Dire la verità su Napoli: Saviano e il potere

Dire la verità su Napoli: Saviano e il potere

La cosa più triste della tirata di Luigi De Magistris contro Roberto Saviano è la sua sconcertante banalità. Quanti potenti – di tutti i colori, di tutti i livelli, di tutte le moralità – hanno già usato quegli irripetibili argomenti? E non solo contro Saviano, ma contro ogni altro intellettuale che faccia il proprio dovere. Mancava solo che il sindaco usasse la parola ‘gufo’…

Mi piacerebbe che il sindaco di Napoli leggesse questa pagina di un libro prezioso di Edward Said (Dire la verità. Gli intellettuali e il potere, 1994): «Niente mi sembra più riprovevole dell’abito mentale che induce l’intellettuale a voltare la faccia dall’altra parte, tipico modo di evitare  una posizione difficile, che sappiamo essere giusta nei principi, ma che decidiamo di non fare nostra. Perché non vogliamo mostrarci troppo schierati politicamente, abbiamo paura di apparire polemici, ci serve il plauso del capo o di un’altra figura di potere, vogliamo conservare il nostro buon nome di persona equilibrata, oggettiva, moderata. Speriamo di essere riconfermati, consultati, chiamati a far parte di qualche direttivo o prrstigioso comitato, e così rimanere nel novero di quelli che decidono».

Ebbene, se nel centro di Napoli la Camorra spara sugli immigrati che si rifiutano di pagare il pizzo perché Saviano non dovrebbe dire la verità? Per non dispiacere ad un sindaco che, tra qualche merito, ha gravissimi limiti? Per non contrariare un sindaco che, con tutta evidenza, non è riuscito a cambiare Napoli?

Quel che che De Magistris non capisce è che il successo di Saviano, il suo rapporto diretto con il pubblico non sono né una colpa, né una speculazione: sono la sua libertà.  Sono, cioè, la condizione necessaria che gli consente di non cedere all’abito mentale descritto da Said. Un abito mentale che grava sui nove decimi degli intellettuali italiani: che infatti tacciono.

Naturalmente chiunque, e De Magistris per primo, può criticare, anche ferocemente, il merito di ogni affermazione di Saviano. Quel che non può fare è provare a delegittimarlo mettendone in dubbio i moventi, e attaccando il suo diritto, anzi il suo dovere, di non «voltare la faccia dall’altra parte». Questo è il peggior riflesso condizionato del peggior potere.

Saviano parla perché è libero. E non è lui a trarre profitto dai mali di Napoli. È Napoli a trarre profitto dal fatto che ci sia ancora qualcuno abbastanza libero da prendere la parola in pubblico, senza voltare la faccia dall’altra parte.

La voce di Saviano è la voce di chi non ha voce: se tacesse saremmo tutti meno liberi. Anche il sindaco di Napoli.

Articolo 9.blog, 6 gennaio 2017

 

