Le donne di LeG al ministro Cancellieri

cancellieriCara Annamaria Cancellieri,

la sua nomina a Ministro della Giustizia ci era sembrata una cosa potenzialmente positiva. Seconda donna nella storia repubblicana al dicastero di via Arenula. Ci erano sembrati una garanzia la sua competenza e il suo passato di prefetto al servizio delle istituzioni, la sua aggressione ai patrimoni mafiosi e la decisione di sciogliere per infiltrazioni criminali il comune di Reggio Calabria. Ma gli ultimi avvenimenti, le sue telefonate a Giulia Ligresti, la sua storica amicizia, di cui siamo venuti a conoscenza solo ora, con una famiglia che ha turlupinato migliaia di investitori traendone illeciti profitti, non si conciliano con la sua carica. Anche se non si configurano al momento fatti penalmente rilevanti la sua figura politica e istituzionale ci appare irrimediabilmente incrinata. Speravamo che la sua sensibilità di donna l’avrebbe indotta a comportamenti più trasparenti, lontani da logiche di potere per il potere e che avrebbe potuto essere un esempio per tutti. Così non è stato e anche se come pare lei rimarrà al suo posto, non avrà, per quel che conta, né la nostra stima né la nostra fiducia.

Le donne di Libertà e Giustizia

6 commenti

  • La riflessione
    Costruire la rivoluzione

    16 giugno 2011 – 47 Commenti »
    Sandra Bonsanti

    http://www.libertaegiustizia.it/2011/06/16/costruire-la-rivoluzione/

    che concludeva:

    Cambiamola questa nostra Italia. Facciamola nuova. Non ricostruiamo macerie su macerie.

    Si chiama, in gergo tecnico politico, “rivoluzione”. Non saremmo i primi e nemmeno gli ultimi a invocarla, profonda, convinta, serena, esigente, libera e giusta.

    Sono passati 2 anni e mezzo: è scontato affermare che i motivi per COSTRUIRE QUI ED ORA LA RIVOLUZIONE COSTITUZIONALE E GLORIOSA, ma anche profonda, convinta, serena, esigente, libera e giusta!, si siano decuplicati!

    Auguri Presidente! Adelante!

  • Ricordo il titolo di un vecchio libro di Eugenio Scalfari, che indagava la figura di Eugenio Cefis, allora dirigente di Montedison, il titolo era: “Razza padrona, storia della borghesia di stato da Cefis a Cefis”.
    La vicenda di Cancellieri mi ha ricordato questo titolo: credo che sia competente e di grande carattere, ma è anche persona che sta dentro un mondo di grandi poteri (finanziari, politici, burocratici) in cui tutti sono legati ed è impossibile essere neutri.
    Più ancora che la vicenda Ligresti, mi ha turbato quella del figlio (so che non è giusto fare questo collegamento, ma mi si impone), con compensi stratosferici per un esiguo periodo di lavoro. Non so quale sia il mondo in cui vivono queste persone. So che non è il mio:
    saluti.
    Silvana

  • Il sesso, così come il colore della pelle, non sono categorie della politica. Chi si ostina a ragionare seguendo quel tipo di schematizzazione va incontro a prevedibili delusioni.

    In subordine trovo affascinante che questa vicenda occupi più spazio della possibile vendita da parte del governo italiano, della sua quota di STMicroelectronics. Assurdo.

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  • Per completezza aggiungo la risposta che mi è arrivata alla casella di posta, ma che non vedo riportata nell’intervento successivo al mio.

    “Certo che non sono categorie della politica, ma visto che le donne sono ancora discriminate a tutti i livelli ed escluse dai vertici della cosa pubblica e istituzionale, quando ce n’è una che, una tantum, quei vertici occupa, ci si aspetterebbe da lei, anche e non solo in quanto donna, comportamenti più virtuosi. Quanto alla vicenda della STMicroelectronics, noi siamo un’associazione di cultura politica e non un quotidiano economico. Ce ne sono milioni, anche on line, da consultare.” Da libertaegiustizia.it

    Credo che il rapporto pubblico/privato abbia un qualche ruolo nella cultura politica di una società. Non si tratta solo di un aspetto economico. Un’ulteriore privatizzazione di un segmento industriale come STMicroelectronics, che oltre all’attività commerciale coltiva attività di ricerca in collaborazione con le maggiori Università italiane fino all’Istituto Europeo di Oncologia, presenta una questione strutturale e politica tremendamente seria. Una visita ai loro laboratori forse potrebbe chiarirvi meglio il mio punto di vista. Ho l’impressione, forse a torto, che l’associazione non si occupi di “cultura politica”, ma solo di “cultura giuridica”. Forse è davvero il caso di consultare quelle milioni di riviste online più attente allo sviluppo sociale e culturale del nostro Paese.

    Riguardo all’aspetto di genere mi limito a scrivere “Merkel”.

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