Gustavo Zagrebelsky: “Degrado inaudito: Mattarella parli chiaro, il governo stia al suo posto”

Gustavo Zagrebelsky: “Degrado inaudito: Mattarella parli chiaro, il governo stia al suo posto”

“Mettiamo in fila i fatti”, dice Gustavo Zagrebelsky alla prima sollecitazione sulla Consulta zoppa. E sia. Ci sono tre posti vuoti. La Corte corre il rischio di paralisi. Siamo giunti a dodici. Se scende sotto gli undici, per legge non può deliberare. Il rischio del blocco, per la prima volta nella storia repubblicana, è tutt’altro che teorico, data la fragilità di persone avanti con l’età. “Il primo posto si è reso libero a giugno dell’anno scorso, il secondo a gennaio e il terzo a luglio di quest’anno. Si è fatto finta di voler provvedere con finte convocazioni delle Camere riunite e una trentina di votazioni a vuoto. Non si avvertiva, evidentemente, nessuna urgenza. Ora, nelle ultime settimane, al prolungato surplace è subentrata la volata: bisogna fare in fretta, il Parlamento deve essere convocato a oltranza; perfino le feste natalizie devono passare in secondo piano; bisogna chiuderli tutti dentro, lesinare il cibo, scoperchiare il tetto fino a quando non ne escono con i tre giudici bell’e fatti”. Come si spiega la “volata”? Semplice. Siamo nell’imminenza di alcune decisioni su materie alle quali il presidente del Consiglio, il governo e la sua maggioranza sono particolarmente – diciamo così – sensibili: i diritti dei lavoratori, i diritti degli elettori, l’autonomia scolastica, le cause d’ineleggibilità, per esempio. Jobs act, Italicum, “buona scuola”, “legge Severino”? Sì, ma preferirei meno provincialismo, meno slogan, e parlare in italiano.   L’elezione dei giudici costituzionali da parte del Parlamento dipende da valutazioni politiche, necessariamente partitiche? Non solo è inevitabile, che sia così; non solo è ciò che dice la Costituzione, ma è anche un bene. La Corte è un collegio in cui si mescolano culture ed esperienze diverse, in vista di deliberazioni complesse, così come complessa è la struttura della Costituzione. C’è posto anche per giuristi, come si dice, “di area”. Infatti, abbiamo avuto eccellenti giudici costituzionali di provenienza parlamentare. Cito soltanto, tra i più noti, Leopoldo Elia, Mauro Ferri e Valerio Onida. La provenienza dal voto parlamentare non esclude affatto l’autonomia di giudizio che, d’ogni giudice e, massimamente, dei giudici costituzionali, è il primo requisito. E nemmeno pregiudica quell’altra esigenza di buon funzionamento di un organo come la Corte, che è l’attitudine deliberativa, l’arte del dialogo in vista di decisioni il più possibile inclusive delle buone ragioni in campo. Mai, tuttavia, è accaduto – e qui sta la differenza – che si sia stati eletti in prossimità di specifiche decisioni, con un implicito o esplicito mandato per prefigurare maggioranze di giudici favorevoli ai mandanti e così alterare il funzionamento d’un organo che deve essere indipendente.   Ritiene che i nomi fatti non siano adatti al compito? Innanzitutto, uno dei tre, Augusto Barbera, è indubitabilmente un affermato costituzionalista, giustamente circondato da generale considerazione. Gli altri, per quanto conosco, mi paiono piuttosto buone promesse, boccioli che possono sbocciare. Ma non è questo il punto. Del resto, spetta al Parlamento formulare questo genere di giudizi e, tra i parlamentari, c’è certo chi ha le conoscenze adeguate e dovrebbe far sentire la propria voce, finora silente, per orientare le opinioni degli altri, digiuni di giurisprudenza.   Se non è questo, allora che cos’è? È che quelle degne persone sono incappate in un gioco costituzionalmente inammissibile, quello che dicevo prima: il mandante che cerca i suoi mandatari, anche nei campi, come quelli della giustizia, in cui non dovrebbero esserci né mandanti né mandatari. Siamo di fronte a un degrado istituzionale senza precedenti, a un’invasività degli interessi politici che viola la separazione costituzionale delle funzioni, che prefigura sinistramente le mani sulle istituzioni di garanzia, le quali mani non incontrerebbero resistenze una volta portato a termine il ridisegno istituzionale che il governo sta perseguendo. Ma la legge stabilisce che i giudici costituzionali non possono svolgere attività inerenti ad associazioni e partiti politici: non dovrebbe valere la stessa cosa, al contrario?   Quelle che lei chiama “degne persone” dovrebbero mettersi da parte, per non partecipare al gioco? Non dico questo. La carica di giudici costituzionale è, per buone ragioni, molto desiderata e non possiamo far finta di ignorare le umane ambizioni, tanto più quando esse sono ampiamente giustificate dai meriti culturali acquisiti. Sarebbe ipocrisia il contrario. Inoltre, non possiamo affatto escludere che, una volta eletti, costoro si svincolino effettivamente da ogni mandato. L’ethos della carica, qualche volta, prevale perfino sui caratteri personali. Negli Stati Uniti, dove i giudici della Corte Suprema sono nominati dal Presidente, si parla di “debito d’irriconoscenza” che i neo-nominati dovrebbero onorare per affermare fin dall’inizio e una volta per tutte la cessazione d’ogni rapporto con colui a cui devono la nomina.   A chi spetta smettere di giocare con le istituzioni? Al Parlamento, ai gruppi parlamentari, ai singoli che godano di qualche credibilità in faccende costituzionali, spetta sbrogliare la matassa, facendo proposte fuori da ogni diktat dell’esecutivo. In Parlamento devono trovarsi gli accordi sufficienti a raggiungere l’ampia maggioranza richiesta e necessari a sconfiggere la logica del mandante. A quanto risulta, nulla di ciò è accaduto, con la conseguenza delle numerose fumate nere che si sono finora susseguite.   Qualcuno ha invocato un intervento del presidente della Repubblica, ricordando un precedente in cui si è minacciato lo scioglimento delle Camere. La minaccia mi pare fuori della realtà. Oltretutto, potrebbe portare a soluzioni purché siano, in stato di necessità. Non è il Parlamento che deve essere minacciato, ma è il governo che deve essere richiamato a stare al suo posto e sono i parlamentari a dover essere esortati al libero esercizio delle loro funzioni. Per questo, occorrerebbero puntualizzazioni presidenziali precise, al di là delle vuote e insignificanti espressioni rivolte al Parlamento, del tipo “occorre uno scatto di reni”, che non vogliono dire niente.

