I tempi bui e lo spirito di verità

spinelliE’ un momento di grande amarezza quello in cui si è costretti a prendere parte fra persone che si è sempre rispettato e ammirato e che sono entrate in conflitto fra loro (una delle due ha attivato il processo) su questioni di fondo, che riguardano i principi che ci hanno sempre guidato nella vita (anche se non abbiamo saputo essere sempre all’altezza ) e la storia da cui siamo nati.
Ma proprio perché c’è amarezza e dolore  e perché la posta in gioco è così alta, non si può tacere e trovare nel silenzio il sollievo del distacco.
Lo scontro tra Eugenio Scalfari e Barbara Spinelli è qualcosa che va ben oltre la rottura di un’antica amicizia. Esso coinvolge in pieno il giudizio morale e politico che si dà sulle istituzioni del nostro Paese, sulle radici del distacco fra la società e i partiti, su cosa sia stato il berlusconismo e come e se e da chi sia stato ostacolato. E su come si debba agire oggi, in questi giorni difficilissimi, con lo spettro di nuovi fascismi, di violenze e bieche rivendicazioni.
Per questo non si può tacere. Per questo dico che Barbara Spinelli ha ragione e che il mio amato direttore, l’uomo che per tanti anni mi ha guidato nell’ingannevole realtà della comunicazione, ha torto. Sbaglia non solo nel giudizio politico ma anche in quello di fondatore del giornale su cui oggi scrive Barbara.
Cosa c’è all’origine di tutto? Due sono in sostanza le contestazioni. Dice Scalfari di aver ascoltato gli appunti di un incontro tra Barbara e il presidente Napolitano “affidati alla “recitazione” di Travaglio”. Inoltre accusa la giornalista di essersi espressa a sostegno della possibilità di “sperimentare” il grillismo.
E’ chiaro che il problema è uno solo: Scalfari è tra coloro che pensano che il Quirinale in questi anni sia stato senza peccato nel compito di presiedere il Paese, che anzi sia stato un baluardo contro derive di ogni genere e che lo sia tuttora.
La Spinelli ha seguito invece la vicenda italiana con un distacco che spesso si è fatto voce critica nei confronti del Quirinale. Non solo per la gestione della vicenda  della trattativa indagata dalla Procura di Palermo, ma anche per il modo in cui sono state contrastate in tempi diversi le reazioni alle iniziative legislative di Berlusconi. Napolitano incontra Barbara il 26 gennaio 2009 e un resoconto di quel colloquio è raccontato nel prologo di “Viva il Re!” di Marco Travaglio.
Non è stato facile in questi anni criticare Giorgio Napolitano: l’establishment romano immediatamente ha fatto quadrato, ha accusato ogni critica di populismo e ha sospinto con durezza ogni criticità nel recinto dell’antipolitica. Qualcosa di simile è accaduto anche a Libertà e Giustizia. Lo testimoniano i riferimenti alla nostra associazione negli articoli di Emanuele Macaluso, gli affettuosi avvertimenti di vecchi amici. Altri amici che si allontanavano improvvisamente, come se il “richiamo” fosse un qualcosa di definitivo, senza appello, né voglia di ascoltare spiegazioni. Certo sarebbe facile dire che alla base di tutto c’è proprio il giudizio su Berlusconi, sulla pericolosità di non affrontarlo nettamente e duramente, sui “no” che non sono stati detti, sulle brecce aperte e lasciato che si allargassero sempre di più. Per arrivare, come si è arrivati, alla finta pacificazione nazionale impersonata dalle larghe intese. Fino ad arrivare alla sollecitazione a cambiare la Costituzione in parti fondamentali, persino a consentire che tutto avvenisse senza tener conto dell’articolo 138, somma garanzia della nostra Carta.
Abbiamo, anche noi di LeG, avuto i nostri “scontri”, i messaggi da parte di vecchi, cari amici. Abbiamo cercato di rispondere solo ai nostri soci, alle loro critiche e ai loro apprezzamenti, e alla nostra coscienza.
Ma attaccare la giornalista Spinelli nel fondo domenicale del suo giornale… con quelle parole e quelle motivazioni… direttore, perché l’hai fatto? Esistono dei bavagli leciti e dei bavagli illeciti? Esiste qualcuno al di sopra di ogni giudizio, di ogni sospetto, di ogni voce critica e non nemica?
L’epoca che stiamo attraversando non è già abbastanza barbara senza che arrivino scomuniche e amarezze di questo genere? Che speranza può esserci di tornare a essere un Paese democratico quando si chiede alle voci migliori di tacere, in quanto inopportune e certamente ignoranti?
Caro direttore, so che tuo padre ti portò giovanetto nello studio di Mario Ferrara e a lui ti affidò perché seguisse i tuoi primi passi. Mario Ferrara, che ricordando Giovanni Amendola nel 1956 scrisse la più bella definizione del giornalismo e perdonami se qui la riporto : “Che cos’è in fondo un giornale? Molti di voi non lo sanno, molti di voi lo apprenderanno forse un giorno… Un giorno, se in quelle pagine che escono, in quelle poche parole irte di errori di tipografia, se in quei fogli alita spirito di verità, una volontà di credere e di sperare, essi si difenderanno e saranno un alimento e una speranza per tutti. Se viceversa essi conterranno la subdola menzogna, essi saranno un atroce veleno che ancor prima dell’avvento del fascismo e in venti anni di dittatura fascista ha avvelenato le coscienze degli italiani”.
I tempi bui che forse ci aspettano hanno anche oggi bisogno di spirito di verità. Le menzogne sono il veleno.

