L’ultima trattativa “Uno scudo anti-pm”

«VOGLIO che il mio onore venga salvato ». Incalzato dai processi, con il timore di una raffica di condanne in arrivo, Silvio Berlusconi ha iniziato ad accarezzare di nuovo una sua vecchia ossessione: tutelarsi dai processi con una qualche forma di immunità. CON il Pdl cresciuto di sei punti in tre settimane, con le liste ripulite dai più impresentabili, adesso inizia a crederci. Non di vincere, anche Alessandra Ghisleri ritiene il «miracolo» impossibile. Ma di pareggiare sì. Fare patta al Senato, conquistare il premio di maggioranza nelle quattro regioni in bilico — Sicilia, Lombardia, Campania e Veneto — per costringere Bersani alla trattativa sulla giustizia. È questo l’obiettivo strategico del Cavaliere. Che desidera uno scudo, un salvacondotto, per mettersi al riparo dalle tre sentenze di condanna che vede arrivare sempre più vicine, quelle dei processi Ruby, Mediaset e Unipol. Benché gli avvocati Ghedini e
Longo gli abbiano spiegato che è inutile illudersi, visto che i precedenti tentativi (prima il Lodo Schifani del 2003, poi il Lodo Alfano del 2008) sono stati spazzati via dalla Consulta, che li ha trovati in contrasto con una decina di articoli della Costituzione, Berlusconi non si dà per vinto.
L’idea è ancora confusa nella sua attuazione pratica, ma Berlusconi non sente ragioni. Per questo il teatro della battaglia è diventato palazzo Madama, l’unico luogo dove sarà possibile far pesare i propri voti. Per il governo, certamente. Ma soprattutto per l’elezione del nuovo capo dello Stato. Uno dei papabili per il Colle nei giorni scorsi è andato a trovare il Cavaliere per sondarne il gradimento sul proprio nome. E ha riferito successivamente di aver trovato il leader del Pdl molto disponibile a convergere su una personalità non necessariamente di centrodestra. Non c’è stato insomma alcun «adesso tocca a noi». A una sola condizione però: «Chi vorrà i nostri voti per essere eletto dovrà garantire uno scudo per mettermi al riparo da questa aggressione finale dei pm». Una richiesta inaspettata, che ha lasciato di sasso l’interlocutore. Nessuno conosce quale forma debba prendere questa richiesta, se una nuova immunità parlamentare valida erga omnes, o piuttosto una nomina politica di peso, come potrebbe essere il laticlavio a vita per Berlusconi. O di nuovo un lodo per le alte cariche, ancora più limitato rispetto a quello del 2008. E se fosse un nuovo lodo il Cavaliere — per quanto i suoi stessi collaboratori ritengano la carica «inadatta » al suo temperamento e dunque l’ipotesi irrealistica — sogna per sé di salire allo scranno di Schifani: presidente del Senato. Non tanto per fare uno sgarbo a Casini, che ha prenotato quel posto da tempo. Ma per dare all’eventuale salvacondotto una veste istituzionale.
Gasato per la rimonta di questi giorni, qualcuno nel Pdl inizia a crederci davvero. Maurizio Paniz, deputato-avvocato che ha messo la sua faccia sul processo breve e sulla difesa di Berlusconi alla Camera sul caso Ruby-Mubarak, sogna in grande: «Se Monti è stato fatto senatore a vita, Berlusconi lo merita molto di più. Il nuovo capo dello Stato lo dovrebbe fare senatore al cubo. Anche la presidenza del Senato sarebbe un giusto coronamento per uno che è stato il protagonista assoluto della politica italiana degli ultimi vent’anni ». Persino un iper-realista come Fabrizio Cicchitto, che conosce le dure leggi della politica, lascia la porta aperta al
dubbio: «Presidente del Senato la sinistra non lo eleggerà mai. Ma chissà… aspettiamo i risultati del Senato». Per questo il Cavaliere non molla, sta spingendo al massimo i motori della campagna per conquistare punti su punti. La Ghisleri ora lo dà al 23,5 per cento (anche se Pagnoncelli ieri a Ballarò l’ha inchiodato al 17,8%) in crescita. E Berlusconi ha commissionato un nuovo sondaggio, che arriverà lunedì prossimo, quando il campione potrà esprimersi anche sulle liste del Pdl ripulite dagli impresentabili. L’ex premier è certo che ci sarà un rimbalzo verso l’alto. In tempo di par condicio ha programmato un tour di dodici città, con comizi in cinema e teatri. Servirà a dare l’ultima spinta per essere determinante al Senato.

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