Rodotà e Landini: la Carta va difesa

Stefano Rodotà e Maurizio Landini insistono con la «via maestra» che è la Costituzione per orientare la politica e rispondere ai problemi sollevati dalla crisi dei partiti. Lo hanno ribadito ieri in un’assemblea a Roma in cui si è parlato più volte anche del «caso» Berlusconi. «Di fronte a dichiarazioni e comportamenti veramente eversivi da parte sua, tutte le alte cariche dello Stato hanno il dovere di avere una parola più forte in questo momento», ha avvertito Rodotà citando esplicitamente il presidente della Repubblica ed esprimendo un giudizio positivo sul comunicato del Quirinale del 13 agosto. Ma ha difeso i Cinquestelle. Per il giurista infatti le proteste sul tetto di Montecitorio dei deputati di M5S potranno essere «discutibili» nelle modalità, ma sono «comprensibili». Ed Enrico Letta avrebbe «travisato» le posizioni di quanti si oppongono alle riforme costituzionali proposte dall’esecutivo.
All’assemblea in difesa della Costituzione, alla quale ha partecipato anche il leader di Sel, Nichi Vendola, oltre al segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, e, appunto, il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, Rodotà ha aggiunto che «nel corso di quest’ultimo mese è scomparso anche il senso dello Stato di diritto». Il giurista ha quindi ricordato la manifestazione che si terrà a Roma il prossimo 12 ottobre in difesa della Costituzione avvertendo che l’iniziativa non deve essere percepita «come una zattera per naufraghi ma come l’inizio di un lavoro». La «via maestra» è anche il titolo di un manifesto che, oltre ai nomi di Rodotà e Landini, porta la firma di Lorenza Carlassare, don Luigi Ciotti e Gustavo Zagrebelsky. Ieri ha aderito ufficialmente anche Rita Borsellino con il suo movimento «Un’altra storia».

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