Stefano Rodotà: “Sì ai referendum radicali anche se aiutano Berlusconi”. Con Landini corteo il 12 ottobre

Io sosterrò il referendum radicale contro l’ergastolo. E sull’amnistia ho scritto tanto in passato: la mia risposta è sì. E se l’obiezione è: se ne giova Berlusconi, non me ne frega, a parte che mettere la frode fiscale nell’amnistia sarebbe un po’ arduo…”. Stefano Rodotà rompe gli indugi alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione del 12 ottobre, organizzata insieme a Maurizio Landini della Fiom, al don Luigi Ciotti di Libera, Gustavo Zagrebesky di Libertà e Giustizia. E’ Vittorio Antonini, di Papillon Rebibbia a fornire il pretesto per parlare di amnistia, tema scottante per la sinistra da quando riguarda il condannato Silvio Berlusconi che ha firmato i referendum radicali.“Ma voi che scendete in piazza siete favorevoli all’amnistia?”, chiede Antonini, condannato all’ergastolo dal 1985 e in semilibertà. Rodotà risponde per sé.
Perché è chiaro che il variegato mondo di sinistra che manifesterà a Roma il 12 ottobre (da piazza della Repubblica a Piazza del Popolo) non ha una sensibilità omogenea rispetto a temi come la condizione nelle carceri. Per dirla in parole povere, è un arcobaleno che contiene diverse gradazioni di anti-berlusconismo ma anche nessuna: da 0 a 10, per dire. Basta scorrere l’elenco dei firmatari: dal sociologo Marco Revelli al vice direttore del Fatto Marco Travaglio, da Paolo Flores D’Arcais di MicroMega a don Tonio dell’Olio di Pax Christi e tanti altri singoli e associazioni, la stessa Papillon Rebibbia e Emergency, Antigone e l’Arci, la cui sede nazionale ospita la conferenza stampa. “Ognuno con la sua individualità e specificità che non vogliamo annullare”, assicura Rodotà. E continua: “Ma l’amnistia funziona solo se funziona il sistema penale. Per esempio: perché questo Parlamento non ritira fuori la proposta di riforma del codice penale elaborata da Pisapia?”.
Parole che servono a ribattere alle accuse arrivate da Palazzo Chigi. “Conservatori”, li ha definiti Letta in diverse occasioni. “No, quelle dei saggi sono proposte vecchie: il presidenzialismo è formula da anni ‘80”, rilancia Sandra Bonsanti, altra promotrice della giornata del 12 ottobre. “Non si dica che scendiamo in piazza per difendere la Costituzione – precisa Landini – Non è così. Noi scendiamo in piazza per l’attuazione piena della Costituzione in tutte le sue parti, in modo che siano garantiti i diritti che essa sancisce. Di certo, la Carta non auspica i 5 milioni di poveri che attualmente ci sono in Italia”. “Questa manifestazione, volevamo chiamarla Porca miseria oppure miseria ladra, per usare un linguaggio comune – azzarda don Ciotti – poi abbiamo scelto ‘via maestra’ perché la Costituzione è la nostra compagna di strada”.

Da Landini a Rodotà. La prima tappa di questo spaccato di protesta fu in piazza a Bologna il 2 giugno scorso, poi l’assemblea a Roma l’8 settembre, ora la manifestazione nazionale. Nasce un altro soggetto politico? “No”, insistono tutti. “Vogliamo offrire un terreno di partecipazione, uno spazio politico dove c’è il vuoto”, sottolinea Landini. Rodotà cerca l’orizzonte con lo sguardo: “Il tempo non sarà brevissimo ma tanti soggetti devono lavorare insieme per ridare fiducia e prospettiva al paese. Non si risolvono i problemi con le battute, tipo: faccio cadere il governo… Che politica è questa?”. Letta stia tranquillo, tanto più che i manifestanti del 12 ottobre sono forse gli unici del panorama politico a prendere sul serio le riforme dei saggi scelti dall’esecutivo, tanto da scendere in piazza per contestarle, insieme a Lorenza Carlassare e Nadia Urbinati, le due ex sagge fuggite dal comitato governativo.
A dire il governo c’è un altro pezzo di sinistra che scende in piazza il 19 ottobre. Sono i No Tav e altre sigle della galassia antagonista, quelle che giorni fa sono state invitate dalle nuove Br a compiere il ‘salto di qualità’ su cui poi è ‘scivolato’ Rodotà (“Deprecabili ma comprensibili”) beccandosi il soprannome di ‘cattivo maestro’ sulla stampa. Ora il professore ci scherza su: non voleva giustificare le Br (aveva chiarito: “Ingiustificabili”) ma leggerne il fenomeno. Ad ogni modo, la domanda è un classico per la sinistra antagonista, spesso divisa: non si poteva promuovere un’unica manifestazione? Landini: “Noi non abbiamo escluso nessuno. Chi ha organizzato altre manifestazioni e non ha coinvolto, ne risponderà. Noi non manifestiamo contro nessuno ma per includere. E’ invitato chiunque voglia manifestare democraticamente. Per noi il problema della democrazia non è solo un valore, ma anche un vincolo rispetto alle forme della protesta”. Più morbido don Ciotti: “La nostra proposta sprizza simpatia ad altre attività. Dobbiamo collaborare e non contrapporci, unire forze ed energie”. E’ possibile che, a distanza di una settimana a Roma, potrebbero andare in scena manifestazioni di segno e forme totalmente diverse.

 

1 commento

  • secondo me è giusto fare l’amnistia perche concederebbe piu spazio alla ripresa economica e sociale. Non dimentichiamo inoltre che ci sono oltre il 30% di condannati totalmente innocenti o vittime di situazione per la quale devono scontare una pena zenza avere commesso reato frutto di interpetrazioni di leggi assurde(es. se metti una firma per la formazione di una società e poi non segui piu nulla e non fai niente ed altri agiscono sei condannato) capisco che ce leggerezza ma pingere le conseguenze per tutta la vita mi sembra esageratoe

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