Deficit, il Pd avverte il sindaco “Piano da rivedere dopo il voto”

PDL assente. Lista Monti pure, vista la defezione di Luciano Cimmino, a letto con la febbre. Così il dibattito fra candidati, indetto ieri da “Libertà e giustizia” presso l’Istituto di studi filosofici, si risolve in un triangolo, con il Pd Enzo Amendola e Peppe De Cristofaro di Sel a misurare scetticismi e possibili intese vuoi con gli uomini di Ingroia che con quelli di Grillo. Complice una introduzione di Annamaria Carloni sul decreto salvacomuni e una censura dell’ex assessore Riccardo Realfonzo anche al piano di rientro elaborato dal suo successore Salvatore Palma, il confronto si è però risolto in gran parte in un tiro al bersaglio su Luigi de Magistris.
Quasi tirato per i capelli, Antonio Di Luca, l’operaio di Pomigliano che segue Ingroia in lista, azzarda un «spero solo che nessuno voglia sostenere che tutti gli 850 milioni di deficit siano frutto di questa giunta». Difesa essenziale. In parte efficace. Amendola gliene rende atto, per poi ripartire: «Perché il sindaco non ascolta di più? Perché sulle partecipate non si è fatto ancora nulla?». Picchia sul Comune anche il grillino Roberto Fico: «Erano partiti bene con la democrazia partecipativa di Lucarelli. Poi la cosa è diventata pura estetica per favorire la carriera parlamentare di chi abbandona anche la città (Lucarelli è candidato in Veneto, ndr) ».
Certo Amendola ha anche richiamato la necessità di «far saltare un po’ di patto di stabilità», argomento non alieno al sindaco. E De Cristofaro ha previsto che «su molte proposte dei cinque stelle sarà facile trovare una convergenza in parlamento» mentre Marco Esposito di Fare, resta isolato con la sua semplice ricetta: «Diminuire la spesa pubblica, privatizzare». Ma fuori dai saloni storici di Palazzo Serra di Cassano le polemiche persistono, più virulente. Dal Pd c’è l’europarlamentare Andrea Cozzolino che spara su de Magistris: «C’era proprio bisogno che desse vita a un movimento minoritario? Credo che dopo le elezioni sia necessario un confronto chiaro con lui sul piano di rientro: così com’è, non è sostenibile».
È un vero annuncio di guerra: se l’esito elettorale non sarà soddisfacente per il sindaco, il Pd inizierà il pressing su Palazzo San Giacomo. Contrappasso anche per il capolista al Senato degli ingroiani, Sergio D’Angelo: un gruppo di operatori sociali ha contestato ieri il loro ex assessore di riferimento, protestando di avere un anno e mezzo di stipendi arretrati. Una polemica però la subisce anche il Pd: Gennaro Migliore e Arturo Scotto di Sel lamentano di non aver potuto organizzare una chiusura insieme. A Napoli avremo Nichi Vendola mercoledì 20 alla Galleria Principe e Bersani, come è noto, il giorno dopo a piazza del Plebiscito.
A proposito di chiusure, i montiani schierano il 20 febbraio Luca Cordero di Montezemolo e Andrea Riccardi, impegnati in una iniziativa che premia la provincia: i due saranno insieme a Castellammare, poi il patron della Ferrari andrà a Nola, il ministro a Giugliano. Guai in vista invece per gli abitanti di Fuorigrotta il 22: c’è Silvio Berlusconi alla Mostra d’Oltremare, ma anche Ingroia con i suoi al Palapartenope. Una decisione quest’ultima in chiave demagistrisiana: Napoli si è infatti aggiudicata l’ultima copertina, visto che la chiusura nazionale è invece programmata a Roma per il giorno prima.

Ascolta l’intervista di Radio Radicale

Leggi l’articolo de “Il Mattino” del 17 febbraio

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