27 commenti

  • anche a me dispiace quando si inasprisce un rapporto tra persone che si stimano, detto questo non posso che provare piacere per queste parole perchè mi tolgono un grande dubbio che avevo, e cioè quello di avere perso un pò della mia capacità di discernimento dal momento che mi sono allontanato da quello che per anni è stato il mio giornale di riferimento, perchè mi sembrava fosse diventato troppo filogovernativo e pro Napopilato.
    Ma mi accorgo che è una sensazione condivisa,fermo restando che preferirei
    avere avuto torto e non essere stato costretto a leggere altri giornali anche se dopo tanti anni non riesco comunque a fare a meno di Repubblica.
    Un cordiale saluto
    Antonio

  • Grazie anche a Lei,Signora Bonsanti,dell’elogio della Verità.
    Quanta energia intellettuale avrebbe potuto utilizzare più utilmente e quanti errori avrebbe evitato l’umanità se essa fosse stata adottata quale paradigma esistenziale incontrastato.

  • non sapevo di questa discussione tra i due ma leggendo l’articolo ho potuto capire che si discute su”operato di Napolitano. A me pare, per sintetizzare, che l’operato del Presidente sia certamente andato politicamente oltre il suo dovuto, ma che ha di fatto sopperito a mancanze della politica riuscendo a porre un argine al grandissimo pericolo( non ancora compreso pienamente da tutti) che costituiva Berlusconi( e che forse costituisce ancora ) certo si è sostituito alla politica ma penso di stare dalla sua anche perché andava fermato colui che ha distrutto la cultura del pacifico confronto a fini tutti personali, potrei continuare ma penso che basti sull’argomento in discussione.Avv. Bruno Carrano

