Si ammali chi può. E ora sciopero generale della sanità

Si ammali chi può. E ora sciopero generale della sanità

Il decreto messo a punto dal ministero della salute è uno schiaffo in piena faccia alla professione medica. E’ la riduzione della clinica a una sorta di medicina di Stato quindi di medicina amministrata. E’ paradossalmente la negazione di una medicina davvero adeguata verso la complessità espressa dal malato. E’ la fine di qualsiasi retorica su umanizzazione e personalizzazione delle cure. Con questo decreto sulla “appropriatezza prescrittiva” si passa dalla centralità del malato, dalla alleanza terapeutica, dal valore della persona, alla centralità dei vincoli amministrativi ai quali tutti gli atti medici dovranno conformarsi pena la possibilità (fino ad ora solo dichiarata) di penalizzare i malati e i medici con sanzioni pecuniarie. Così i medici diventano dei dispenser burocraticamente eteroguidati, una sorta di distributori di benzina, che prescrivono non più in scienza e coscienza ma secondo protocolli standardizzati. Così la clinica diventa l’esercizio di atti diagnostici e terapeutici standard, i malati perdono la loro individualità diventando astrazioni statistiche. Come si è arrivati a tutto questo? Con il decreto lo Stato intende recuperare almeno 10/13 mld dalla spesa sanitaria corrente sperando di azzerare quel fenomeno definito “medicina difensiva” per il l quale almeno l’80 % dei medici (indagini fatte dalla categoria) adotta comportamenti opportunisti per prevenire rischi di contenziosi legali: prescrivono analisi, farmaci e ricoveri anche quando non servono. Che i medici abbiano la coda di paglia lo si capisce dalle loro dichiarazioni: da una parte stigmatizzano il decreto ma dall’altra si dichiarano disponibili a “trattare” correggendo singoli punti, soprattutto preoccupati di evitare le sanzioni economiche anziché scendere in piazza per respingere questo inusitato attacco alla loro credibilità, al loro ruolo e alla loro autonomia.

Il decreto è il più formidabile atto di delegittimazione della professione medica e in particolare dei medici di medicina generale, che dalle indagini della Fnomceo, risultano coloro che più degli altri adottano comportamenti opportunisti, ma anche quelli che sul piano politico sindacale in questi anni si sono opposti più degli altri a qualsiasi ripensamento del loro status. Questi medici preziosi e insostituibili ma anche nel loro complesso terribilmente corporativi (a un tempo con le libertà dei liberi professionisti e con le garanzie dei pubblici dipendenti), con il decreto sulle prestazioni inappropriate rischiano di diventare degli ossimori cioè dei liberi professionisti senza autonomia, quindi dei dipendenti di fatto ma che operano nei loro studi personali. Nello stesso tempo è evidente che i camici bianchi rischiano di essere maciullati dal mai risolto problema del contenzioso legale e della responsabilità professionale. Sorprende a questo proposito che l’Istituto superiore di sanità abbia dato il via libera ad un provvedimento tanto discutibile quanto rischioso anche rispetto ai suoi profili di scientificità. Questa strana e inaspettata disponibilità da una parte spiega la divaricazione che c’è tra la medicina accademica e la medicina in trincea, cioè tra scienza e realtà, ma dall’altra spiega la compiacenza di un organismo scientifico nei confronti del ministero, che per gran parte è stato lottizzato con logiche tutt’altro che scientifiche e che oggi di fatto copre le scelte del ministero ma non i diritti dei malati e meno che mai un’idea umanizzata di medicina. E il malato? E’ l’innocente che paga i vizi e gli errori degli altri. Egli deve avere la fortuna di rientrare dentro le regole di Stato ma se per ragioni genetiche personali situazionali o contingenti non vi rientra (il che è più comune di quello che si creda) egli o non riceve le cure appropriate o per avere cure appropriate deve pagare anche se la ragione per cui paga altro non è che il suo diritto.

Voglio ricordare a proposito di costi privati imposti ai malati, che nelle regioni, in particolare in Toscana, sono in atto strategie per spingere i cittadini, soprattutto per le prestazioni specialistiche, verso il privato. La Toscana si è accordata con il privato per far costare le prestazioni specialistiche meno del costo del ticket proprio per incentivare i malati a lasciare il pubblico. Tornando al decreto sulle prestazioni inappropriate, la possibilità per il malato di rientrare nella regola prescrittiva dipende in genere dal grado di singolarità della sua malattia. Siccome l’appropriatezza prescrittiva del ministero non è in funzione del malato ma del risparmio, è facile prevedere che moltissimi malati saranno ingiustamente penalizzati, cioè la medicina di Stato per essere appropriata con la spesa sarà clinicamente inappropriata con il malato. Mi chiedo cosa altro deve essere fatto contro i malati e le professioni, contro l’art 32 della Costituzione, per convincerci a dare corso ad uno sciopero generale del settore. Ormai la sanità pubblica è bombardata da tempo da una serie di atti controriformatori: contro il lavoro, con riordini regionali che distruggono ogni territorialità, con liste di attesa abnormi, servizi messi in ginocchio da anni di blocco del turn over, con regioni manifestamente immorali e incapaci di governare e con in più continui tagli lineari ai fabbisogni della nostra popolazione. Naturale sarebbe dare seguito a uno sciopero generale della sanità per bloccare la controriforma e per ripensare il nostro sistema pubblico che ha bisogno di funzionare meglio, costare di meno e continuare a essere solidale e universale.

il manifesto, 24 settembre 2015

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