La politica ha bisogno del Messia Draghi?

La politica ha bisogno del Messia Draghi?
Fin dall’inizio mi sono opposta alla diffusa vulgata del siamo in guerra e quindi in uno stato di eccezione che tutto sospende.
Infatti, nei mesi trascorsi, il nostro impegno civile non si è interrotto, dal Referendum contro il Taglio del Parlamento, alla messa in discussione dell’iter parlamentare che vorrebbe portare ad una maggiore e differenziata autonomia regionale, anche in Emilia Romagna – stiamo vedendo con la pandemia il disastro delle differenze fra Regioni –  al contrastare l’ipotesi che si possa tornare a votare, non sappiamo quando, con la legge elettorale Rosatellum, che ha evidenti elementi di incostituzionalità.
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Ma la conclusione del Conte 2 – governo non entusiasmante, sicuramente, ma migliore del precedente – e, soprattutto, il come è stato fatto cadere, con il presidente Mattarella che ha ritenuto di avere un’unica strada per evitare il ritorno alle urne in condizioni drammatiche, mi ha lasciata sbalordita, e senza parole. In silenzio, e in affanno.
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Due recenti documenti mi hanno dato la forza per riprendere parola. Perché è di questo che si tratta. Non ammutolire quando lo sconcerto è grande. Ma rendere note le ragioni dello sconcerto.
Il primo, è un appello di Libertà e Giustizia che ho firmato. Il mio impegno in difesa della Costituzione, da decenni ormai sotto attacco e quotidianamente misconosciuta, si svolge anche nella associazione Libertà e Giustizia, che ha saputo coniugare, in questi difficili anni,  il fare cultura politica e il richiamo alla partecipazione attiva e alla mobilitazione quando necessario. Il che è accaduto spesso, in questi anni.
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Il documento della presidenza di LeG si rivolge soprattutto all’opinione pubblica e a molta stampa.  Una opinione pubblica da tempo sfiduciata e diffidente, sempre più, delle istituzioni e dei partiti.  Il nostro impegno referendario non è bastato a impedire il taglio del Parlamento. Ma se il nostro impegno non ci fosse stato avremmo avuto un vero tsunami antiparlamentare. All’inizio della campagna, il nostro NO era stimato al 9%, l’esito ci ha visto superare il 30%. E’ stato un lavoro difficilissimo, ma abbiamo sottratto a pulsioni antipolitiche una percentuale significativa di opinione pubblica.
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C’è stata comunque, poi,  una grande tempesta.
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Il covid ci ha messo la sua e Renzi ha peggiorato tutto. Renzi, che sembra l’ irresponsabilità fatta persona. Inquietante nelle forme, nei modi, nei tempi. In questo contesto disastrato, con un Parlamento incapace di trovare una soluzione parlamentare al proprio interno, Mattarella ha assunto una forte responsabilità, ma dentro la Costituzione. Draghi ha avuto la fiducia da un Parlamento privo di mezzi propri.  E questo il documento di LeG non lo mette in dubbio. Forse c’è un passaggio del documento che può essere frainteso. E’ la frase seguente: “Ancor più grave è che la scelta di chiamare Draghi al vertice di governo, a prescindere dalle valutazioni circa i suoi meriti, ha avuto il sapore di una radicale delegittimazione del ceto politico italiano, nella sua totalità. Tale delegittimazione ha finito col diventare una sorta di auto-delegittimazione…”. Ma quel grave si riferisce al ceto politico, che si è auto-delegittimato. Una scelta che ha reso evidente – ha avuto il sapore –  lo stato comatoso della politica dei partiti, che non è tutta la politica, per fortuna.
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Difficile negare però che la politica che ci piace si trovi soprattutto fuori dai partiti e quindi fuori dal Parlamento. Ciò non toglie che continuiamo a considerare il Parlamento il centro della nostra rappresentanza, da non piegare ad altri poteri, e siamo in attesa di vederlo rinascere nel valore e nella funzione imprescindibile che la Costituzione al Parlamento attribuisce. Quindi, una nostra responsabilità c’è, in questo paese dove la politica e le Istituzioni democratiche sono storicamente deboli, dove di uomini della provvidenza ne abbiamo conosciuti, e non solo nel ventennio, e dove per decenni di storia repubblicana tutta la politica è stata delegata ai partiti e ai poteri di varia natura, Chiesa compresa.
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Il documento della presidenza di LeG non è contro il governo Draghi, né contro Mattarella, che ha scelto, comprensibilmente, di non sciogliere le Camere in questo drammatico momento.
Ma, visto che non siamo in guerra, è nostro dovere, come dice l’appello, valutare questo governo in base ai fatti, senza ostracismi aprioristici e senza sconti, ma laicamente e in modo attivo. La democrazia è abbastanza all’angolo, in Parlamento. Non può andare in stand by anche nel nostro mondo di cittadinanza attiva, partecipe, responsabile.
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Il covid non è il nemico che sospende tutto. Né è in atto una guerra civile armata, come quella vissuta dai nostri genitori.  Se vogliamo mantenere in vita la democrazia, bisogna che le parti nella commedia della politica di questo paese – commedia spesso poco scherzosa – siano molte, agite con responsabilità e in prima persona.
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Si è delegato troppo, in Italia. Da quando per fondati motivi la fiducia si è incrinata, con il pericolo che venga del tutto meno – si salvi chi può, ci pensi il timoniere – la nostra responsabilità di cittadine e cittadini esigenti e rispettosi della Costituzione si è accresciuta. Queste sono le ragioni che mi hanno portato a firmare l’appello di LeG.
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Una seconda sollecitazione mi è venuta da una intervista a Fabrizio Barca del 5 marzo scorso, a proposito della consulenza a McKinsey, che Barca disapprova.
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Nel farlo, ci dà un esempio di interlocuzione pubblica da mantenere anche in tempi difficili e che nessuna situazione sociale, di difficoltà della politica o di governi di emergenza possono sospendere. Il governo Draghi va osservato laicamente, giorno per giorno, in base agli atti e ai fatti. La competenza e l’impegno civile di lunga data di Fabrizio Barca sono per noi una garanzia. A proposito di fiducia.
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Anche le ragioni del suo dissenso sono chiare. Continuano a mancare politiche volte alla valorizzazione di ciò che è pubblico e delle professionalità interne ai ministeri e alle amministrazioni locali. Si continua a “esternalizzare”. Con quali garanzie? E quali sono le condizioni di lavoro dei giovani delle società private di consulenza? Non ci stupisce che Barca, presidente del Forum Diseguaglianze e Diversità, renda pubbliche queste sue preoccupazioni. Uguaglianza e Diversità sono al centro delle ragioni fondative della nostra Costituzione.
Continua la mancanza di interlocuzione fra società civile che fa proposte a chi governa, come era anche prima di Draghi. E con Draghi? E dopo?
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La consulenza a McKinsey non è un bel segnale. Continuare ad osservare, comprendere, valutare, è necessario. Non c’è pandemia che tenga.
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Ravenna,  20 marzo 2021

