Un centimetro e Mille Giorni

renzi.BolognaPochi primi ministri italiani hanno goduto delle eccezionali circostanze di cui si avvale Matteo Renzi. Più si addensano nubi minacciose sul nostro Paese, sulla sua economia, sulla sua solvibilità, e più la mongolfiera del consenso personale del leader vola in alto. Più gli economisti fanno fosche previsioni, dividendosi tra pessimisti e catastrofisti, e più gli italiani si affidano all’uomo che li chiama gufi, e che ai loro convegni preferisce i rubinettifici. La nostra situazione, un debito così alto con un’inflazione quasi a zero, è pesante e alla lunga insostenibile, ma Renzi rivendica la sostenibile leggerezza dell’essere e del mangiare gelati. In patria non ha alternative né oppositori; in Europa è pieno di imitatori, come la scena dei blues brothers socialisti, tutti in camicia bianca ieri sul palco di Bologna, ha plasticamente dimostrato; e l’apoteosi della Festa dell’Unità (pur senza Unità), derubrica a broncio i mugugni tardivi di un D’Alema.
Ma gli stessi italiani che nei sondaggi premiano Renzi perché gli riconoscono il piglio del vendicatore anti-establishment, del fustigatore dei privilegi e dei vecchi assetti di potere, si dichiarano scettici sulle misure che sta prendendo per l’economia, non ritenendole le mosse giuste. Matteo Renzi è insomma entrato a buon diritto nel cerchio magico dei leader al Teflon, quei politici fatti del materiale delle padelle cui non si attacca lo sporco: ciò non vuol dire che lo sporco non ci sia.
E in effetti finora, nei duecento giorni già passati, l’azione di governo non ha dato i frutti sperati, come lo stesso ministro Padoan ha di recente riconosciuto. Le due misure prescelte, il bonus di 80 euro e la riforma del Senato, comunque le si giudichi, di sicuro non hanno provocato lo choc di cui l’economia ha bisogno. Anzi, l’indice di fiducia delle famiglie, dopo una prima impennata, è da tre mesi in calo.
L’orizzonte è diventato quello dei mille giorni ma la sensazione è di incertezza sulla direzione di marcia. Per quanto il premier annunci che non cederà di un centimetro, non è chiaro da dove. C’è al Senato la madre di tutte le riforme, quella del mercato del lavoro, annunciata ormai da gennaio, che da sola potrebbe cambiare l’appetibilità del nostro Paese per gli investitori. Ma i segnali sono contraddittori, il linguaggio è prudente, non si vede la determinazione necessaria per liberarsi della giungla di rigidità del nostro Statuto dei lavoratori, e rendere finalmente più facile assumere, prima ancora che licenziare. Sulle privatizzazioni c’è stato un alt. Sulle municipalizzate c’è stato un vedremo. Sulla ristrutturazione della spesa c’è stato un faremo. Sulla pubblica amministrazione si alternano messaggi contrastanti, prima si promettono 150 mila precari assunti nella scuola, poi il blocco degli stipendi per tutti gli statali, poi lo sblocco per i soli statali in divisa. E anche quando si fa, come nel caso dello sblocca Italia, si fa così poco da rischiare un effetto boomerang sulle aspettative.
Questa sorta di limbo autorizza, soprattutto all’estero, il sospetto che in Italia ci sia ancora chi prende tempo, nella convinzione che prima o poi ci penserà la Banca centrale europea con un acquisto massiccio di titoli del debito pubblico, nella speranza di risparmiarsi così scelte troppo difficili e impopolari. Ma il guaio è che, come in un circolo vizioso, più questo sospetto si diffonde e meno Draghi avrà le mani libere, e più Renzi le mani legate.

3 commenti

  • Fra i tanti motivi oggettivi che sono alla base di tantissime e più che giustificate critiche al “pifferaio magico”, a mio parere ce n’è una, non oggettiva ma subliminale: Renzi nell’aderire al modello dell’uomo solo al comando, deresponsabilizza noi cittadini che non dobbiamo fare altro che aspettare fiduciosi, perchè lui risolverà tutto, noi non dobbiamo cambiare in nulla, solo aspettare, perpetuando così un classico italiano: il Gattopardo. Io non ci sto.

  • Premesso che non sono un Renziano, comunque con quello che dice spesso concordo, su fatti molto meno. Per quanto riguarda le riforme quello che ha scritto Zagrebelsky basta e avanza. Sulle politiche economiche, vedi 80 euro, solo un ignorante di economia poteva pensare che avessero un effetto significativo e soprattutto immediato. La realtà è che da questa situazione di crisi, senza la leva monetaria e con tutta una serie di limitazioni, per lo più senza senso, solo uno sciocco può credere che se ne esce con politiche nazionali ma solo con un deciso cambio di marcia politico europeo. Per quanto riguarda ancora la politica italiana e le riforme, seppur vero che Renzi ha avuto una investitura, si tratta però del 42% del 50% solo alle europee, nella realtà il parlamento ha una maggioranza PD con uomini della sua opposizione e un gruppo che ha ottenuto il 25% dei consensi, al di là di alcune persone serie e di buona volontà, finora non ha mai manifestato l’intenzione di assumersi delle responsabilità di governo, anzi spesso prende delle posizioni demagociche e poco attuabili

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