tentativo di scardinare l’equilibrio dei poteri costituzionali a favore della preminenza del potere esecutivo, di cui la riforma Nordio rappresenta il primo passo.
Libertà e Giustizia, 10 marzo 2026