  • Da che mondo è mondo, la polemica è il sale del giornalismo, e non solo. Piuttosto sarebbe interessante sentir discutere del merito della polemica, sia per quanto attiene Grillo che per quanto attiene Napolitano: quanto e come distinguere tra Grillo leader ed i suoi elettori, intesi come soggetti sociali provenienti in massa anche dalle fila della sinistra? quali appunti politici fattuali si possono muovere ai comportamenti odierni e passati di Napolitano? Queste cose mi paiono molto più rilevanti dei risentimenti personali. Proviamo?
    Il cosiddetto problema Napolitano è stato creato dall’incapacità del PD di condurre una campagna elettorale decente, di vincere le elezioni e di eleggere un Presidente di conseguenza. E’ stato creato dai 101 che hanno boicottato Prodi e che tifavano per le larghe intese. Tutto ciò è evidente. Napolitano ha una storia ben nota alle spalle e si comporta in coerenza con quella, piaccia o no. Dipingerlo come il grande vecchio, subdolo e manovratore, è una barzelletta buona per le piazze. E’ stato costretto a rappresentare la continuità dello Stato, della quale non si può fare a meno, checché ne dicano populisti veri o d’accatto. Se vogliamo che il PdR torni al suo ruolo normale, partiti, Parlamento e Governo devono riprendere in mano il bandolo e dimostrare di saper fare il loro mestiere.
    Adesso serve discontinuità, visibile, efficace, diffusa. Non serve maledire i disastri provocati da B. e dai suoi sodali! Tocca di nuovo a noi, sinistra , come in altri frangenti, purtroppo tutti sfruttati male o per nulla. La nostra classe dirigente ha avuto le sue carte da giocare e le ha giocate malissimo. Per chi ha vissuto la politica dal ’68 in poi è triste constatare che la dirigenza figlia del PCI si è dimostrata incapace di promuovere e gestire il cambiamento, da Occhetto fino a Bersani, e in parte anche Napolitano.
    Serve aria nuova. Renzi, che viene da tutt’altra scuola, ci ha messo la faccia sul cambiamento. Il partito, iscritti ed elettori, lo ha seguito. Ce la farà?
    Certo che chi finora ha palesemente dimostrato la sua incapacità deve avere almeno il buongusto di non mettersi di traverso.
    Sperando davvero che si tratti solo di divergenze politiche e non di scontro di interessi, anche se i dubbi al proposito non mancano.
    Grillo lo si contrasta facendo riforme, sensate e visibili, non sparando anatemi. Se non ne siamo capaci, la colpa è nostra. A tutti noi il compito di vigilare, sempre e comunque.

  • Non ho ascoltato Travaglio, ho letto con sorpresa la Lettera di Barbara Soinelli pubblicata oggi su Repubblica, questa mi ha condotto all’editoriale – pessimo – di Scalfari.
    Vorrei poter entrare nel merito del gratuito e un po’ volgare attacco di Scalfari (che orribile cosa accusare una persona come Barbara Spinelli di ignoranza sulla storia italiana e dirle che tutto il suo merito consiste nell’essere figlia di Spinelli, salvo poi rispondere alla sua lettera che l’affetto per lei è immutato). Ma qui dove si tratta – come dice Sandra Bonsanti – semplicemente di prendere posizione, basterà un dato, uno fra mille. Lo vorrei ricordare. Norberto Bobbio definiva la democrazia “il regime del potere visibile”. Per questo è tanto grave l’enorme ruolo che in Italia, dalla fondazione della Repubblica, ha invece giocato il potere invisibile. Ce ne sono forme criminali e tragiche, come quella simbolizzata dall’impossibilitrà cui abbiamo assistito di fare luce definitiva sulle stragi, o l’ostinazione con cui non si danno decreti attuativi alla legge sulla desecretazione degli archivi di Stato. E ce ne sono di semplicemente opache, come il modo in cui il Quirinale ha determinato con la pronta obbedienza (evidentemente messa in conto) del Presidente del Consiglio la politica (ovvero, l’immobilità ricattatoria) degli ultimi mesi. La differenza è che l’esercizio del potere sottratto al controllo non ha più bisogno di arcani, alle richieste dei magistrati e dunque all’eguaglianza di fronte alla legge si dice semplicemente no, alla procedura costituzionale per cambiare la costituzione si tenta di derogare. Perché senza più arcani? Perché quasi nessuno nella stampa e nei media batte ciglio. Con pochissime eccezioni – e la più limpida e visibile di esse è oggi Barbara Spinelli. Ecco: oggi il potere invisibile è questo. E’ il silenzio complice dei controllori della democrazia. Che si rompe solo per bastonare chi questa complicità non accetta. C’è solo un dettaglio che trasforma lo sconcerto in un vago senso di nausea. Rassicuratevi: si tratta di bastonate affettuose.

  • Cara Sandra, ti accludo i miei commenti in materia.

