Alle urne da laici

Mettetevi comodi… Per altri giorni ancora le cronache politiche occuperanno i titoli di coda. Già l’effetto Sanremo, con le “ugole rosse” temute da Berlusconi, minacciava di oscurare la campagna elettorale. Ma le dimissioni del Papa sono un evento inaudito. Che sovrasta tutti gli altri. Nulla è come prima. All’improvviso, questo nostro scontro politico triste e sgangherato diventa un gioco senza rete. La politica sta ancora sulle prime pagine solo per gli scandali: il “caso” Finmeccanica, che lambisce anche Maroni,  la condanna all’ex ministro Fitto, le indagini sulla sanità lombarda, che hanno portato all’accusa di associazione a delinquere per Formigoni. I sondaggi non riescono a prevedere quale ruolo avrà il sostanziale silenzio televisivo, che colloca indietro, nella scala delle notizie, le cronache dei comizi elettorali. Nella speranza di poter recuperare, i leader  riservano lo sforzo maggiore agli ultimi giorni. Ora, anche Beppe Grillo decide di farsi intervistare, per la prima volta, da una rete televisiva, scegliendo Sky tg 24. Il che mette in ambasce tutti i partiti in corsa per le elezioni, visto che lo strumento televisivo, scomuniche a parte quando si tratta dei militanti del Movimento, il comico genovese sa usarlo con maestria.

Certo, l’intreccio delle coincidenze è sconvolgente. Nessuno poteva prevedere un percorso così avventuroso.  La campagna elettorale affronta le sue ultime tappe mentre le cronache sovrabbondano di notizie e indiscrezioni sull’inedito interregno tra Benedetto xvi e il suo successore. La sera di lunedì 25 febbraio conosceremo i risultati delle elezioni, ma tre giorni dopo, giovedì 28, papa Ratzinger lascia e si aprono le procedure per il Conclave. Neppure la fantapolitica poteva disegnare questo scenario: Roma, in contemporanea, senza capo del governo e senza il Papa. E, per di più, con un presidente della Repubblica sul piede di partenza, essendo vicina la scadenza del suo mandato. Lunedì, le urne potrebbero affidarci un responso già sicuro se il centrosinistra dovesse conseguire una vittoria piena, tanto alla Camera quanto al Senato. Ma le cose non si annunciano così chiare. A Palazzo Madama la situazione potrebbe essere ben più complicata, privando Bersani di una maggioranza autosufficiente. Bisognerà vedere come andrà a finire in alcune regioni-chiave, Lombardia in testa. Dove si fermerà la rimonta annunciata da Berlusconi, se Monti avrà i numeri per fare da ago della bilancia, quali proporzioni assumerà il successo che i sondaggi attribuiscono al Movimento di Grillo. Mentre i cardinali scelgono il successore di papa Ratzinger, Quirinale e partiti potrebbero essere alle prese con difficili trattative per la formazione  del nuovo governo.

Nello scenario malcerto del Paese è un bel rebus. Del resto, è inutile negarlo: gli affetti delle scelte vaticane sulla politica nazionale ci sono sempre stati. Quando dal Conclave venne eletto, la sera di lunedì 16 ottobre 1978, Karol Wojtyla, arcivescovo di Cracovia, molti pensarono che, con l’arrivo del papa straniero, l’influenza della Gerarchia cattolica sulla politica italiana si sarebbe attenuata, fino a dissolversi. Previsione che si rivelò ben presto infondata. Il Tevere non divenne “più largo”, come aveva auspicato Giovanni Spadolini. Anzi, le due rive si avvicinarono. Si sarebbe conclusa l’era democristiana. Ma si affermò il “metodo Ruini”: vale a dire, l’intervento diretto, non più mediato dalla Dc, nell’agone politico. Ora, quel “metodo” non è più in auge, ma resta, lungo il percorso di un dialogo laico, il macigno dei “valori non negoziabili”. A loro volta, molti partiti continuano a sgomitare per cavalcare l’onda lunga del potere vaticano. Assisteremo alla riedizione dello stesso spettacolo? E  quale pontefice uscirà dal Conclave? Un  italiano, che magari conosce fatti e misfatti della nostra politica, o un europeo o, addirittura, un extraeuropeo, fatto che sconvolgerebbe i vecchi equilibri? Le domande sono molte. Anche suggestive. Ma dovremmo augurarci, anzitutto, che dalle urne, lunedì 25 febbraio, esca un governo stabile. E che la futura politica garantisca i principi di ogni democrazia liberale: per cui, la rilevanza pubblica della religione viene rispettata, ma il discorso politico, soprattutto quando arriva alla deliberazione legislativa, rimane rigorosamente laico.

2 commenti

  • Purtroppo in Italia per le dimissioni/rinuncia del Papa non c’è par condicio che tenga. E’ inutile continuare a nascondersi il peccato originale del nostro Stato/stato: la divisione tra laici e cattolici, come viene rappresentata nel timore di dividere una popolazione prevalentemente cattolica, è una finzione ideologica: la divisione non sta nella fede, ma nell’etica. Consiglio i cristiani di buona fede e di buona volontà di convertirsi al Protestantesimo.

  • ragazzi, spedite il curriculum, che qui ci sono dei posti di lavoro qualificati.
    e mal che vada con una visibilità di almeno cinque anni.

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