La sconfitta

È  una sconfitta personale e politica senza attenuanti. Le cifre urlano. E nessuna propaganda può nascondere la debacle berlusconiana. Era stato il Cavaliere ad annunciare che questa volta il voto era politico, non un voto ordinario per i sindaci, e che dunque entrava in gioco il futuro suo e del suo governo. Consapevole dell’importanza del passaggio elettorale, aveva concentrato tutta l’attenzione su se stesso. Ha chiesto un referendum sulla sua persona. E l’ha perso. L’entità del colpo è micidiale. Sono consegnati alla riflessione dati ai quali, il premier, per primo, all’inizio non voleva credere. Si avvera la profezia di Bersani: “Due vittorie al centrosinistra e due ballottaggi”. Ma il calcolo finale supera lo stesso ottimismo del segretario del Pd. Si poteva mettere in conto che, a Milano, Pisapia andasse al ballottaggio. Ma non che veleggiasse verso la partita decisiva, fra due settimane, con quasi sette punti di vantaggio su Letizia Moratti. Serpeggiano i primi dubbi sulla strategia del capo che, ultimo colpo, ha visto dimezzati anche i suoi suffragi elettorali. Lui ha voluto il muro contro muro. Lui ha cercato lo scontro a ogni passo, radicalizzando il conflitto fino all’inverosimile, tessendo la narrazione grottesca di un Paese che non c’è. Un Paese dominato da magistrati amici dei brigatisti, che rischia di finire nelle mani di governi comunisti pronti a imporre tasse patrimoniali. Lui ha coinvolto negli attacchi anche il capo dello Stato e la Corte costituzionale, avendo come scopo e approdo la conservazione di un potere che rappresenta uno stravolgimento di ogni equilibrio e di ogni regola.

L’estremismo e la paura sono state le armi di cui il premier si è servito. Soprattutto a Milano, snodo principale della competizione elettorale perché qui è la culla del potere berlusconiano, qui pesa il potere di contrattazione della Lega. Questa strategia si è configurata con la candidatura anomala al Consiglio comunale dello stesso Berlusconi che ha confiscato ruolo e immagine del sindaco uscente. Tuttavia, la drammatizzazione non ha pagato. Anzi, ha suscitato un sentimento di protesta in quella borghesia moderata che, altre volte, magari turandosi il naso, aveva votato per il Pdl. Né ha portato vantaggi la propaganda berlusconiana a Napoli dove si è manifestato il tentativo di una sorta di voto di scambio, con la promessa del presidente del Consiglio di bloccare la demolizione delle abitazioni abusive, malgrado la competenza in materia non sia del governo, ma regionale e comunale. Qui il Cavaliere è andato incontro a un altro insuccesso perché il suo candidato non solo non ce l’ha fatta al primo turno, restando nettamente sotto ogni previsione, ma rischia assai al ballottaggio, dopo l’exploit del “giustizialista” De Magistris.

È  il dato milanese, in ogni caso, ad assumere una portata storica, visto che da qui è partita, diciassette anni fa, la marcia berlusconiana. Nella roccaforte del Cavaliere, il centrosinistra  era de tempo ridotto al di sotto del 30 per cento, sembrava confinato a un ruolo di sterile testimonianza. L’inversione di tendenza non poteva essere più netta. Per il successo di Pisapia, e anche della coalizione che lo sostiene, con un Pd in risalita, che aaggaunta ora il Pdl . Il calo del partito di Berlusconi era previsto,  ma si pensava che le sue perdite sarebbero state drenate dalla crescita della Lega, come è già accaduto nel recente passato. E, invece, assieme a Berlusconi, perde anche Bossi. Anche la Lega è in calo,  quasi di cinque punti rispetto alle regionali di un anno fa. Ed è una tendenza che va oltre Milano, e si manifesta in molti comuni capoluogo, visto che solo a Bologna il Carroccio registra un incremento. Certo, si cercherà di tenere la crescente fibrillazione sotto controllo, almeno fino a quando non si andrà ai ballottaggi. Ma è impensabile che l’intesa tra Berlusconi e Bossi possa proseguire secondo lo schema consueto. Già i risultati del primo turno compromettono le mosse future del Cavaliere. Ritorna il fantasma della crisi. E appare seriamente pregiudicata  la possibilità di una sua candidatura alle prossime politiche.

Vedremo presto come la partita può risolversi. Ma è chiaro che questo voto colpisce al cuore il sistema berlusconiano. La credibilità del premier è in caduta libera. La sua narrazione, evanescente e fittizia, non trova più capacità di ascolto. Tutto ciò è connesso alla crescita dell’insicurezza e delle delusioni per i pessimi risultati dell’azione governativa. Ma, probabilmente, anche a un dato, più difficilmente certificabile, e tuttavia d’estrema importanza: il manifestarsi di un’etica pubblica e privata che non restare indifferente alla violazione della legalità e delle regole della civile convivenza. La personalizzazione, aggressiva e arbitraria, della proposta politica berlusconiana comincia a non pagare. Da tempo, il Cavaliere non ha più nulla da proporre al Paese. E resta imbalsamato nella ripetizione, ossessiva, della sua vecchia messa in scena.

6 commenti

  • In nome del popolo sovrano Berlusconi ha distrutto un Paese,si è scagliato contro la sua giustizia,la sua Costituzione,i suoi diritti,la sua civilta.Ma questo popolo sovrano conta solo 27mila preferenze ,su milioni e milioni di cittadini.Stupendo giorno e stupenda notte che vedono il vitello d’oro d’Italia crollare per volere del popolo autentico di una nazione.E questa gioia ce la dà Milano,la culla del berlusconismo che non culla più il suo impostore..Berlusconi non potrà più distruggere la magistratura e la Costituzione.Ci proverà,ma il suo tempo è scaduto.Il male ,la truffa non sono onnipotenti come pensa berlusconi.Il suo tempo è finito,purchè la sinistra non lo prolunghi con ulteriori divisioni.

