Le proposte di Renzi e gli equilibri del governo

fotoRodotàCaro direttore, ho l’impressione che Eugenio Scalfari abbia visto una trasmissione diversa da quella effettiva e ne ha parlato nel suo articolo domenicale, commentando la discussione tra Paolo Mieli e me a “Otto e mezzo”. O forse è stato semplicemente spiazzato dal fatto che, invece di assistere alla solita corrida televisiva, si è trovato di fronte due persone che cercavano di ragionare e Lilli Gruber, invece di giocare alla conduttrice che infilza banderillas per provocare la rissa, ha assecondato il tentativo comune di argomentare.
Ma il vero fraintendimento sta nel fatto che la legittima critica non può essere fondata sulla distorsione di fatti e opinioni. Senza dar troppo peso al modo con cui quelle critiche sono state espresse, credo opportuno qualche chiarimento cominciando dalla questione Renzi (ometto ogni riferimento all’argomento trito del saltare sul carro del vincitore, visto che a me è sempre stato rimproverato piuttosto il contrario). Vi è una sorta di pretesa di mettere Renzi tra parentesi perché insidia il governo Letta. Chi si diletta di questo modo di leggere la realtà italiana può farlo, ma poi rischia di non comprenderla. Renzi esiste e le sue mosse non possono essere interpretate solo come fasi di una guerriglia antigovernativa. Deve farlo soprattutto chi non è pregiudizialmente simpatetico con le sue posizioni, e io l’ho fatto proprio su Repubblica.
Ma non v’è dubbio che siamo di fronte al tentativo di costruire un’agenda politica e sociale, uscendo dalla logica di un’agenda tutta costruita sulle convenienze governative. Trovo benvenuto il riemergere del tema dei diritti civili. O, per non turbare gli equilibri di governo, dobbiamo volgere lo sguardo solo all’arretratezza culturale del nuovo centrodestra, che pretende di imporre di nuovo una linea che ha gravemente penalizzato la sinistra e allontanato i cittadini dalle istituzioni? Aspettiamo i contenuti delle proposte sul lavoro, come abbiamo detto l’altra sera (quando nessuno ha parlato di Letta come politico mediocre). Ma possiamo ignorare il fatto che finalmente il lavoro torna ad essere punto di connessione tra politiche più generali e che si affrontano temi come la rappresentanza sindacale e il reddito minimo che non sono invenzioni di Renzi?
Tocco solo un’altra questione, riguardante la magistratura, dove il fraintendimento è massimo, poiché ho sempre sottolineato il ruolo fondamentale della magistratura nella lotta al terrorismo. Ma le risposte parlamentari, non quelle dei magistrati, sono state molte volte frettolose, tanto che poi si son dovute modificare diverse norme. E poi: che cosa c’entra Berlusconi? Nessuno ne ha parlato l’altra sera, e trovo profondamente sbagliato mettere insieme alcune questioni generali e la sanzione di reati comuni, dove non v’è stata alcuna supplenza della magistratura (tesi propriamente berlusconiana), ma l’applicazione doverosa delle norme del codice penale.
I fraintendimenti non sono solo questi, ma ci si può fermare qui.

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