Imbottigliare acqua minerale? Un affare che rende milionari

28 Apr 2009

Quanti sanno che l’Italia è il primo paese in Europa per consumo d’acqua in bottiglia (196 litri a testa, costo mille volte maggiore dell’acqua che sgorga dei rubinetti e che pure è sottoposta a rigorosi controlli di qualità), e il terzo consumatore al mondo dopo Emirati Arabi e Messico? E quanti sanno che il volume di affari delle aziende che imbottigliano le acque minerali (192 fonti e 321 marche) ha raggiunto l’enorme cifra di 2,25 miliardi di euro? Ma soprattutto quanti sanno che, anche considerando i costi più alti dell’acqua – costi che variano da luogo a luogo –, l’acqua stessa incide per lo 0,6% (non è un errore: zero virgola sei) sul prezzo finale pagato dal consumatore; e che il resto se ne va per le spese d’imballaggio, di trasporto, di pubblicità?
Per Legambiente e Altreconomia, che hanno analizzato il settore in un dossier da cui sono tratti i dati che avete appena letto, il regime di completa anarchia in questo campo, con la conseguenza di spropositati guadagni delle aziende imbottigliatrici, è dovuto a due elementi. Da un canto la mancanza di una legge-quadro nazionale cui regioni e province facciano riferimento. Dall’altro canto la definizione, a livello di Conferenza delle Regioni, di criteri unitari sul calcolo del canone, sull’introduzione di una penalità per chi usa bottiglie di plastica e, per contro, di un incentivo per le aziende che tornano all’antica pratica (in uso per il latte) del vuoto e rendere del vetro: aggravio totale delle spese per poche diecine di milioni di euro a fronte dei 2,25 miliardi del giro di affari.
Nessuno, prima di questo dossier, avrebbe avuto un’idea anche pallida del caos in Italia dei regimi di sfruttamento delle acque minerali.

Un esempio: la stessa acqua (pardon, la stessa risorsa idrica: ciascuna azienda rivendica che la sua acqua è più buona di quella del vicino) costa in Puglia un euro per ettaro di concessione e, attenzione!, indipendentemente dalla quantità di acqua prelevata. Mentre in Veneto costa 580 euro circa per ettaro più altri tre euro per ogni mille litri di acqua imbottigliata.
Come il Veneto, altre otto regioni (Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia e Umbria) richiedono il pagamento di un canone per la superficie in concessione e per il volume dell’acqua prelevata. Ma anche quando il canone è in funzione anche dell’acqua prelevata, il costo varia parecchio: dagli 0,3 euro per mille litri prelevati in Campania (e imbottigliati in Basilicata) ai 3 euro per la stessa quantità d’acqua sfruttata in Veneto. Per contro, come la Puglia altre sei regioni (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Molise e Sardegna) più la Provincia di Trento fanno pagare solo la concessione. Ma poi ci sono anche altre variazioni sul tema: l’Abruzzo applica un sistema a forfait annuo, la Provincia di Bolzano determina il canone in base alla portata media della concessione,
Le novità positive sono segnalate, al momento, solo in due regioni: la Toscana e la Valle d’Aosta. In Toscana è in corso di pubblicazione (salvo intervento del commissario di governo) una nuova legge che può servire da indicazione alle altre regioni, ammesso che le società imbottigliatrici non mettano i bastoni tra le ruote.

In base dunque alle nuove norme i canoni saranno calcolati in funzione dei metri cubi imbottigliati. Misura analoga in Valle d’Aosta: dall’anno prossimo la concessione costerà 1,5 euro per metro cubo d’acqua imbottigliata.
Ma resta la questione principale: perché l’Italia è così forte consumatrice di acque minerali? Non c’è una ragione igienica. Non c’è una ragione di mancanza di sufficiente acqua potabile, tranne che in alcune stagioni e solo in alcune aree del Mezzogiorno. C’è invece una potente, ossessiva ragione: la martellante campagna pubblicitaria e gli interessati suggerimenti dei ristoratori che inducono i consumatori a spendere cifre enormi. Per un bicchiere d’acqua…

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