1 commento

  • Sì, questa politica mediocre ha DECISAMENTE bisogno del prof. Draghi! Che non è il messia, ma persona rigorosa, competente la sua parte, che ha già dispiegato ampiamente capacità direttive e di indirizzo, portatore di prestigio, anche internazionale, largamente riconosciuto.

    Personalmente auspico che non lasci palazzo Chigi fra un anno, ma prosegua fino a fine legislatura. Ma anche che si determinassero le condizioni per la sua permanenza alla guida del governo per la prossima legislatura, magari col successo del partito per Draghi PdC, anche se i precedenti Dini e Monti non furono positivi, in modo di dare tempo alla politica di alzare il proprio livello qualitativo, e al governo il tempo di proporre al Parlamento quelle riforme che il Paese attende da lustri e decenni, e una legge elettorale non firmata da una maggioranza pro domo sua.

    In quanto alla consulenza a McKinsey, cosa poteva fare di meglio, visto il limitato tempo residuo per presentare il piano di investimenti a Bruxelles, in un paese che abitualmente è incapace di spendere i fondi strutturali europei? E’ ragionevolmente presumibile che se avesse avuto il tempo sprecato dalla politica mediocre, non avrebbe richiesto i servizi dell’agenzia…

    In quanto alla difesa della Costituzione, personalmente ritengo che, sia LeG, sia il CDC con la galassia delle sue espressioni territoriali, come l’associazionismo che alla Carta fa riferimento, non abbiano fatto a sufficienza in qualità e quantità.

    E fregiarsi nella ragione associativa di tale importante riferimento, per lasciare poi la Costituzione alla mercè di chi la ignora e l’aggira, invece di brandirla per esaltarne l’autorevolezza, limitandosi a lanciare ennesimi allarmi assolutamente ignorati, è davvero cosa triste…

    Paolo Barbieri, La Spezia

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