    LA REPUBBLICA È IN GUERRA
    Si sentiva venire: si era fatto troppo chiaro il disamore (eufemismo) di Barbara Spinelli nei confronti di Giorgio Napolitano, e si contrapponeva alla sviscerata passione di Eugenio Scalfari per il presidente della Repubblica (direi per qualsiasi presidente della Repubblica che lui possa presentare come un amico personale, quasi un Alter Ego del Colle). Irascibile, il padre fondatore di Repubblica (nei confronti del quale, sia ben chiaro, il giornalismo italiano resterà comunque in debito), non ha esitato ad affrontare il problema e l’antagonista con toni durissimi, tanto più duri in quanto intrisi di paternalismo di autoattribuita autorità. Sentite qua: “Intanto il fuoco dei cannoni da strapazzo si concentra su Napolitano. Spara Grillo, spara Travaglio, spara perfino Barbara Spinelli. Quest’ultimo nome mi addolora profondamente. Sento da tempo un profondo affetto per Barbara e stima per la sua conoscenza dei classici, della filosofia, delle scritture d’ogni tempo e luogo. Ma conosce poco o nulla la storia d’Italia quando pensa e scrive che la decadenza cominciò negli anni Settanta del secolo scorso e perdura tuttora. Questo, cara Barbara, è un Paese dove parte del popolo è incline e succube di demagoghi di ogni risma. Cominciò – pensa un po’ – da Cola di Rienzo; ha sempre odiato lo Stato e le istituzioni; Mussolini non fu un incidente della nostra storia come pensava Croce, ma un fenomeno con caratteristiche antropologiche prima ancora che politiche, come disse Ferruccio Parri. Ho letto nel tuo ultimo articolo che forse il grillismo potrebbe essere sperimentato. E ho anche ascoltato l’altro giorno i tuoi appunti su Napolitano affidati alla “recitazione” di Travaglio. Ti assicuro che da questo momento in poi cancello dalla mia memoria quanto ho ora ricordato. Voglio solo pensare il meglio di te a cominciare dal fatto che sei la figlia di Altiero Spinelli. Ricordalo sempre anche tu e sarà il tuo maggior bene.”
    Abbia o no ragione la Sponelli si tratta, direi io, di un invito a Canossa insopportabile nei toni e nei contenuti (c’è avvertibilissima dopo quel “pensa un po’” una pausa che consente di leggere, mica tanto liquefatta alla Rabelais, la parola “cretina”), perché vedete, Scalfari incomincia il suo articolo in questo modo: “Ha scritto ieri in questo giornale Giovanni Valentini, citando dal libro Una generazione in panchina di Andrea Scanzi, “prima di rottamare gli altri ognuno dovrebbe fare un esame di coscienza per riparare i propri errori”. Sono pienamente d’accordo, vale per me, vale per te, vale per tutti.” Ma ovviamente non è così: vale per noi, vale per la Spinelli, vale per tutti, ma non vale per lui.
    —————-
    L’È PESO EL TACÒN DEL BUSO

    Scrivevo ieri (LA REPUBBLICA È IN GUERRA) che l’attacco violento di Scalfari a Barbara Spinelli, avesse lei o no ragione nella sua opinione a proposito di Grillo (io, per esempio, in questo sono ben poco d’accordo con lei), era insopportabile nei toni e nei contenuti. La cosa peggiore di tutte era la chiusura in cui la si invitava, ricordando che è figlia di Altiero Spi…
    La vicenda è non solo sgradevole ma puzza di falsità, perché ci vuole poco a capire che a molestare Scalfari è stata, assai più che la posizione aperturista della Spinelli nei confronti di Grillo, quella negativa della medesima nei confronti di Napolitano. Davvero, arrivati a un certo punto, sarebbe meglio smettere di credere che il ciceroniano “De Senectute”, dove si vantano i pregi della vecchiaia, sia una verità che vale per tutti. “La Repubblica” ha sempre avuto il difetto di essere una specie di aula di grilli dove gli intellettuali e intellettualoidi italiani si scrivono a più non posso risparmiando i soldi del francobollo, mai però avrei creduto che questo malcostume avrebbe trovato un giorno il suo massimo esponente nel fondatore stesso del giornale.

