L’Alta moda si studia a Roma, al corso degli amici del sindaco

Ecco, ci mancava proprio il corso di “studi” di Alta moda. A riempire il vuoto si sono mobilitati in parecchi amici, e amici degli amici. Risultato all’università romana La Sapienza (la più importante della capitale, e la più affollata dell’Eurasia) il rettore Luigi Frati sta addirittura lavorando alla modifica dello statuto dell’ateneo per favorire la nascita della didattica del taglia-e-cuci di lusso.

Come sia nata l’idea racconta Jean Leonard Touadi, deputato del Pd, in una interrogazione rivolta alla ministra dell’Istruzione: già quella signora Gelmini che, d’accordo con la sua collega al Turismo Brambilla, pensa più alle fortune degli albergatori che all’educazione degli studenti. Dunque: il corso sarebbe stato proposto da una fondazione privata (sicuro che si tratti di una fondazione? Solo per costituirla ci vuole, dice la legge ed esige il notaio, un mezzo miliardo delle vecchie lire…), fondazione che si occuperà anche dell’organizzazione del corso di “studi”. E chi è il referente di questa “fondazione”? “Sarebbe – scrive Touadi sulla scorta di indiscrezioni apparse sulla cronaca romana di Repubblica – la dottoressa Valeria Magnani, moglie di Adolfo Panfili, medico personale del sindaco di Roma, Gianni Alemanno”. Ah, ecco.

Ma Alemanno è un generoso: sa che La Sapienza non ha un becco di un quattrino, e allora che ti fa il sindaco di Roma? “Avrebbe già provveduto all’assegnazione di un locale prestigioso (come sede del corso, ndr) situato in via di Porta San Sebastiano”. Luogo di lusso, ambiente tranquillo, l’ideale per studiare su manichini, modelli & modelle, drappeggi, e quant’altro esiga l’Alta moda, non un qualunque discount. Dal canto suo il magnifico rettore non è stato da meno: esaminata e approvata la proposta, si è messo in moto per l’istituzione del corso “di studi”, certo anche scavalcando quel fastidioso ostacolo costituito dalle disposizioni regolamentari dell’università. Infatti il magnifico Frati “avrebbe già avviato l’iter per la modifica dello statuto dell’ateneo”!

Si può allora impedire all’onorevole Touadi di manifestare molte perplessità per il fatto che sia istituito un corso di “studi” prima ancora che siano stati identificati con precisione l’organizzazione del corso e il suo corpo docente? E allora tre domande alla Gelmini. Intanto, la ministra è al corrente dell’iniziativa? Poi: se della cosa è stata tenuta all’oscuro, non ritiene che dovere acquisire maggiori informazioni su tale iniziativa “al fine di garantire la trasparenza di questa proposta didattica”. E infine: nell’esercizio dei poteri di controllo che le spettano in base alla legge 168 del 1989, intende la ministra rilevare quella che, “ad avviso dell’interrogante”, è la dubbia regolarità delle procedure di modifica dello statuto dell’ateneo? Frati tace, Alemanno pure. Ma la ministra è obbligata a rispondere, vivaddio. Ma quando?

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