Una libertà contraddetta

Leggo su Repubblica che oggi Matteo Renzi si presenterà all’assemblea del gruppo dei senatori del Pd, per un discorso “da coach”. «Poi — annuncia il vice capogruppo Giorgio Tonini — ci sarà un voto, e sarà impegnativo per tutti. Perché esiste l’articolo 67 della Costituzione sulla libertà dei parlamentari dai vincoli di mandato, ma esiste anche la coerenza dei comportamenti. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità». «Nessuna minaccia di espulsione, ribadisce Tonini, ma chi accusa Renzi di portare avanti un progetto autoritario ed eversivo si troverà a fare i conti con le sue stesse parole».
Eppure circa un mese fa, quando vennero sostituiti d’autorità, nella commissione Affari costituzionali del Senato, i senatori Mauro e Mineo, fu garantito loro e agli altri 14 “dissidenti” che, per i lavori in aula, diversamente da quelli in commissione, l’art. 67 sarebbe stato rispettato. Una tesi, questa, evidentemente contraddittoria, perché se l’art. 67 deve essere rispettato quando c’è in gioco la libertà di coscienza del parlamentare, il rispetto dovrebbe essere dovuto non solo in aula ma anche in commissione.
A quel ragionamento contraddittorio, ora si aggiunge quello parimenti contraddittorio del senatore Tonini, secondo il quale la libertà dei parlamentari dai vincoli di mandato è bensì garantita dall’articolo 67 della Costituzione, ma i parlamentari risponderanno per i loro comportamenti.
Un modo di ragionare alquanto datato, che si riscontra infatti in talune dichiarazioni costituzionali a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, le quali, se da un lato riconoscevano la libertà di parola e di stampa, dall’altro ne consentivano però la punizione dei pretesi abusi. Ma le proclamazioni di libertà delle Costituzioni della metà del secolo XX — come la nostra — hanno un ben diverso spessore e una indiscutibile maggiore efficacia.
In forza delle loro proclamazioni, dal riconoscimento di un diritto segue infatti l’impossibilità giuridica di conseguenze pregiudizievoli, siano esse penali, civili e disciplinari.
Ho già in altra sede sottolineato come la presentazione, da parte del Governo, del disegno di legge costituzionale di riforma del Senato e dei rapporti tra Stato e Regioni sia stato un errore, perché ha finito per ricondurre alla logica dell’indirizzo politico di maggioranza la stessa revisione costituzionale, che risponde invece ad una logica ben diversa e assai più alta.
Ebbene, le conseguenze pregiudizievoli di questa errata impostazione sono ora sotto i nostri occhi. Si giunge a minacciare i senatori Pd (a dover “fare i conti” con le loro stesse parole) se, per difendere i valori della vigente Costituzione, dovessero dissentire dalla riforma Renzi. Con il che, per il senatore Tonini, la riforma Renzi, ancorché tuttora approvata solo in commissione, varrebbe di più della Costituzione italiana entrata in vigore il 1° gennaio 1948.
Duole constatare che, mentre si fanno avanti i garanti della futura riforma, tacciono i garanti della Costituzione vigente.

3 commenti

  • La Costituzione si può cambiare nei termini della stessa, i Padri Costituenti l’avevano preveduto attenaimoci a quello e non andiamo oltre sarebbe un colpo di stato!!!!!!!!!! e poi questo patto del nazzareno dove lo si può leggere? mi da tanto l’impressione che stia ancora comandando il caimano!!!

  • Quello che ho letto è formalmente ineccepibile. Quello che mi spaventa è l’ignoranza legale del legislatore. Ma è possibile che non ne imbrocchino una neanche per sbaglio? Per forza che in parlamento e in senato ci sia solo un gran casino. alfredo

  • Dopo la sentenza della Consulta sulla illegittimità costituzionale di buona parte della legge elettorale con la quale era stato eletto, nel febbraio 2013, l’ attuale parlamento, era giusto attenderci un qualche segno di responsabilità o, meglio, di sensibilità istituzionale, da parte dell’ intero sistema politico italiano. Mai – infatti – come in questo periodo storico, in cui tanto si parla di ‘ lotta alla corruzione ‘ , dovrebbe essere particolarmente sentito il problema della ‘ corruzione della democrazia ‘, magistralmente trattato a Modena dal prof. Vannucci. E di che cosa parlare , se non di ‘ corruzione della democrazia ‘ , a proposito di un Parlamento che anziché limitarsi a varare in tempi brevi una nuova legge elettorale, per poi …passare la mano al popolo sovrano, accetta di subire – da parte di un esecutivo non legittimato da alcun voto ( non rilevando, certo, la consultazione ‘ europea ‘ e, tanto meno, la consultazione – assolutamente priva di rilevanza istituzionale – delle cosiddette ‘ primarie aperte’ ) – una violenza senza precedenti come quella che è sotto i nostri occhi dall’ inizio del 2014 : sentenza della Consulta totalmente disattesa, anòmala defenestrazione di un presidente del consiglio ad opera di un segretario di partito ( privato cittadino, finchè non interverrà una buona e seria legge sui partiti ) , martellante iniziativa legislativa da parte di un governo che anziché eseguire disposizioni di legge deliberate dal Parlamento lo umilia, quotidianamente, in un lavoro di mera ratifica delle proprie decisioni ? E, invece ? Nessun segno di resipiscenza, soprattutto da parte del partito che più di ogni altro ha beneficiato dell’ abnorme premio di maggioranza, dichiarato anticostituzionale dalla Corte. Ma, anzi, una risposta irridente, quasi provocatrice, da parte di un Parlamento politicamente delegittimato che si auto-promuove ad ‘ assemblea costituente ‘. Risposta, ‘ penosa ‘, di un Parlamento sempre più àfono e sempre più destinato alla insignificanza . Se è vero, come è vero, che ‘ i garanti della Costituzione vigente tacciono ‘ , dobbiamo farci – tutti noi – garanti. E in che modo ? Dando vita ad un ‘ governo ombra ‘ che riunisca – attorno ad un programma davvero alternativo a quello del governo in carica – le forze migliori della società civile e di quella politica. Una operazione che, oltre ad avere una valenza simbolica, etica e culturale importantissima, consentirebbe ai tanti cittadini-diventati-sudditi-del-rottamatore di riprendere a fare politica sul serio, studiando i problemi e indicando le relative soluzioni. Tra la sterile indignazione per le efferatezze ‘ istituzionali /costituzionali ‘ che starebbe compiendo Renzi e la totale afonìa delle forze politiche, ci sarà pure – insomma – una via di mezzo percorribile e foriera di maggiore democrazia . Non credete ?

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

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