Rossella Guadagnini – La telefonata (19 luglio 1992-2013)

Un grazie di cuore a Salvatore Borsellino e alle Agende. Se oggi sono qui, a Palermo, è perché ho imparato che scrivere non basta: occorre partecipare. E se sono qui con voi è proprio per questo, per partecipare. Ho preparato per quest’occasione un breve testo: si intitola “La telefonata”.

Questa telefonata non è stata mai intercettata semplicemente perché non esiste.

Pronto? Pronto? E’ il dottor Borsellino? La sento male… Parlo con Paolo Borsellino, il giudice assassinato?  Sì, ecco, ora meglio… Sì, dottor Borsellino, è lei? Sono davvero lieta di sentirla. E’ tanto che le volevo parlare… Ma è stato difficile rintracciarla: ci ho impiegato 21 anni. Sono una giornalista e mi ritrovo tanti numeri di telefono, anche riservatissimi come il suo. No, non posso dirle da chi l’ho avuto. Una buona fonte. Sì, sì, che sto bene, non si preoccupi. Sto benissimo.

Certo, lo capisco che questo è un collegamento un po’ strano… ma con la tecnologia, siamo andati parecchio avanti, sa. Dove sono? E dove vuole che sia? A Palermo. In via Mariano D’Amelio, sotto casa di sua madre. Perché si stupisce? No, non la conoscevo la sua mamma. Adesso è diventato un luogo di pellegrinaggio e…Ma dottor Borsellino che fa? Sta piangendo? Perché sta piangendo adesso… No, non deve fare così. Ascolti, stanno tutti bene e l’abbracciano forte, forte. Abbracciano lei e la signora Agnese.

Come faccio a ricordarmi di lei? Ma, dottor Borsellino, tutti la ricordano in Italia. Io la rivedo spesso con la Lacoste verde nell’ultima intervista fatta dai francesi… E’ su youtube ora. Cos’è youtube? Beh, magari ne parliamo un’altra volta. Ci si vedono sopra i filmati, attraverso il computer, come fosse la tv. Passerà alla storia, youtube, un po’ come lei.

Se la sono mangiata la storia, sa, dottor Borsellino, si sono mangiati la storia e il Paese, la verità e tutta Palermo. Non prevarranno, lo so. Ha ragione: vinceremo e con noi vincerà la giustizia. Anche se nulla può compensare le vostre perdite. Lo sappiamo bene questo. Noi vigiliamo, sì, anche voi -però- da dove siete….

Aiutarvi non è facile: gli ostacoli sono molti e – man mano che si va avanti – si fanno sempre più alti. Chi alza le barriere, lei lo sa… Lo immaginavo che mi avrebbe risposto così: dobbiamo capirlo da soli. Ma non è facile. Non è stato facile nemmeno per lei, me ne rendo conto. Tutte queste notizie, le sente? E che ne pensa? C’è un processo al giorno. Da un anno è partito il più grande di tutti: la trattativa stato-mafia. Trattativa no -dice lei- “presunta trattativa” bisogna dire… Che fa, dottor Borsellino, mi prende in giro? Io sono solo una giornalista.

I giudici sono stati presi di mira. E’ sempre così, dice? Da trent’anni, da quarant’anni… Ormai la mafia, da Palermo, è arrivata a Roma, a Milano, a Torino. In tutta Italia, la linea della palma -come la chiamava Sciascia- ha sopravanzato quella dei limoni e degli aranci. La palma è stata portata ovunque, in trionfo.

Perché vede, dottor Borsellino, il suo assassinio, e quello degli uomini e donne della sua scorta, insieme alle stragi del ‘93, sono stati gli ultimi prima della grande “pacificazione nazionale”. Anche se i cattivi hanno continuato a farsi i loro sporchi affari, proprio come prima. Forse anche meglio di prima, forse anche più di prima. Si sono dati una bella ripulita, hanno indossato la giacca e la cravatta e hanno cominciato a promuoversi come fossero galantuomini, confondendosi con le persone perbene. Si sono talmente ben confusi, che hanno confuso anche chi li conosceva.