  • Gli articoli della Barbara Spinelli, insieme a quelli di Gustavo Zagrebelsky e Franco Cordero costituiscono uno dei due motivi per cui continuo a comperare, turandomi il naso, la repubblica. il secondo è che trovo ben fatta la sua parte economica.
    per il resto ho finalmente capito, dopo tanti, troppi anni, che Scalfari con La repubblica ha costituito il potente strumento attraverso il quale la sinistra ci ha dato di se un’immagine assolutamente falsa: insomma la repubblica è il perfetto strumento della democrazia manipolata. del resto dobbiamo pur chiederci come abbia fatto una classe politica visibilmente incapace e criminale a resistere tanti anni senza che noi , che ci credevamo cittadini informati, capissimo nulla di quello stava in realtà accadendo. non capivamo nulla perchè c’era e c’è mister scalfari a coprire tutte le loro malefatte.

    per rispondere all’avv Carraro che difende l’operato di Napolitano perchè lo vede ancora come l’unico baluardo che abbiamo contro B. elenco per lui tutti i comportamnti definibili più o meno come COLPI DI STATO EFFETTUATI da Napolitano per FAVORIRE B. :

    1) quando nell’inverno del 2010 Fini uscì dal governo B e questo rimase senza maggioranza Napolitano avrebbe dovuto rimandare immediatamnte il governo B alle camere per verificare l’esistenza della fiducia entro i soliti 2-3 giorni, invece dette a B: un mese di tempo all’unico scopo di permettergli di comperare gli scilipoti e razzi, i calearo ecc e troare così la fiducia. se non gli avesse dato un mese di tempo B. sarebbe caduto e napolitano avrebbe dovuto sciogliere le camere.
    2) quando nell’estate 2011 lo spread è arrivato a 567 e Merkel e Sarkozy ridevano di B. davanti ai giornalisti di tutto il mondo eB era evidentemente incapace di governare la barca-italia e cadde in parlamento Napolitano di nuovo avrebbe dovuto sciogliere le camere e mandarci a votare e invece non lo fece inventandosi il governo Monti e quanti articoli su articoli il povero scalfari ha dovuto scrivere per farci credere, e lei lo ha creduto e lo crede ancora caro avv, che il governo Monti era un governo perfettamnte costituzionale mentre il povero Monti era soltanto il paravento di B. che continuava a governare per interposto loden. e questo è un secondo colpo di stato, anche questo tutto a favore di B e non certo nostro.
    3) l’ultimo colpo di stato Napolitano lo ha fatto dopo le ultime elezioni quando non ha voluto mandare Bersani a cercarsi i voti in parlamento, affidandogli un incarico a tutto tondo, come di norma. Beh, evidentemente Bersani non era considerato uno yesman come Letta. così Napolitano ha poi organizzato il governo delle larghe intese tra il PD, che aveva detto che non avrebbe mai governato con il PDL, e il PDL, che aveva detto che non avrebbe mai governato con il PD, in pratica stravolgendo quella che era stata la volontà degli elettori.

    vogliamo poi parlare della gravità inaudita del conflitto sollevato sempre da Napolitano davanti alla corte costituzionale contro il tribunale di Palermo sulle telefonate tra lui e Mancino, telefonate che non avrebbero mai dovuto esserci? sapete quale è stato il primo atto dopo la rielezione di Napolitano? la distruzione delle famose telefonate.

    vogliamo poi parlare del tentativo di sabotare la costituzione attraverso la modifica dell’art. 138 della costituzione stessa, sempre da parte di chi della costituzione dovrebbe essere il garante e non il sabotatore, perchè questo è Napolitano?

  • Grazie, Sandra Bonsanti, per questo esercizio di paressia. Un parlare chiaro che non coinvolge la persona ( che sia vecchio o no, Scalfari, non deve importare) ma le cose che essa ha detto. Brutte, spiacevoli, sgradite a molti. Grazie per la sincerità senza alterigia ( al contrario di chi ha scritto ieri di Barbara Spinelli) : è questo il discorso politico di cui abbiamo bisogno.

  • Anche se sono totalmente contro Grillo, che giudico molto pericoloso per gli italiani, sono d’accordo con questo articolo e Barbara Spinelli nel dire che senza i grillini non ci sarebbe stato Renzi e tutto quello che si è mosso e si sta muovendo in tutti gli altri partiti. Il mio maestro Scalfari ultimamente sente il bisogno di stare dalla parte dei bottoni e dal suo punto di vista lo comprendo, ma c’è un’Italia dei giovani che reclama più giustizia ed è pronta purtroppo a cedere un po’ di libertà per un posto di lavoro decente.