Il Fatto Quotidiano, 13 dicembre 2015

3 commenti

  • dallo statuto:
    Art.2 – Finalità
    “L’Associazione…Difende le ragioni del buon governo, la laicità dello Stato e l’efficacia e la correttezza dell’agire pubblico ed è aperta a tutti coloro che aspirano a una società e a uno Stato plurali, al rispetto delle regole, all’indipendenza dei vari poteri e al loro bilanciamento.”

    Non sarebbe quindi una gran forzatura dello Statuto agire facendo riferimento ” …al rispetto delle regole, all’indipendenza dei vari poteri e al loro bilanciamento.”

    E quindi anche questa vicenda potrebbe essere un’ottima opportunità per LeG di far sentire la voce della Cultura Istituzionale per lanciare la proposta di un concreto intervento della Sovranità Popolare (finalmente) Realizzata!

    Articolo 50
    “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.”

    Prchè non la smettiamo coi discorsi per passare all’azione? Perchè le mille e mille associazioni, comitati, mutue, congreghe che si richiamano alla Costituzione, non attivano una “Petizione alla Camere”, non per chiedere, ma per imporre una rosa di Personalità degne dell’incarico tra cui scegliere la terna dei giudici mancanti alla CC ?

    Il bacino di Cittadini giustamente rancorosi verso la casta ed entusiasti di darle una “legnata costituzionale” è talmente ampio, che sarebbe facile raggiungere numeri tali da “concretizzare, da rendere reale” quella Sovranità Popolare sempre richiamata come un intercalare, banalizzando in modo offensivo l’articolo UNO della Carta: la sfiducia nei partiti è arrivata al 97% (I. Diamanti dic. 14), il Popolo Astenuto (intorno al 50%), il M5S (9/10 milioni).

    Mentre è in gestazione una rischiosissima stagione referendaria ABROGATIVA, NEGATIVA , molto impegnativa, si trascurano azioni PROPOSITIVE di grande valore civile e politico, di minimo impegno e di nessun rischio!

    E’ veramente un’assurdità imperdonabile ed un tradimento della Costituzione, mentre ci si riempie la bocca dei rischi che corre e delle sue lodi!

    Un sentore di ipocrisia complice mi intossica ogni giorno di più, a partire dal clamore di quella miriade di associazioni che alla Costituzione si richiamano!

  • Zagrebelski denunzia il rischio di paralisi della corte costituzionale. Una Corte chiamata a importanti valutazioni di costituzionalità di fatti che riguardano la democrazia italiana. La paralisi determinata dall’uso politico della corte. Un uso incompatibile con i compiti della corte le cui valutazioni dovrebbero tenere unicamente la legge ovvero la costituzione. I difetti italici sono dovuti al fatto che la corte ha sempre svolto illegittima intermediazione. Pongo in riflessione un fatto. Il sistema previdenziale paga ancora oggi 500 mila pensioni baby che sono la punta della distribuzione sistemica di privilegi. Quella distribuzione sono la più palese violazione al principio di uguaglianza. Sono le giovani generazioni che pagano quel conto. Il “sistema” afferma che quelle pensioni sono un diritto acquisito. Balle! La corte costituzionale dovrebbe rispondere di quelle incontrovertibili violazioni ai principi fondamentali. La corte ha taciuto sugli illeciti perché le sue valutazioni sono sempre state gestite feudalmente. Siamo alla prova provata di regime. Oggi il parlamento sotto lo schiaffo della pubblica opinione teme di eleggere suoi sfacciatamente asserviti. Questa è la vera faccenda che pone la paralisi. Cassese autorevole costituzionalista legato al regime consiglia di rispondere alla paralisi del parlamento con elezione dei giudici mancanti al presidente della repubblica. Sic! Il partito della nazione conosce perfettamente i meccanismi con cui continuare a gestire il potere. Di fronte alla paralisi si cambi radicalmente. Si sottoponga l’intera corte alla valutazione del popolo sovrano. Il pesce puzza dalla testa. Il cambiamento del paese inizia dalla corte!

  • Illustre “cocorocchio”,

    andiamoci piano con l’affidare al popolo sovrano la valutazione della CC !

    Purtroppo esso ha subito nel tempo un pesante degrado culturale e ad oggi può esprimere solo una larga mediocrità e solo una piccola % è ancora capace di analisi e sintesi autonome.

    Soltanto la sua miglior elite culturale può accollarsi l’onere di valutare e/o indicare nomi adatti a ricoprire quell’alto incarico. E LeG parrebbe proprio il soggetto giusto per attivare un percorso di questo tipo. Almeno a me. Ma pare anche che sia il solo…

    E allora lasciamo che quella mediocrità offensiva che occupa indegnamente il Parlamento, continui la progressiva demolizione delle istituzioni, anche quelle di più alto lignaggio, continuando a lanciare alti lai, come se bastasse a salvarci l’anima e l’onore…

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