A un certo punto, non li abbiamo più riconosciuti: quando ce li siamo ritrovati vicini di scrivania, quando erano i nostri capi, quando li abbiamo mandati in Parlamento. Né li abbiamo riconosciuti quando sono divenuti imprenditori, ladri e bugiardi, avvocati conniventi, giudici corrotti, giornalisti asserviti. Non li abbiamo più riconosciuti quando si sono messi indosso le divise, fingendo di difendere un Paese che invece volevano precipitare, quando sono entrati nei servizi segreti per difendere i loro segreti, quando hanno gridato al complotto contro di loro, mentre erano loro che ordivano complotti. La mafia dei colletti bianchi l’hanno chiamata, ma non vuol dire che sono puliti…

Il suo assassinio è stato cruciale. Non solo perché l’hanno crocifissa in quel modo, proprio come Cristo in croce, senza braccia e senza gambe. Ma perché poi è successo qualcosa, qualcosa che non si capisce. E’ cambiata la Repubblica, la politica, il governo. Il capo dello Stato, mi chiede…Ora è Giorgio Napolitano, sì quello del Pc: perché dice “incredibile”? E’ stato perfino rieletto. Le cose, però, non si sono messe bene. C’è stato tutto un pasticcio, l’anno scorso, tra la procura di Palermo e il Quirinale. Ci sono andati di mezzo i giudici, la Consulta, le intercettazioni sono state distrutte, a uno gli è venuto l’infarto… Ah, di questo sa già tutto… Sì, lo capisco… Il Csm mi chiede? E l’Associazione Magistrati? Che vuole che le dica: stigmatizzano, puntualizzano. Si raffreddano: sa, le correnti… E poi c’è la Corte di Cassazione: li chiamano “banditi di Stato”, adesso.

Vuole sapere di Ingroia? Ma come ha fatto a saper del dottor Ingroia? Se n’è sentito parlare fino lì… Immagino. Perché non è finito all’Antimafia? E chi lo sa? Non c’è una logica in tutto questo. Ora che Grasso è a capo del Senato… sì, sì, seconda carica dello Stato, ha sentito bene: ha promesso che farà una commissione sulle stragi con più poteri. Dopo 21 anni, dice lei? Sì, le cose cambiano lentamente, ma cambiano…

Suo fratello, per esempio, Salvatore, l’ingegnere: è diventato un simbolo della lotta contro la mafia. Dà parecchio fastidio a tutti quelli che vogliono far finta di niente, che vogliono buttarsi tutta la cosa dietro le spalle e dimenticarsene. Tanto da fare in modo che non sia mai successa e noi non dovercene più occupare. Mettere lei e il suo amico Falcone dentro un bel santino e allontanarci con la coscienza a posto.

L’hanno preso per pazzo all’inizio, Salvatore, ma poi qualcosa è cambiato, nell’opinione pubblica, nel Paese. E’ ossessionato dalla sua Agenda Rossa. Ma insomma gli vuole dire dove sta? Se l’è presa Mancino, dice, come sarebbe? Ah, è una burla! Sta scherzando! Mi spiega come fa ad aver voglia di scherzare lei? Non ha fretta, dice. Li aspetta tutti. Davvero? E chi aspetta? Politici, mafiosi, magistrati, colonnelli? Ho capito: top secret! Una riunione a porte chiuse. Tutti sanno tutto, ma nessuno dice un bel niente. Ah, che storia è mai la vostra! E’ la trattativa, dice… Ma almeno, lei, me lo conferma che c’è stata questa maledetta trattativa? Pronto, pronto dottor Borsellino… pronto? Che succede? Non c’è più la linea? Non sento nulla. Pronto, pronto!

Silenzio.

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