  • Esterrefatta e delusa, condivido tutto quello che hanno scritto Gabriella e Franco Mimmi. Scalfari è ormai da tempo zerbinato su Napolitano, la Spinelli è tra le pochissime voci indipendenti e libere che sanno indicarci un’altra Europa. Scalfari è di un narcisismo pari al suo snobismo: ben illustrato dal recente racconto dei figli di…, incontrati a Milano, dove e con chi è andato a cena e a teatro….Ormai ha toni di una supponenza ed aggressività insopportabili: a quelli versus Spinelli si aggiungono quelli versus Zagrebelsky e Rodotà.
    Addolora rendersi conto che anche il fondatore di Repubblica (che compro da quando è nata) ha perso la misura e l’onestà intellettuale, nonchè il senso di ciò che si intende per “Affetto verso qualcuno”. Chissà se non volesse “antico bene” alla Spinelli che altro le avrebbe scritto….

  • Non voglio pensare che Sandra Bonsanti e Barbara Spinelli accettino la campagna di deleggitimazione che fa il Fatto Quotidiano a,sopratutto,Travaglio, portato sul podio dai M5s…e allora , per noi che, con molto sgomento , assistiamo da fuori , beh, francamente , capisco anche Scalfari che si sia un po’ inca..ato, no? Cordialita’

  • Ma, signora Bonsanti, affidare, da parte della signora Spinelli, un proprio testo a un giornalista di scarsa obiettività (tanto per usare un eufemismo) come Travaglio le sembra un’azione ispirata a “spirito di verità”? E non le viene il sospetto che se “amici… si allontana(va)no improvvisamente” questo non è per chissà quale “richiamo”, ma semplicemente perché la vostra linea è divenuta improponibile? E non le viene il sospetto, usando a proposito delle larghe intese il concetto di “pacificazione nazionale” (invece che “stato di necessità”) di far propria l’interpretazione di Berlusconi? Interpretazione smentita dai fatti, tant’è vero che adesso Berlusconi – appena l’ha capito – se n’è andato.

  • Analisi condivisibile dalla prima all’ultima parola.
    Cogliere una sorta di trasposizione dell’infallibilità, dopo il contatto illuminante con l’essenzialità del trono petrino, fa assumere riverberi inimmaginabili al concetto di “lesa Maestà”.
    Il coraggio di Barbara Spinelli rischia di diventare leggendario. C’è bisogno di abbracciarla, non certo per sostenerla, ma per trarne forza noi tutti!

  • Travaglio ormai è anche lui molto cambiato: prigioniero del suo narcisismo, spesso usa arroganza e supponenza speculari a quelle di Scalfari. (In più entrambi ci sfiniscono con la stucchevole competizione livorosa tra i 2 giornali….Che palle!)
    Tuttavia Travaglio ha quasi sempre ragione nella sostanza.
    Nello specifico, Julian, non si capisce cosa c’entri l’essere Scalfari inc… con Travaglio, con la rozzezza e pesantezza del suo attacco alla Spinelli!
    Suggerisco di esercitare la nostra capacità di distinguere, pena la confusione e la dietrologia che tutto giustificherebbe….

