Campania/Circolo LeG Piana del Sele

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“Black Axe”, il libro inchiesta sulle mafie nigeriane in Italia presentato a Eboli

“La mafia nigeriana, storia delle cosche venute dall’Africa  Nera – scriveva qualche mese fa Roberto Saviano  su L’Espresso – alleanze con Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra. Apparato gigantesco, gerarchia rigida. Un libro spiega come è cresciuta la mafia nigeriana” 

Questo libro è “Ascia nera” di Leonardo Palmisano, ed è stato presentato il 29 novembre , nell’auditorium del Liceo A. Gallotta di Eboli.  Edito da Fandango il volume è l’esito di un’inchiesta durata tre anni, che ha coinvolto oltre duecento testimoni privilegiati, tra nigeriani residenti in Africa e in Italia, sostiene Palmisano, descrivendo la sua inchiesta sulle organizzazioni criminali che minacciano la nostra sicurezza.

Il sistema [mafia nigeriana, ndr] si organizza per cosche che hanno la testa in Africa e i tentacoli in Europa, grande capacità di adattamento e straordinario intuito per gli affari. “Black Axe” è sorta nell’Università di Benin City nel 1977, ma viene registrata in Nigeria sotto il nome di Neo Black Movement. Questo doppio livello di denominazione serve per distrarre gli investigatori europei o per indurli a sottovalutare la portata intercontinentale dell’organizzazione.

In Italia si occupa per lo più di tratta, sfruttamento del sesso di strada e spaccio. La diffusione dell’organizzazione nella Penisola è vastissima: dalle piazze romane del sesso alle baraccopoli foggiane, dal quartiere Ballarò di Palermo a vaste aree di smercio di droga in Emilia Romagna e Lombardia, dai palazzi occupati a Torino ai Cara e ai Cas più degradati del Sud.

Black Axe riesce a infiltrarsi e a radicarsi, grazie a consorterie create ad arte con alcune cosche italiane: quelle di Camorra nel territorio di Castel Volturno, quelle del Gargano nel foggiano, quelle di Cosa Nostra a Palermo e a Catania. Soprattutto appare nitida l’incapacità dell’Italia di produrre argini alla proliferazione delle mafie sul territorio. I nigeriani si aggiungono ai sistemi stranieri già presenti”.                                                                                                                                                              

Le testimonianze sconvolgenti che Palmisano ha raccolto con coraggio, meritandosi minacce di morte dagli affiliati di Ascia nera, sono un vero pugno nello stomaco.  E’ da organizzazioni spietate come questa che vengono le vere minacce alla nostra sicurezza, è da queste che lo Stato ha il dovere di proteggerci. Per la sua opera di denuncia un mese fa Palmisano ha ottenuto il premio il Premio Colombe d’oro per la pace, sezione informazione, assegnato annualmente dall’IRIAD (Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo) per promuovere gli ideali di convivenza pacifica tra persone e popoli.

Eboli, 30 novembre 2019

1 commento

  • Decenni di denunce non hanno prodotto alcun effetto sul percorso di degrado e declino del Paese, ma solo nuovo sconcerto e rassegnazione nei lettori.

    I Denunciatori Professionali sulle disgrazie del Paese costruiscono successo e fama, e, in assenza di reazioni, assumono nel tempo e loro malgrado, il ruolo di “sciacalli”.

    C’è oggettivamente un vuoto di proposta, di progetto operativo per il cambiamento, che angoscia: ho smesso da lustri di acquistare libri/denuncia, ma non riesco a trovare un “Libro/Progetto”.

    Sarebbe tempo che la squadra numerosa e famosa dei Denunciatori Professionali, s’impegnasse personalmente, o almeno investendo parte dei proventi della loro pubblicazioni, in Programmi Operativi per il Cambiamento, a partire dalla lotta alle mafie e alla mediocrità progressivamente crescente dell’offerta politica, che le lascia crescere con una passiva (?) complicità: magari, perché no?, mettendosi a disposizione delle Piazze delle Sardine!

    Paolo Barbieri, socio circolo di La Spezia.

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