Sulla vera politica dei tagli

Sulla vera politica dei tagli

Un filosofo è come il matto di corte, lo si può lasciar parlare. Alla peggio avrà sprecato un’ora di lezione.  C’è chi vuole far processare per alto tradimento il Presidente della Repubblica e chi lancia hashtag in suo sostegno. Ci sono giuristi pronti ad affermare che non ha fatto che il suo dovere (Flick) e altri radicalmente critici (Villone), come ce ne sono di molto perplessi (Onida). Ci sono commentatori che in mancanza d’altre idee attribuiscono lo sconquasso al “circo mediatico giudiziario” che ci avrebbe per troppo anni lavato il cervello facendoci credere che in Italia corruzione e impunità siano maggiori che altrove (Panebianco) – ma non vedono che il lavaggio non è bastato, visto che nessuno (neppure il Capo dello Stato) s’è fatto un baffo della circostanza che il candidato ministro dell’economia da ex Presidente dell’Impregilo era incorso in guai giudiziari gravi, che gli avrebbero sbarrato in ogni altro paese civile la porta di quel ministero.

C’è chi sostiene con assoluta convinzione che il gesto del Presidente ha salvato la democrazia assediata dai populismi e chi con convinzione altrettanto assoluta sostiene che ha soffocato la domanda democratica di cambiamento, per asservire lo Stato  alla tecno-plutocrazia europea, o peggio al diktat tedesco.

Nota a margine: non si percepisce traccia di simili congiure e diktat da quassù – il regno del fool è il vuoto celeste, dove le linee aeree franco-canadesi forniscono una massa di giornali nelle principali lingue del mondo, e neppure un angolino contiene un commento su queste indebite pressioni, nonostante i titoli ridondino di “crisi istituzionale in Italia” e  “l’Italia mette a processo l’Europa”.

Un’altra cosa c’è in tutti questi giornali. La coscienza dell’enorme iniquità del Trattato di Dublino, la cui modifica era un bel punto nel programma del M5S (oltre che di Minniti). Quel Trattato che, costringendo i paesi di prima accoglienza a farsi carico esclusivo dei migranti, ha dato alibi all’illegalità, sia quella delle autorità che sperano di veder passare  altrove i migranti, sia quella dei racket che poi li distribuiscono fra case occupate con la forza delle mafie e infernali baraccopoli come quella di Foggia  (Corsera, 29/5).

Ed ecco lo sragionamento del fool, per chi volesse conoscerlo. Che il gesto del Presidente della Repubblica sia o non sia stato un tragico errore, dipende da noi. Non nel senso da epoca della post-verità, che la mia verità non sia meno vera della tua. No. Ma nel senso che non sarà stato un errore, e forse sarà stato invece uno di quegli attimi che le generazioni future ricorderanno con ammirata gratitudine – solo se d’ora in poi gli uomini e le donne di buona volontà non si daranno tregua a costruire in due mesi la Parte della Speranza Progressista e Civile, per farla trovare pronta alle elezioni, con a capo i migliori cavalieri delle buone cause sconfitte nell’ultimo quinquennio…

Quanti ce ne sono, e come saranno bravi se somigliano alle idee per cui furono silenziati, in materia di anticorruzione e legalità, di taglio alla spesa, di politica industriale e del lavoro, di lotta alla disuguaglianza, allo scempio dell’ambiente e del paesaggio, di rilancio della scuola, dell’università e della ricerca, degli Stati Uniti d’Europa, con Parlamento e governo eletti, politica estera, welfare.

Il programma di questa Parte? Sarà comunque buono o accettabile se si procederà con infinita attenzione ai veri tagli. Tante volte avviene al fool di citare l’adagio di Simone Weil che “il vero male non è il male, ma la mescolanza del bene e del male”. E’ questo il taglio sottile da operare, o il groviglio da dirimere. Guardate se non torna, lo sragionamento. Tutto il male che ci circonda viene da questo groviglio! Vorresti difendere, certo, la bandiera italiana dal disprezzo di chi ci tratta da gente che non sa stare ai patti, ma poi guardi quelli che la levano ora sulla piazze e ti accorgi che è sporca, lordata dall’uso che ne fece il demagogo lombardo predecessore dell’attuale.

Vorresti accorrere, certo, a difesa della Repubblica e del suo Presidente, allinearti a quei poveri corazzieri in alta uniforme, ma ti stringe il cuore solo a guardarli, tanto svilita è l’idea che difendono, che solo il ricordo di quell’adunata di ceffi e mammole che presiedettero all’elezione del precedente Presidente al suo secondo mandato ti riempie di vergogna, e quello  delle innumerevoli forzature di un governo che da incostituzionalmente eletto si fa costituente senza averlo mai avuto in alcun programma ti riempie ancora di sconcerto….

Vorresti ripetere anche tu, lo stesso, “sto col Presidente”, perché dall’altra parte c’è la prepotenza di chi “se ne frega” di qualunque vincolo etico e giuridico in nome di folle senza volto, di chi addirittura non si vergogna a ripetere “chi si ferma è perduto”. E ti accorgi che il solo sostegno al governo del Presidente verrà dai responsabili di tutte quelle forzature che hanno svilito l’uniforme dei miei corazzieri, e anche dal ghigno trionfale di un signore politicamente appena riabilitato, ancora prima che si sia quietato, nello stomaco e nell’anima, l’effetto di rivolta indotto dalle immagini di Sorrentino in Loro 1 e Loro 2…

Il fool nella sua follia si rivolge anche a molti elettori cinque stelle: avete lottato – lo so perché ero con voi – per preservare un po’ di bellezza dove interessi biechi la sconciavano. Ma la bellezza non è un valore, è il nome di tutti i valori, compresa la (pari) dignità di tutte le persone. Come potete ora sostenere anche la bruttezza di parole e gesta di chi la nega? Non sta lì il primo nefasto miscuglio?

A proposito della distinzione. Un dotto risponde al fool: “ogni giurista sa che dietro al diritto si nasconde il potere. Ciò non significa che sia solo potere” (U. Mattei, FQ 29/05). Che cosa significa, allora, esattamente? Se il potere è male e il diritto bene, significa il miscuglio nefasto. Ma se, come è vero, potere è ciò senza cui non si agisce, e diritto è ciò che limita l’arbitrio dell’agire, allora non significa niente. Credete al fool. La vera politica dei tagli può cominciare.

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