La distanza tra le cose della politica e quelle della vita

La distanza tra le cose della politica e quelle della vita
(foto tratta dal sito ufficiale del Quirinale)

Mi accade sempre più spesso di pensare che questa distanza tra le cose della politica e le cose della vita sia uno dei segni più eloquenti di un tempo fuori controllo. Non che essa sia una novità: c’era il pane e c’erano le briosches, già qualche secolo fa.

Eppure di fronte a un’epoca segnata dal tragico – un tragico che appartiene a tutti e un tragico privato che non riusciamo più a riconoscere, a intercettare – il modo di rispondere della politica e, spesso, dei mezzi di comunicazione, si situa dentro una messa in scena impotente e psicotica: come se il principio di realtà avesse ceduto definitivamente il campo a una rappresentazione istituzionale che s’inventa il mondo, letteralmente.

A poche settimane dalle elezioni del Presidente della Repubblica, dobbiamo ricordarci che il Quirinale non è Versailles (anche se la città è in subbuglio, come allora), che il realismo politico è cosa molto più sottile e complessa della semplice realpolitik, che le cose della politica appaiono distanti dalle cose della vita tanto quanto appaiono in grado sempre più di condizionarle e, troppo spesso, di peggiorarle.

Anche i social non aiutano. Il contagio della società dell’avanspettacolo è dovunque. Il Parlamento sembra diventare un palcoscenico e noi riproduciamo i discorsi dei palcoscenici, mentre la vita vera è altrove.

Ecco, vorrei semplicemente dire che questo appello [1] riannoda i fili di un evento istituzionale e del suo legame con la vita. Ci ricorda che vi sono ancora associazioni e persone che credono nel Parlamento e non cercano il palcoscenico. Che parlano piano e parlano persino difficile. E noi abbiamo bisogno di questo: di parlare piano e di parlare difficile, disprezzando le urla e le semplificazioni, il pettegolezzo e il cinismo.

Ciò che questo appello esprime non è dunque solo condivisibile nella sostanza, ma anche nella forma. Ma forse c’è una sostanza che non può rivelarsi che con questa forma. Perché la democrazia richiede impegno, cura, studio, pazienza.

La campagna elettorale per la Presidenza della Repubblica sembra già cominciata. Non è la nostra. La nostra sarà, nella forma e nella sostanza, come questo appello annuncia: rispettare la politica è rispettare il tragico che ci assedia. Chi vuole altro, sa dove trovarlo. Chi vuole questo, sa dove trovarci.

*Presidente di Libertà e Giustizia.

[1] L’appello a cui fa riferimento Labate è pubblicato in questo sito nella sezione Primo Piano.

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