Chiti: non ritiro il mio testo, niente paletti alla Costituzione

chitiNo all’invito della ministra Boschi a rinunciare alla proposta del Senato elettivo. «La Carta non è dei governi».
«Se De Gasperi avesse posto paletti la Costituzione italiana non sarebbe mai nata…. ». Vannino Chiti tiene il punto, non torna indietro e insiste sulla necessità di un «confronto di merito che allarghi il consenso ». L’esempio da seguire – spiega – è quello «dei padri costituenti che votarono quasi all’unanimità la Carta fondamentale».
Senatore, il ministro Boschi torna a chiederle di ritirare il suo disegno di legge sulla riforma del Senato…
«Non posso ritirarlo. Sono convinto che quella proposta presenti coerenze complessive che portano al superamento del bicameralismo paritario in modo preferibile rispetto alla via indicata dal governo. Io, poi, ho firmato assieme ad altri 36 colleghi. Quel testo quindi non è di mia proprietà. C’è da ricordare, infine,che le riforme vanno fatte con rapidità ma vanno fatte bene. Le obiezioni di fondo esistevano a prescindere. Il mio ddl ha fatto sì che non ci fosse una bandiera alternativa affidata ad altre forze che potevano essere prevalentemente d’opposizione…».
Settori dell’opposizione condividono il suo testo,la maggioranza meno…
«Il fatto che su certe impostazioni convergano chi è uscito dal M5S, Sel, i Popolari e altri, dovrebbe essere visto come una potenzialità. Le riforme si fanno con la massima convergenza».
Il gruppo Pd alSenato ha approvato il testo del governo…
«È la verità. La maggioranza ha votato legittimamente perché il testo base per le riforme sia quello del governo. A partire da questa impostazione però in molti nel gruppo hanno posto questioni simili alle mie. Rischiamo di passare da un bicameralismo paritario assoluto a un Senato che diventa una specie di Cnel istituzionale, un’istituzione congegnata solo per dare pareri…».
Torneremo al merito, ma il ministro Boschi la richiama alla scelta della direzione e del gruppo Pd…
«Sui temi che riguardano la Costituzione c’è sempre stata piena autonomia e responsabilità non solo dei gruppi ma anche dei singoli parlamentari. La Costituzione non è né dei governi né dei gruppi. È dei cittadini italiani. Non pretendo di avere la verità rivelata in tasca, ma chiedo di poter seguire i miei convincimenti. Il diritto all’obiezione di coscienza dobbiamo riservarlo solo alle questioni bioetiche? Non deve avere un senso quando parliamo di temi costituzionali che quegli aspetti in qualche modo contengono e fondano?»
Cosa rimprovera al ddl del governo?
Io penso che non si possa fare una riforma a pezzi, occorre uno sguardo d’insieme. La Costituzione è fatta di equilibri tra poteri e istituzioni. Partiamo dall’Italicum allora, una legge iper maggioritaria: con il 37% dei consensi, e con l’aiuto di chi non raggiunge il 4,5% per accedere ai seggi, si può fare l’en plein. Il nuovo Titolo V non rappresenta quella razionalizzazione attesa da tempo,ma una ricentralizzazione di competenze allo Stato in  controtendenza con l’Europa».
Ma è vero o no che la proposta del governo sul Senato ricalca quella dell’Ulivo?
«Ricordiamo le cose in modo corretto. Una strada da seguire può essere quella della Germania federale dove i land hanno poteri veri. La loro legge elettorale per la Camera è simile a quella che avevamo costruito tra il 2006 e il 2008, durante il secondo governo Prodi, e che fu spazzata via dalle elezioni anticipate: proporzionale con sbarramento al 5%. Il Bundesrat, il Senato tedesco, è fatto solo dai delegati dei governi regionali. Da noi si va in  quella direzione? Verso una Repubblica federale alla tedesca? Evidente che no».
Nemmeno il suo ddl guarda a Berlino…
«Propone l’alternativa di un Senato di garanzia e di rappresentanza dei territori. Di garanzia perché la Camera ha una legge elettorale che serve per formare i governi; di garanzia perché la Camera ha l’ultima parola sull’insieme delle leggi e dà la fiducia all’esecutivo. Per questi motivi servono equilibrio e, appunto, funzioni di garanzia.E perché il Senato possa svolgerle pienamente bisogna che su alcune materie – modifiche alla Costituzione,  ordinamenti Ue, leggi elettorali, ratifica dei trattati internazionali, diritti dei cittadini - Palazzo Madama mantenga un rapporto paritario con la Camera».
Lei chiede anche il Senato elettivo…
«Il bicameralismo paritario va superato. Ma per svolgere a pieno le loro funzioni di garanzia i senatori devono essere eletti. Nella mia proposta le elezioni dei senatori coincidono con quelle dei consiglieri regionali, in modo che gli eletti risultino legati ai territori».
Un modello simile a quello spagnolo….
«Sì. Il Senato spagnolo è eletto per 4/5 dai cittadini e per 1/5 è designato dalle comunità autonome. Può intervenire per emendare o anche per respingere le leggi che ha approvato la Camera. Questa però ha l’ultima parola. Su diritti dei cittadini e autonomie locali tuttavia esiste un bicameralismo paritario ed è prevista la maggioranza assoluta nelle due assemblee. Per le leggi costituzionali poi ci vogliono i 3/5 in ogni ramo del Parlamento. Certo che bisogna far funzionare la democrazia, ma servono equilibri altrimenti si rischia di impoverirla».
Nella minoranza Pd c’è chi ritiene più utile la partita per l’Italicum piuttosto che per cambiare il testo del governo sul Senato. Non rischia l’isolamento nel suo partito?
«La partita vera si gioca sulla coerenza tra i tre momenti: Titolo V, Senato e legge elettorale. Io non faccio parte di correnti e muovo dalle mie convinzioni. Non faccio calcoli. Mi ricordo due cose però: la prima è che bisogna fare le battaglie che si ritengono giuste, e farle alla luce del sole e senza trappole; la seconda è che le sconfitte più grandi sono quelle di battaglie giuste che non si è avuto il coraggio di affrontare».
L’idea di un Senato dimezzato anche nei costi ai cittadini piace….
«Nella mia proposta non si riduce soltanto il numero dei senatori, ma anche quello dei deputati. La riduzione delle indennità? Non può essere prevista con legge costituzionale, ma ho proposto che vengano equiparate subito a quella del sindaco di Roma».
Il testo base arriverà a breve in commissione, lei come si comporterà?
«Sulla base di ciò che conterrà quel testo valuterò se e quali emendamenti presentare in commissione ed eventualmente in Aula. Chi si è imbattuto in me sa bene che non cerco visibilità e che non è questa la mia caratteristica. Sostengo l’azione e il programma del governo,ma sulla Costituzione non si può scherzare. Mi amareggia molto chi sostiene che difendo i privilegi dei senatori. Difendo il diritto dei cittadini a scegliere i propri rappresentanti. C’è una crisi di fiducia gravissima nelle istituzioni, va allargata la partecipazione».
Ilgoverno punta al 25 maggio,il Senato approverà la riforma entro quella data?
«Sicuramente faremo la riforma e la completeremo nel 2015 con un referendum. Con il confronto e un lavoro positivo entro il 2014 potremo completare la prima e la seconda lettura».

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Disegno di Legge costituzionale d’iniziativa dei senatori Chiti, Albano, Amati, Broglia, Capacchione, Casson, Corsini, Cucca, D’Adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti,  Silvestro, Spilabotte, Tocci, Turano

 

 

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