  • Sono tempi bui, sono tempi in cui vi è in Italia una rabbia diffusa, il crollo economico del ceto medio, le fabbriche che chiudono per la globalizzazione, i disservizi di tutte le strutture pubbliche, la frana dell’occupazione, la crisi sociale e culturale che trascina l’Italia lontano dall’Europa. Vi è in Italia un blocco politico ed economico che soffoca e chi soffoca si ribella. Vi è un blocco politico ed economico che ha condotto l’Italia ad una stagnazione senza sbocchi producendo una palude che genera mostri come nuovi fascisti. Vi è un blocco che porta milioni di persone ad agitarsi, a gridare la proria frustrazione con la voce e con gesti anche violenti. Occorre un colpo di genio da parte di Napolitano, il Demiurgo di questa situazione, ma l’uomo è figlio della scuola quadri del PCI, le Frattocchie, e non riesce a leggere in modo creativo la situazione, i suoi schemi sono quelli vetusti del consociativismo. Il suo procedere è quello classico di attutire i contrasti, ricomporre in una sintesi compromissoria la dialettica tra i partiti, spegnere le accelerazioni troppo brusche del tempo lentissimo della politica, questa è la rinuncia di una delle qualità della Democrazia Liberale l’accettazione del ‘conflitto’ tra le parti sociali e politiche conflitto che trova la sua sintesi nella dialettica politica. Questa mentalità di Napolitano che è poi quella della maggioranza degli ex PCI porta alla rinuncia dell’affermazione dello Stato come agente principale dell’organizzazione della società delegando tutto agli apparati dei partiti. A questo si aggiunge la difficoltà degli ex DC di abbandonare il ‘qiete non movere’ classico della propria cultura che Andreotti tradusse nel tragico ‘tutto si aggiusta’.
    Tutto ciò forma quella palude ove tanti si sono persi,tra cui il maestro Scalfari , ormai i suoi ‘domenicali’ di politica, che erano un lucido punto di riferimento, sono diventati sempre più una difesa ad oltranza della realtà paludosa e vischiosa , inseriti in un mertodo in cui la realtà si confonde con i desideri, cosa che portò a far scrivere a Scalfari la mostruosità che il Partito Democratico, questo alchemico connubbio antistorico tra ex PCI ed ex DC, fosse il Nuovo Partito d’Azione. Chi scrive ‘ragioniamo’ come Barbari Spinelli viene tacciata di irrealtà, di collusione col nemico. Ma ragionare ,vedere oltre l’apparente, aprire la strada dalle macerie del passato che ostruiscono il divenire della nostra Democrazia è il dovere di tutti coloro che scrivono sui giornali.

  • Egregia Bonsanti, ottimo articolo. Condivido tutto, tranne questo: “persone…sono entrate in conflitto fra loro”. Il conflitto è tutto di Scalfari, Spinelli ha solo risposto. Mi dispiace per Scalfari. Apprezzo molto Spinelli, Barbara, e non perché “figlia di”. Siamo entrati in un periodo buio da troppo tempo, forse ci aspetta un buio anche più pesto. Di verità e giustizia e di legalità abbiamo bisogno. “Non c’è libertà senza legalità” (Calamandrei), non c’è libertà senza verità e giustizia. E mi sembra che tutto questo difetti nelle alte sfere lontane, indifferenti, chiuse.

  • Certo, probabilmente sarebbe stato opportuno u. Diverso atteggiamento di Napolitano sul berlusconismo (non capisco poi perché Napolitano non abbia mandato Bersani a chiedere lafiduciaalle Camere, gesto questo che avrebbe fatto chiarezza), ma su Grillo Scalfaro ha fatto bene ad assumere una posizione rigida.
    . La violenza verbale , la messa alla gogna di singoli giornalisti ora, addirittura la pubblicizzazione dell’indirizzo di casa degli avversari politici ( il tutto senza resipiscenza od accenno ad autocritica ), sono sintomatici di una mentalità eversiva, anzi sarebbe meglio dire fascista.
    Per esperienza personale, Scalfaro sa che con il fascismo non si discute, ma che il fenomeno va politicamente e culturalmente combattuto senza tentennamenti. Personalmente consiglierei alla Spinelli una lettura attenta degli atti parlamentari e della stampa del primo dopoguerra : gli attacchi contro l’aula sorda e grigia, non hanno portato bene alla democrazia…

