L’onda lunga del disprezzo che affoga Scuola e Università

L’onda lunga del disprezzo che affoga Scuola e Università

Da cento a centonovanta scuole superiori italiane stanno già iniziando la “sperimentazione” per ridurre gli studi di un anno, a prescindere dal tipo di scuola di cui si tratta, dagli istituti professionali e tecnici (un tempo gloria di questo paese) ai licei (che ancora oggi, contro venti e maree, tengono alta la fama degli studenti universitari italiani all’estero). Su 100 istituti di scuola superiore, in effetti, 75 sono licei (fonte: “Il sole – 24 ore”, 9/01/2018). Ovunque, poi, è in funzione la cosiddetta Alternanza Scuola-Lavoro: e sempre a prescindere dal tipo di scuola di cui si tratta, per cui un’idea che per un Istituto Alberghiero o anche per un Istituto Tecnico può essere sensata, nel caso di un Liceo scientifico o classico, stando all’esperienza di chi scrive, si riduce per lo studente a impiegare alcune mattinate come ausilio-fotocopiatore, o a distribuire cartellette ai convegnisti, invece di leggersi Svevo o Kant, o fare un po’ di esercizio di logica o due equazioni, o andare a visitare una mostra con la prof. di Storia dell’Arte (al punto che, per evitare questo scempio del tempo più prezioso della vita, che non tornerà più, decisi con i miei colleghi di impiegare piuttosto questi ragazzi come fossero nostri studenti, con tutoring particolarmente diretti a loro, visita ed esercizio di utilizzo delle biblioteche, e delle risorse di ricerca online, e così via. Ma chi punirà chi ha decretato quello scempio?)

 

C’è una logica, a nostro parere perversa e di una piattezza sconfortante, che viene da lontano (il pensiero, se così lo si può chiamare, di un lontano ministro dell’Istruzione, Luigi Berlinguer, o piuttosto dei pedagogisti suoi consiglieri). Una logica che tiene insieme non solo queste due iniziative che finiranno di demolire il sistema scolastico pubblico italiano (con l’aiuto, certo, di quei sindacati degli insegnanti che chiamano “deportazioni” i trasferimenti degli insegnanti da una città all’altra, dove ce ne è più bisogno) ma più in generale tutto l’aspetto di “aziendalizzazione” che è l’anima della riforma detta della “buona scuola”. E checché se ne pensi, è la stessa logica al ribasso, negatrice dei più elementari valori della conoscenza, della scienza, della ricerca, della critica, dell’autonomia morale, così come della responsabilità personale e dell’attenzione all’impegno e al merito – in una parola del pensiero umanistico – quella che ha ispirato (forse inopinatamente? Ma allora è ancora peggio!) l’incredibile uscita del Senatore Grasso, che come leader di una formazione politica “di sinistra”, ha proposto di “abolire le tasse universitarie”. Se cito anche quest’ultimo incubo, al momento soltanto simbolico a differenza dei primi che sono tutti in via di realizzazione, è perché, se per “sinistra” si intende la direzione ideale di un pensiero che voglia promuovere quelle pari opportunità che concretizzano, nel rispetto della libertà delle persone, la pari dignità e il pari diritto di ciascuno alla migliore realizzazione di sé, allora NESSUNA delle iniziative nominate è di sinistra, o progressista che dir si voglia: e sarebbe ancora il meno, visto che CIASCUNA di esse è a diverso titolo semplicemente lesiva del bene più prezioso di una società: la speranza che i suoi figli più giovani siano meglio – e non peggio! – di noi formati alle sfide sempre più difficili che le civiltà democratiche pongono ai loro cittadini – per non auto-sopprimersi.

 

