Referendum/Lo strapotere del governo nei Tg e la regola del 30 per cento

Referendum/Lo strapotere del governo nei Tg e la regola del 30 per cento

C’era una volta la regola del 30 per cento: un terzo al governo, un altro alla maggioranza e il rimanente terzo alla minoranza. Bei tempi? Così si direbbe, visto che oggi -a circa un mese di distanza dalla data stabilita per la consultazione referendaria- Il Comitato per il No sottolinea lo strapotere del governo nei Tg, che fagocita un 60 % della torta. Ossia tutto il contrario di quel che recita l’articolo 1 comma 5 della legge 1993, secondo cui, durante il periodo della campagna referendaria, il governo “deve avere una presenza sobria ed essenziale”.

A testimoniare lo squilibrio sono i dati, appena presentati, dell’Osservatorio Tv istituito fino al 4 dicembre dal Comitato presieduto dal costituzionalista Alessandro Pace. L’intento è di “monitorare la presenza nei tg nazionali delle ragioni del No”, come ha spiegato il professor Roberto Zaccaria, ex presidente della Rai. Tutto ciò incrociando “le rilevazioni fornite dall’Agcom (Geca), che arrivano con cadenza quindicinale (le ultime disponibili sono quelle relative al periodo 28 settembre-16 ottobre), e quelle effettuata invece da Mediamonitor”, Osservatorio indipendente del Dipartimento Comunicazione e Ricerca sociale dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Quest’ultimo, infatti, produce indagini in tempi più rapidi, ma con uno spettro più ridotto, dal momento che prende in considerazione solo i principali tg della sera. “Dall’elaborazione di questi dati -ha sottolineato Zaccaria- emerge chiaramente il paradosso di una par condicio rispettata nella forma, ma violata nella sostanza. Se, da un lato, si è arrivati a un sostanziale equilibrio nei tempi tra il Sì e il No, dall’altro all’interno di questo schema al Sì viene dato maggiore spazio al ‘tempo di parola’, mentre il No prevale nel ‘tempo di notizia’. Ciò significa che i testimonial del Sì, pochi e sempre gli stessi (Renzi, Boschi ecc.) possono parlare ‘direttamente’, mentre al fronte del No viene, tutt’al più, riservata una carrellata di immagini mentre parla il giornalista.

Il dato più clamoroso, tuttavia, riguarda l’eccessiva presenza dell’esecutivo, al punto che l’Agcom ha richiamato sia la Rai che Sky. “Il governo drena un tempo rilevante, fino al 60 per cento” ha ricordato ancora l’ex presidente del Servizio Pubblico. Certo non è tutto tempo dedicato al Referendum, ma si dà il caso che Renzi sia il principale garante del Sì e, come ha ribadito Pace, “in questo momento esiste una stretta connessione nell’immaginario collettivo tra la presenza in tv del premier, la riforma costituzionale, la sua affermazione che si sarebbe dimesso in caso di vittoria del No e così via”.

Un lungo servizio sui Tg della visita di Renzi ad Obama va ben oltre i secondi dedicati al solo endorsement del presidente Usa a favore del Sì. Per questo, ha aggiunto il vice presidente del Comitato, Alfiero Grandi, “mentre critichiamo una riforma che punta all’uomo solo al comando, denunciamo anche una prepotenza che è uso spregiudicato del potere”.

In questo contesto, come ha segnalato Vincenzo Vita, già senatore Pd, appare ‘grottesca’ la circolare Rai del 4 ottobre scorso, che impedisce a coloro che partecipano ai Comitati o hanno sottoscritto appelli di partecipare a trasmissioni di intrattenimento o culturali non riconducibili a testate giornalistiche. “Si tratta di una sorta di ‘maccartismo’ in sedicesimo- ha sostenuto Vita – che non immaginavamo facesse capolino nel Servizio Pubblico, il quale non trova alcun appiglio nella legge sulla par condicio. Speriamo che la Rai ci ripensi e ritiri questa circolare, che impedisce la partecipazione a persone la cui unica colpa è quella di avere un’opinione politica, diritto peraltro tutelato dalla nostra Costituzione”.

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