  • Mi immagino che al ballottaggio, Berlusconi porterà anche i moribondi a votare con le ambulanze, se lo riterrà vantaggioso per sè. In queste due settimane ci dovremo aspettare di tutto e di peggio.
    E’ molto importante che si affronti con molto impegno il ballottaggio, ma anche con gioia e sentimento positivo, marcando la propria diversità da quei brutti ceffi.
    La macchina rubata ha sconfitto la Batmobile: se ne potrebbe fare un fumetto!
    Vorrei anche dire una cosa sulla Lega che si ferma e anzi arretra. In questo mondo aperto, una forza politica che si concentra in modo asfittico sulla piccola patria può arrivare a una soglia anche importante, ma poi per forza di cose si sgonfia. Oltre tutto la lega al governo si è abbuffata come tutti di denari e potere. Credo che ormai abbia espresso il massimo (sia ideale che politico) e che difficilmente possa riprendere slancio.
    Anche il senso del “radicamento sul territorio” (fare le carote?) ha senso se visto con uno sguardo di ampio respiro, politico, sociale, culturale.
    Saluti a tutti.
    Silvana

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    …… IL TEMPO DI BERLUSCONI É FINITO, PURCHÉ LA SINISTRA NON LO PROLUNGHI CON ULTERIORI DIVISIONI.
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    Signora Patrizia Molina,

    desidero sperare che Lei non se ne abbia se oso proporLe di cambiare il termine “divisioni” con “complicità”. Perché veda….. le “divisioni” della Sinistra – incluse le moltissime sane astensioni da Essa causate – sono il logico risultato della sua ignobile COMPLICITÀ con la parte più SQUALLIDA della Destra Italiana.

    Sono di Sinistra, ma a riporre la mia fiducia elettorale in “questa” Sinistra, io mi addosserei un tale senso di colpa e di vergogna che la mia Coscienza Umana e Civica NON sarebbe mai capace di sopportare!

    Con stima.

    jb Mirabile-caruso.

  • alla signora patrizia molina devono aver fatto molto male le propagande mainstream tanto di destra quanto di sinistra

    …ovviamente le prime sono più facili da sgamare , ma non è che le seconde non esistono .

    Poi il pppopppolo italiano si lamenta di vivere in un paese da horrror? se lo merita tutto il paese da horror visto come reagisce sia in un caso che nell’altro, soprattutto quel popolo che si autocelebra come piu consapevole dell’altro addormentato dall’egocrazia e la videocrazia

    i numeri di milano dicono solo che ha perso la configurazione “di destra” pdl lega, ma non dicono che ha vinto la sinistra , anzi i numeri per ora , tranne la buona volonta di un uomo, non pd apparato, quale pisapia, ha premiato solo la sua fatica . E le lobbies milly moratti, guido rossi, et simili che appoggiano per la solita guerra fra bande colui che diversamente dalle altre bande, può rappresentare le loro, spero stiano lontane da pressioni che gia immagino su lgoverno della citta.
    Di Pisapia dunque si vedrà se si terrà distante dai suoi stessi “borghesi” di un certo tipo, di affarri e plitica ..io ci conto, ma devo stare a vedere.Tante volte sia alivello locale che nazionale , abbiamo visto come hanno venduto ideali e buon governo , tanto gli uni quanto gli altri.

    per quanto riguarda i numeri dell’altra forza milanese, che non si chiama destra, ma sinistra , diciamo subito che non sono di vittoria ( tranne quella personale di pisapia e suo team)

    il partito maggiore è quello che non vota , pari a 334.178 elettori

    “il partito ” della destra e liste collaterali è pari a a 273.401 elettori
    quello della sinistra e collaterali è pari a 315.862 elettori, che a parita di elezioni comunali , nel 2006, erano pari a 319.823.

    quale sarebbe la vittoria delle sinistre a milano , lo sa solo dio propaganda tipico del politichese all’italiana di cui deve sembrare, come da p2iano gelli , che le propagande siano solo fatte dalle destre, in modo da continuare ad libitum il regime della falsa alternanza che fa comodo a chi muove i fili dietro i burrattini in politica, ergo potentati economia finanza energia nazionali mondiali

    l’unica verita o punto fermo ” numerico ” è invece che a milano finalmente le destre subiscono un ‘emorragia di voti.

  • Sono d’accordo con Fausto sulla vendita prematura della pelle dell’orso.

    Così come concordo con coloro che evidenziano la loro delusione per la perseverante ambiguità di linguaggio e l’attitudine della nomenclatura televisiva di sinistra (del “riformismo” PD in specie)a perseverare nella sua attitudine all’ambiguità di linguaggio ed a bofonchiare mezze parole,nelle materie in particolare di più ostica digeribilità per lo stomaco della numerosa in vero,costosa e privilegiata famiglia politica (con il suo prolifico codazzo di portaborse anch’essi manco a dirlo a carico di pantalone),quali la giustizia e il sistema elettorale nel suo complesso,dall’elezione popolare diretta del capo dell’esecutivo alla scelta dei deputati da parte dei capi partito, con la manomissione di fatto consensuale nella distrazione generale dei principi di democrazia e di sovranità del popolo fondanti della nostra Costituzione republicana.

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