  • Stabilire che le proprie siano verità e quelle altrui veleno, delle cose dette, intese, capite, è esercizio oltre che non semplice, assai rischioso. Il dialogo, il confronto, sono uno dei mezzi anche per capire i propri limiti, le proprie omissioni, i propri errori. Ho seguito la lettura di quel signore che per decenza non intendo neanche nominare. Che “la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni” è un fatto. Confondere verità con realtà è un limite che può far parte del bagaglio di un giornalista, di un radical schic, ma non di un Presidente della Repubblica al quale una classe di arruffapopoli consci o inconsci, nega la meritata pensione. Rischiate di essere come il POUM (se ben ricordo la sigla delle formazioni militari anarchiche e di “estrema sinistra” spagnole degli anni della guerra civile). Il danno che le ragioni non sufficientemente ragionate fanno a chi non ha le protezioni economiche di cui godete, preferirei non sperimentarlo, ma sono siamo in molti, umili, poveri, ma consapevoli che sanno che, contro i forconi i grillacci e i prezzolati vari, al servizio conscio o inconscio dei poteri soliti e parassitariamente ributtanti, dovranno rimboccarsi le maniche come sempre, per difendere quelle libertà che altri fruiranno e monetizzeranno. L’apologo di Menenio Agrippa, poté ignorare i giornalisti…

  • Condivido queste riflessioni. Anche Furio Colombo nella sua rubrica sul Fatto una volta ha parlato di questi “avvertimenti” a non opporsi alla “pacificazione” ecc. Forse sarebbe giusto entrare ulteriormente nel merito. Di che tenore sono questi “affettuosi avvertimenti di vecchi amici”?

  • Cara Sandra,

    l’opacità dell’informazione è un argomento di cui abbiamo parlato spesso ultimamente: il distacco ipocrita, la mancanza di voglia di ‘sporcarsi le mani’, l’avversione a prendere una parte, magari in nome di una malintesa obiettività. Ma i nostri sono tempi in cui occorre ‘schierarsi’ e metterci la faccia, tempi che esigono che si abbia il coraggio di farlo, assumendone le responsabiltà del caso.

    Tutto il contrario, insomma, di quell’informazione ‘narcotizzata’ che denunciava, già nel 2009, Barbara Spinelli nel colloquio col Capo dello Stato, riportato nel libro di Marco Travaglio. Una stampa, una tv e una rete aperte e libere sono quelle che dobbiamo chiedere a gran voce: le dobbiamo pretendere noi giornalisti, intellettuali e foze civili, se non le esigono altri.

    Altrimenti un subdolo desiderio soporifero, a volte in grado di contagiare anche i migliori -causa evidente di quest’ultima, triste, lite intestina- prenderà il sopravvento avvolgendo l’intero Paese in un grande sonno consolatore, da cui chissà chi potrà poi risvegliarci.

  • È una gioia leggere gli articoli di Barbara Spinelli. Ammiro la sua onestà intellettuale, la sua capacità di analisi, il suo coraggio.
    Questa è una vicenda che riflette in modo esemplare una frattura politica profonda che ci riguarda e che deve emergere.

  • Cara Sandra Bonsanti , mi associo al suo schierarsi con Barbara Spinelli al 100% ; ma la mia stima di Scalfari non è elevata da anni .( la senilità non c’entra!) .Visto che nel suo Pantheon come nel mio esiste Giorgio Ambrosoli, come dimenticare che l’assassino dello stesso per interposta persona Michele Sindona fu difeso da Scalfari contro Guido Carli ?ES fece – come Lei ben sa- un’ interpellanza parlamentare in nome della libera iniziativa ,difendendo Sindona mentre cercava di scalare la Bastogi con Carli che si oppose ,con il rifiuto di vendere agli scalatori azioni della Bastogi possedute da Bankitalia ( un azione forse irrituale ,ma in un caso di necessità).La cosa è descritta da Guido Carli nella prefazione al libro di Renato Cantoni del 1979 “1973-1974 il terremoto monetario” . A pag XIII della prefazione : ” la decisione fu oggetto di critiche da parte dell’Espresso DI VIOLENZA SENZA PRECEDENTI “(insomma è un vizio !!)Non ho mai ricevuto da ES risposta a una mia mail che chiedeva conto di tale comportamento . Sono portato ad escludere quanto mi ha detto un Prof romano che ES cercasse finanziamenti per Repubblica UN caro saluo e complimenti per il suo libro che ho letto d’un fiato .

  • Chiedo per conoscere. Esiste ancora il reato di vilipendio al capo di stato? I commenti di Grillo sono nella fattispecie? non vi è obbligatorietà dell’azione penale? o si tratta di opportunità nel contesto?

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