Corruzione: come la raccontano gli studenti nel Piccolo Atlante, promosso da LeG

Corruzione: come la raccontano gli studenti nel Piccolo Atlante, promosso da LeG

Come vedono gli studenti italiani delle superiori il fenomeno della corruzione e come lo analizzano? Con disegni, schemi, ‘power point’, ma soprattutto attraverso i risultati di questionari anonimi, diffusi nelle zone delle loro scuole nel Comune di Roma e nel Lazio, oltre che in altre cinque regioni: Sicilia, Campania, Lombardia, Piemonte e Veneto. Ne nasce un libro-racconto, con risultati sorprendenti, forse più reali delle statistiche ufficiali che, nel 2017, vedono l’Italia occupare il 60esimo posto nella classifica dell’indice di percezione della corruzione nel pubblico, stilata da Trasparency International Italia.

Si chiama “Piccolo Atlante della Corruzione” e costituisce un’indagine svolta dai ragazzi con la supervisione di insegnati ed esperti sulla consapevolezza del fenomeno corruttivo, arrivata quest’anno alla terza edizione. Il progetto nasce per iniziativa di Beatrice Ravaglioli, che ne è la principale animatrice ed è promosso

da Libertà e Giustizia con il partenariato di Miur, Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), Anm (Associazione Nazionale Magistrati), Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa e il quotidiano d’informazione online Repubblica.it.

L’Atlante è stato illustrato il 5 ottobre a Roma, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, presenti Luca Bergamo, vicesindaco con delega alla Crescita Culturale; Laura Baldassarre, assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale; Tomaso Montanari, storico dell’Arte dell’Università Federico II di Napoli e presidente di LeG; Alberto Vannucci, politologo e docente all’Università di Pisa, direttore del Master di Analisi, Prevenzione e Contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, responsabile scientifico del progetto “Piccolo Atlante della Corruzione”.

Interessanti i numeri del progetto, che vede 40 scuole coinvolte, 3500 studenti mobilitati, 100 insegnanti partecipanti e circa 10mila questionari distribuiti ai cittadini. Lo ha ricordato il professor Alberto Vannucci, sottolineando come “sei regioni siano un bel pezzo d’Italia. Abbiamo ricevuto in questi anni un gran numero di informazioni che non riguardano solo i docenti e il mondo della scuola, ma anche i magistrati e i giornalisti, dal momento che i ragazzi hanno raccolto e analizzato con noi i dati dei questionari distribuiti fuori dalle loro scuole, nei quartieri di appartenenza, non solo a familiari ed amici, ma anche a tutti i cittadini interessati a partecipare al progetto”.

La realtà che ne esce è che la corruzione viene percepita soprattutto come un “fenomeno culturale” e che “mafie e corruzione sono ormai strettamente compenetrate l’una nelle altre. Saccheggio del bene comune, la corruzione tende a creare servitù in chi la pratica, ma anche in chi la subisce, deruba i cittadini dal momento che le risorse pubbliche a loro destinate vengono dirottate nei settori dove ci si aspetta un grande ritorno. Ma c’è un’arma potentissima che si può usare ed è l’istruzione: l’educazione dei giovani fornisce infatti un potente strumento contrasto”.

“E’ fondamentale imparare a riconoscere la corruzione se vogliamo cambiare il Paese”, ha ribadito dal canto suo Tomaso Montanari, “l’unico programma di governo credibile è mettere fine al sacrificio dell’interesse pubblico a vantaggio di quello privato”. Anche perché, come ha detto papa Francesco, “la corruzione trova sempre il modo di giustificare se stessa, è un habitus costruito sull’idolatria del denaro”. Gli studenti hanno mostrato al pubblico il codice penale appartenuto al magistrato Giovanni Falcone che, in una staffetta ideale, viene ‘passato’ da una scuola all’altra. Ciascun Istituto, infatti, ha prodotto un proprio “Piccolo Atlante”: sul campo, con i giovani, anche due addetti ai lavori che si imbattono quotidianamente in fenomeni di corruzione, Federica Angeli, cronista di nera e giudiziaria di Repubblica messa sotto scorta, e il sostituto procuratore presso il Tribunale di Roma, Mario Palazzi.

“La sfida alla corruzione? E’ un ‘lavoraccio’ -ha risposto agli studenti il vicesindaco Luca Bergamo- visto che la coerenza dei propri comportamenti è messa a confronto e, a volte, a dura prova nei diversi passaggi della vita e del lavoro in cui ci si viene a trovare, specie per chi ha incarichi istituzionali. Un lavoro scomodo”. “La corruzione è qualcosa che ci coinvolge tutti”, ha ribadito l’assessora Laura Baldassarre, dando la propria disponibilità a far sì che il progetto venga organizzato e strutturato stabilmente. “Roma Capitale può facilitare il lavoro”, ha replicato davanti alle richieste della platea di studenti e insegnanti che affollavano la presentazione capitolina del “Piccolo Atlante”.

A conclusione dell’incontro, Ravaglioli -coordinatrice del progetto- ha auspicato che divenga “stabile, una specie di movimento culturale in grado di superare i confini degli istituti scolastici. E’ una possibilità che abbiamo, ma c’è bisogno della partecipazione di tutti”.

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