6 commenti

  • Posso invitare il prof. Montanari a documentarsi meglio su ciò che ha originato lo scontro tra Saviano e De Magistris ? Posso ricordargli che la terza pagina dell’ edizione nazionale di Repubblica del 5 gennaio – a poche ore dalla sparatoria di via Annunziata – ha ospitato una intervista del giornalista Dario Del Porto in cui Saviano ha rivolto un attacco personale al sindaco di Napoli che poco o nulla aveva a che fare con il dovere di raccontare la verità su quanto successo e sulle sue cause e molto, invece, con l’ intento di strumentalizzare l’ ennesima performance della criminalità organizzata in chiave delegittimante della figura e dell’ operato del sindaco ?
    Dal prof. Montanari ( studioso che – per ragioni professionali – conosce ormai piuttosto bene Napoli ) mi sarei aspettato, semmai, una stigmatizzazione piuttosto severa della ingiuriosa quanto gratuita affermazione di Saviano con la quale si apre l’ articolo di Del Porto: ” Questa città non è cambiata. Illudersi di risolvere problemi strutturali urlando al turismo o alle feste di piazza è da ingenui. Nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore diventa connivenza.” Ci sono o no, prof. Montanari, gli estremi per una denuncia ?
    Ma Saviano non si ferma qui. Poiché l’ obiettivo principale è quello di denigrare De Magistris e delegittimarne l’ azione amministratrice, continua ad offendere il sindaco sostenendo che se Napoli registra un rilancio positivo di immagine nel panorama turistico nazionale e internazionale, lo si deve – da un lato – al ‘ terrorismo che ha precluso Medio Oriente, Sharm e la Francia come luoghi turistici portando i visitatori a prediligere l’ Italia come mèta ” e, dall’ altro, al ” lavoro straordinario dei Maestri di Strada, del Gridas, dei teatri della Sanità o dei preti di frontiera “. Imperterrito l’ autore di ‘ Gomorra ‘ prosegue la sua requisitoria : ” Chiederci di non guardare le ferite, per puntare gli occhi al cielo, è omertà ” (…) ” Chi invita a distogliere lo sguardo dalla realtà direi quasi che mi fa paura quanto chi scende in strada per una ‘ stesa ‘.”
    Ma, evidentemente, il ‘ dovere ‘ dell’ intellettuale di servire e proclamare ‘ la verità ‘ – cuore dell’ intervento del prof. Montanari – spinge Saviano ad attaccare la novità politica rappresentata dal sindaco-senza-rete-e-anti-Renzi con termini – come ‘ delirante ‘, isterica ‘ populistica ‘ – che estrapolo dal contesto della intervista. ” Ora anche la sinistra napoletana più radical si lascia andare a discorsi neoborbonici ed è pronta a confluire nel partito personale di De Magistris. E il sindaco, che ha messo in cantiere una candidatura nazionale appena ha sentito parlare di proporzionale , si lascia andare a questo ritorno al passato. Parla come se fosse all’opposizione, invece è al potere. Le bellezze della città sono merito suo, il potere criminale, disoccupazione, controllo del territorio sono demeriti dello Stato. Se non è populismo questo….”
    Non bisognava reagire a così tante castronerie ?

  • Saviano (o in sua vece il Proff. Montanari) dovrebbe spiegarci che cosa dovrebbe concretamente fare un sindaco per evitare camorra e sparatorie: sostituire personalmente il Parlamento e il ministro dell’Interno? Controllare personalmente il traffico di armi e di delinquenti? Che altro?
    Cosa puo’ fare un sindaco se governanti che non hanno saputo impedire il diffondersi delle tangenti nelle maxi opere pubbliche tantomeno fanno buone leggi per combattere la cronica piaga del pizzo nelle vite dei comuni mortali?
    Il magistrato De Magistris ha fatto la sua parte non certo con meno rischi e non meno bene di quanto Saviano abbia svolto il proprio ruolo di intellettuale. Se trascura qualcosa nel ruolo di sindaco, Saviano dovrebbe dire esattamente cosa e non dargli genericamente la colpa del ferimento di una bambina in una sparatoria, tacendo sulle responsabilita’ di chi recentemente ha investito in Campania una montagna di soldi per il si ad un referendum anziche’ per un si al superamento dei problemi atavici.

  • La condivisibile citazione di Edward Said non è per nulla pertinente alla controversia tra Saviano e De Magistris: il “piove, governo ladro” di Saviano attiene piuttosto ai “professionisti dell’antimafia” che non piacevano a Leonardo Sciascia.
    Non possiedo sufficienti elementi per valutare l’operato di De Magistris, ma trovo l’argomentazione di Saviano inconstistente e banale, così come larga parte delle sue “prediche”: la bontà dell’obiettivo (antimafia) non giustifica l’infondatezza delle accuse.