Tanto per capire di cosa stiamo parlando, ascoltiamo le parole di Mariana Mazzuccato, Docente di Economia dell’innovazione e del valore pubblico all’University College di Londra, che però recentemente è stata è stata nominata special advisor per le “Mission Driven Science and Innovation” dal Commissario Europeo per la Ricerca e l’Innovazione, per intenderci il signore di bandi di ricerca europei. “Neanche a Eaton studiano filosofia e storia dell’arte bene come nelle scuole pubbliche italiane”. Mazzuccato rileva la potenzialità competitiva, a livello globale, dell’ideale formativo del liceo italiano, che la pochezza di recenti e attuali ministri sta finendo di distruggere. “Sul rapporto fra scuola e lavoro, credo che il punto non sia fare lavorare gli studenti in esperienze come McDonald’s, ma pensare a come rivalutare il liceo, che fornisce un curriculum di enorme qualità e di dissonante originalità rispetto agli standard internazionali”(“Il Sole-24 ore, 6 /2/2018). Se partiamo da qui, sembra suggerirci l’autrice, possiamo concepire un’idea del pubblico – e dello Stato, e delle Amministrazioni – ancora capace di suscitare fiducia e rispetto, questi beni quasi esauriti, nel cittadino. Ma è certamente troppo chiedere a una classe politica che non esita a mettere a capo del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca una sindacalista che fingeva in pubblico una laurea inesistente, e non fa una piega se il suo Ministro della Pubblica Amministrazione non sa che le citazioni in una tesi esigono virgolette e riferimenti, altrimenti sono copiature.

1 commento

  • Illustre prof De Monticelli,
    se la politica è lasciata alla pancia di quella mediocrità che da molte legislature la degrada a infima competizione tra clan, se l’elite culturale del Paese dopo aver salvato la lettera della Costituzione, l’abbandona nella sua bacheca ignorata, aggirata, negata, inerte come morta, se lascia spegnere quello spirito civico acceso in molti mesi di campagna referendaria nelle piazze e divampato il 4 dicembre, se si limita a firmare editoriali, analisi e libri, a fare conferenze, dibattiti e seminari, allora non c’è da meravigliarsi se quella politica mediocre s’accinge a completare la demolizione avviata da tempo, di quel sistema scuola che era un nostro vanto: una demolizione subdolamente appellata “la buona scuola”!

    No, non c’è da meravigliarsi.

    Molto meraviglia e sconcerta invece, che i promotori del referendum e docenti e insegnanti che di quella elite fanno parte, non abbiano coerentemente proseguito il loro impegno presentando alle elezioni la “Lista Civica Nazionale per la Democrazia Costituzionale”, per ridare alla nostra politica quel rigore e quell’orientamento al bene comune indispensabili ad arrestare ed invertire degrado e declino, e dentro di essi salvare con la scuola, il futuro del Paese.

    E angoscia il dubbio: “Sino a quale livello dovrà scendere il degrado prima che quell’elite avverta l’obbligo di assumere l’onere di guida che “naturalmente” le compete”?

    SE NON ORA, QUANDO?

    E sono ormai 15 anni che Libertà e Giustizia profonde il suo costante impegno per raggiungere le finalità statutarie… ma il loro conseguimento pare allontanarsi sempre più velocemente, ed un cambio di passo parrebbe obbligato per non perdere ulteriore terreno, o magari raggiungerle.

    All’articolo 2 dello statuto, “finalità”, si cita anche “… la proposizione di proposte di Legge…”: e allora perchè non offrire al popolo referendario del 4 dicembre, quello del NO TRIV come dell’acqua pubblica, vincente e aggirato, quel popolo che a decine di milioni si mobilita per far valere quella sua Sovranità anche solo per una negazione, un’abrogazione, con rabbia e rancore, perchè non offrire la possibilità di disegnare con entusiasmo il futuro con l’esercizio di quell’art. 71 che consente la Democrazia Diretta Propositiva? Sarebbe facile renderlo POTENTE e POSSENTE esercitandolo in congiunzione sinergica all’art. 50, in modo esteso ed estremo, ma sempre “entro le forme ed i limiti” della Carta come, e ancor più, dentro il Suo Spirito Originale ed Autentico!

    “Costruire la Rivoluzione” (Sandra Bonsanti), “Azione Popolare. Cittadini per il Bene Comune” (Salvatore Settis), “Rivoluzione Costituzionale” (m.m.)… non con fucili e forconi, ma con l’esercizio degli articoli 71 e 50…si può fare… si deve fare, ma prima che il Paese raggiunga il punto di non ritorno, prima che diventi troppo tardi: quale disperazione ci aggredirà dopo? quali sensi di colpa?

    Riunire la Sinistra diventa una cosa facile, quasi banale dietro ad un’AZIONE PROGRESSISTA: nessuno vorrà restare indietro a spaccare in 4 il solito capello, attorno alle infinite discussioni che hanno affossato anche il tentativo di Falcone e Montanari…

    Paolo Barbieri

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