La post-verità della Ministra dell’Istruzione

La post-verità della Ministra dell’Istruzione

E’ vero che “diploma di laurea” non vuole dire “laurea”? E’ vero che scrivere che si possiede un diploma di laurea che non si possiede è soltanto “una leggerezza”? Ed è giusto che proprio una persona che una laurea non ce l’ha sia a capo del  Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, cioè a capo di un’istituzione chiamata a governare e decidere della vita, della fatica, delle speranze e del merito di tutti coloro cui lauree, diplomi, master, dottorati, TFA, abilitazioni e concorsi non bastano a esercitare la professione per cui studiano da decenni? Ma soprattutto, è giusto che la massima autorità sulla scuola pubblica, sulle regole e le istituzioni che inquadrano la trasmissione e la ricerca del vero,  invece di presentare un onesto ancorché modesto curriculum, lo falsifichi?  E che nessuno batta ciglio di fronte a un fatto come questo? E’ accettabile che anzi, se qualche isolata voce mormora la sua perplessità, sia lo stesso capo del governo a dichiarare pubblicamente solidarietà al suo ministro, invece di scusarsi con i cittadini e pregare il ministro di dare le dimissioni?

E’ vero, siamo nel Paese europeo che più fatica a restare a livelli di minima decenza quanto al numero di laureati: e allora, è un bene che al vertice del ministero che dovrebbe occuparsi di questa piaga, una delle vere radici del nostro declino, ci sia qualcuno che non solo non supera il livello base delle statistiche, ma pretende di rimediare la verità col trucco, come Lucignolo, come Pinocchio, come un personaggio di Alberto Sordi o di Totò? E’ un buon esempio per i nostri scolari, i nostri studenti, i nostri figli? Saprà rendere ancora più buona la “buona scuola”?

MIUR vale Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. E’ l’acronimo del ministero che, come studiosi, docenti e anche semplicemente genitori, ci riguarda più da vicino.  Un acronimo che ritorna negli incubi di quelli di noi che hanno recentemente dovuto collaborare alla modifica dell’offerta formativa della propria Facoltà o all’aggiornamento del proprio cv sulla pagina nazionale, lottando con idiosincrasie elettroniche e burocrazie mentali misteriosamente tenaci nei decenni.

Resta il fatto che questo Ministero governa la vita di una delle grandi “agenzie di verità” che una società democratica ha interesse a mantenere indipendenti dal potere politico. E forse, dal nostro punto di vista almeno, la più importante. Quella che ha come valore di riferimento la conoscenza da trasmettere alle future generazioni e quella da ricercare. L’informazione che circola attraverso l’insieme dei media e delle altre grandi piazze del dibattito pubblico, come i social network, è l’agenzia di verità necessaria al dibattito pubblico, e quindi al secondo pilastro di una democrazia, accanto a quello istituzionale degli organismi di deliberazione e decisione delle politiche. E sappiamo che questa agenzia di verità in Italia non è messa molto bene, secondo certe classifiche il grado di indipendenza dei media relega l’Italia agli ultimi posti fra le nazioni, civili o meno.

I tribunali civili e penali e tutto il macchinario che vi si connette costituiscono l’agenzia di verità che rende possibile l’esercizio della giustizia. E anche qui, coi processi che si trascinano per decenni fino a prescrizione della verità, non siamo messi benissimo. Ma le riforme di quelle due agenzie sono cosa tanto necessaria quanto complicata – non a caso subito caduta dalle agende del governo dimissionario, come di quelli precedenti. La solidarietà dichiarata a un ministro che non possiede un curriculum onesto e per di più lo difende, invece, è un paradosso gigantesco, almeno quanto quello, moralmente forse ancora più tragico e meno ridicolo, di quel Presidente del CNR recentemente nominato dal precedente ministro, che siccome presiede anche la Commissione per l’Etica della Ricerca, si è per prima cosa scatenato, pur con qualche incertezza grammaticale, contro la Senatrice della Repubblica e scienziata Elena Cattaneo, quando lamentava l’opacità e l’arbitrio nella gestione governativa del progetto Human Technopole: «Guai a chi parla dell’etica superiore di tutti perché questo era Robespierre….il dovere nostro è di fare andare avanti l’Italia. – Mah! Senza pensare a …. a principi etici».

Una bella accoppiata, una bella successione, al Ministero che più di ogni altro incide sull’educazione dei “sovrani di domani”, e quindi sulla qualità di una democrazia. Saremo anche nell’epoca della post-verità: ma quando è troppo, è troppo.

5 commenti

  • La mia curiosità, forse anche di tanti altri italiani, dovesse tornare al lavoro quale professione farebbe. Assistente Sociale? Badante? Ha ragione quel professore/scrittore, chiedo scusa per l’amnesia, che afferma: Per insegnare Italiano-latino allo Scientifico, dove ho 20 alunni, devo essere laureato, aver superato il concorso, ed avere altri requisiti.
    Lei responsabile di un Dicastero che “gestisce centinaia di migliaia tra insegnati, studenti, personale non docente, ha come titolo di studio un diploma che oggi non viene più rilasciato dopo tre anni. E mio figlio emigra in Australia…..Cordialmente, Carlo ZARDI

  • Il comportamento della ministra Fedeli è molto meno grave di quello del Capo dello Stato che difende le illegalità di amministratori pubblici, magistrati e ministri.

  • In questi anni si è fatta la guerra ai fuori corso cercando di eliminarli. Un fuori corso prima o poi si laurea secondo i propri ritmi di apprendimento e le proprie esigenge. Uno senza laurea che si spaccia per laureato è solo un gaglioffo, però lo facciamo ministro. Potere della casta? Attenzione prima o poi il popolo italiano si stuferà e quando la diga si rompe restano solo macerie. Attenzione!

  • E vero che al peggio non cé limite …. ma dovremmo darglielo noi. Ad esempio sarebbe possibile promuovere uno sciopero fiscale finchè ci sono impresentabili al Governo?? Fedeli, Poletti, Boschi………

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