  • Non condivido l’articolo di Montanari e mi dispiace perché ho apprezzato molto i contenuti e i modi del suo impegno referendario. Non lo condivido perche esprime una difesa generica del diritto dovere di un intellettuale di intervenire su una situazione come quella che si manifesta Napoli, mentre non entra nel merito dei contenuti di quell’intervento a volte profondamente erronei. La replica di De Magistris contiene molte affermazioni sbagliate e inopportune che potevano essere criticate. La difesa di Saviano poteva essere più efficacemente effettuata su tale terreno.

  • E’ surreale che, quando accade un fatto grave, puntualmente stampa e tifoserie si concentrino e si scatenino sul commento di qualcuno e sulla puntualissima replica del contraltare di turno e puntualmente il fatto grave sparisce dai telegiornali che, invece di parlare del fatto, delle cause e dei responsabili, ci torurano per giorni sugli inutili duelli e relativi sproloqui dei tifosi fanatici e la musica continua fino a quando un altro personaggio commenta un’altra cosa grave, la quale ultima scompare dai radar per lasciare il posto alla nuova gazzarra.
    Sono in tanti a non poterne piu’ di questo squallore: a tantissima gente non importa proprio nulla dei commenti di Saviano sulla sparatoria e meno ancora delle polemiche seguite; quei tanti preferirebbero che giornali e telegiornali chiedessero conto a ministri e prefetti e ancora di piu’ al ‘legislatore’ le cui leggi permettono il perpetuarsi e l’aggravarsi di fenomeni gravissimi.
    A tanti interessa sapere quali leggi De Magistris ritiene opportuno varare, dall’alto della sua esperienza di magistrato e di sindaco e non la sua risposta alle savianesche accuse. Ci sono cittadini che pagano tasse e canone e preferirebbero in tv informazione seria e non questa gazzarra: gazzarra che tiene lontani dai riflettori e dalla pubblica indignazione i politici che hanno la responsabilita’ del passato e dell’indecente presente.

  • Proprio per interrompere l’ inutile balletto dei commenti, cui fa cenno la signora Giovanna, e dare un contributo alla ricucitura dell’ ennesima lacerazione tra ‘ i migliori fermenti della società ‘ ( nella fattispecie lo scrittore Saviano ) e ‘ lo spazio ufficiale della politica ‘( rappresentato, in questa vicenda, dal sindaco di Napoli ) , ho lanciato nei giorni scorsi l’ idea di un incontro/confronto tra i due protagonisti dello scontro, intanto, al fine di poter smussare gli eccessi polemici che – come ben sappiamo – non aiutano la crescita democratica della polis e, poi, per individuare le strategie più efficaci per sconfiggere alla radice il cancro della malavita organizzata. Come sede del confronto ho pensato all’ Università Federico II che ha formato sia Saviano ( a Lettere e Filosofia ) che De Magistris ( a Giurisprudenza ) e , come partecipanti, ho pensato di coinvolgere quegli stessi esponenti della società civile cui il sindaco ha da qualche giorno affidato l’ incarico di studiare il fenomeno della camorra ( il giornalista Sandro Ruotolo, l’ avvocato Claudio Botti , lo sceneggiatore Maurizio Braucci, il giornalista Gigi Di Fiore, il saggista Isaia Sales, il docente universitario Giuseppe Ferraro e Susy Cimminiello, sorella di Gianluca, vittima innocente della camorra) . Confido che ci possano dare una mano anche intellettuali di prestigio, come il filosofo Aldo Masullo e lo scrittore Maurizio De Giovanni, assieme a quelle figure di amministratori pubblici – come l’ ex assessore Di Costanzo o l’ ex consigliere comunale avv. Esposito – che si sono distinti per il loro impegno a favore della legalità e della trasparenza amministrative.
    Un confronto, insomma, che coinvolgendo culture ed esperienze diverse, possa suscitare nuovi interessi e nuove partecipazioni tra la cittadinanza.
    Giovanni De Stefanis, Libertà e Giustizia – Napoli

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