Per una stagione costituzionale

PER UNA STAGIONE COSTITUZIONALE
NON PAROLE VUOTE MA ATTI DI CONTRIZIONE

Libertà e Giustizia non è un partito politico, ma un’associazione di cultura politica, ispirata ai due principi indicati nella sua stessa denominazione. Il suo metodo è la ragione applicata ai fatti. Allontaniamoci, allora, un poco dai particolari della cronaca politica quotidiana e cerchiamo di intravedere l’insieme dei fatti per ricavarne linee di pensiero e d’azione. Sempre che non sia un esercizio inutile.

IDEE-FATTI

Nella vita politica, le idee, le percezioni, le illusioni e le indignazioni che contano non sono necessariamente quelle veritiere. Sono quelle che permeano le coscienze, fanno senso comune e muovono i comportamenti dei grandi numeri, vere o false che siano. In ogni caso, sono semplificazioni e, proprio per questo, sono efficaci. Poiché sono efficaci, esse sono, per l’appunto, “fatti”, non effimere impressioni che passano da sé.

a. La prima idea-fatto – inutile dirlo – si esprime con la parola “casta”: giri intrecciati di potere politico, burocratico, economico e finanziario che si auto-alimentano per nepotismo e cooptazione, in base a patti di protezione e fedeltà; potere per il potere, inamovibile, spesso occulto e illegale; disuguaglianze crescenti tra chi sta dentro e chi fuori, chi sopra e chi sotto; privilegi e stili di vita incomparabili; ricchezza crescente per pochi e povertà dilagante tra i molti. Una grande divisione sociale, per la quale, un tempo, fu coniata l’espressione “razza padrona”. La lotta di classe pare diventare, o già essere diventata lotta di casta, e a parti invertite: non degli sfruttati contro gli sfruttatori, ma degli sfruttatori contro gli sfruttati. Forse, ancora non si percepisce la dimensione globale di questa immensa ingiustizia, rispetto alla quale gli abusi, le corruttele, i furti di casa nostra, per quanto insopportabili, sono quisquilie. Quando si percepirà, cioè si farà strada l’idea, la reazione sarà la restaurazione delle piccole patrie, delle piccole comunità, come rifugi al tempo stesso protettivi e aggressivi: una vecchia storia.

b. La seconda idea-fatto è l’identificazione del potere che s’è detto con le Istituzioni. La politica moderna si basa sulla distinzione tra le istituzioni e coloro che le impersonano e le servono. L’idea odierna è il rovesciamento: coloro che stanno nelle istituzioni se ne servono. In tal modo, ogni degenerazione dei primi viene percepita come vizio delle seconde. Una volta, la corruzione di uno, era vista come corruzione di quello, poi del suo partito, poi dei partiti tutti quanti, poi della politica come tale, infine delle istituzioni tutte quante. I corrotti, gli insipienti, i dilettanti, gli arroganti, ecc. che operano nelle istituzioni non sono solo cattivi soggetti per se stessi, ma lo sono anche di più per le istituzioni democratiche. Nessuna azione antidemocratica è più efficace della corruzione e della propaganda che si basa su di essa. Anche questa è una vecchia storia.

c. La terza idea-fatto è che tutto s’equivale e che “sono tutti uguali”. Di conseguenza, non c’è nulla di possibile e nessuno di cui ci si possa fidare. Tanto vale, allora, starsene a guardare, sperando nella palingenesi, cioè nel crollo della politica e delle sue istituzioni e nell’apparizione di qualcuno che faccia piazza pulita. Che questa prospettiva esista e possa diventare persino maggioritaria è il crimine maggiore che dobbiamo imputare alla generazione che è la nostra. Di nuovo, ci appaiono i fantasmi d’una vecchia storia che si deve sapere dove porta.

LE RISPOSTE VUOTE

Queste generalizzazioni sono sbagliate. Sono anzi trappole pericolose. Ma sono fatti. Come le vediamo contrastare? Con vuote banalità e con azioni controproducenti. La prima banalità è l’accusa di antipolitica, che evita di fare i conti con le ragioni che allontanano dalla politica e si presta, contro chi la pronuncia, a essere ritorta con la stessa, se non con maggiore forza. Chi è, infatti, il vero antipolitico? La domanda è a risposta aperta. Non serve a nulla l’anatema. Serve solo la buona politica. Non bastano le parole, quelle parole che si possono pronunciare a basso costo; parole banali anch’esse, che non vogliono dire nulla perché non si potrebbe che essere d’accordo. Nella politica, che è il luogo delle scelte e delle responsabilità, dovrebbe valere la regola: tutte le parole che dicono ciò che non può che essere così, sono vietate. Non vogliono dire nulla riforme, moralità, rinnovamento, innovazione, merito, coesione, condivisione, giovani, generazioni future, ecc.: vuota retorica del nostro tempo che tanto più si gonfia di “valori”, tanto più è povera di contenuti. Chi mai direbbe d’essere contro queste belle cose?

COME USCIRNE
1) ATTI DI CONTRIZIONE E SEGNI DI DISCONTINUITA’

Alle vuote parole che non costano niente, corrispondono azioni e omissioni nefaste, anzi suicide. Si scoprono ora (!) ruberie, inimmaginabili nel mondo normale, e s’invoca subito una legge sui partiti e sul controllo dei flussi di denaro che arrivano loro: una legge che non si farà. Si scopre ora (!) che la corruzione dilaga e si fa una legge-manifesto che, anche a dire di quelli che, all’inizio, l’hanno appoggiata, servirà poco o nulla. Ci si accorge ora (!) che gli organi elettivi sono pieni di gente impresentabile e si prepara una legge sulle candidature. Leggi, sempre leggi, destinate a non farsi o, se fatte, a essere svuotate. Ma nessuno obbliga a rubare, a corrompere e farsi corrompere, promuovere candidati senza qualità o con ben note “qualità”. I cattivi costumi si combattono con buoni costumi. Le leggi servono a colpire le devianze, ma nulla possono quando la devianza s’è fatta normalità. Prima di cambiare le leggi, occorre cambiare se stessi e, per cambiare se stessi, non occorre alcuna legge. Per chiedere rinnovata fiducia, occorrono ATTI DI CONTRIZIONE, segni concreti di discontinuità, non “segnali”, come si dice per dissimulare l’inganno.

Non è un segno, ma un segnale, per di più autolesionistico, la legge elettorale che è in gestazione. Mai più al voto con la legge attuale, s’era detto. Impedito il referendum da un’improvvida sentenza della Corte costituzionale, il problema della riforma è passato al Parlamento, cioè a chi ha da sperare vantaggi o temere svantaggi. Ci voleva poco a capire che, in prossimità delle elezioni, sondaggi alla mano, tutto sarebbe dipeso da calcoli interessati e poco o nulla da buone ragioni di giustizia elettorale. Non c’è bisogno di apprenderlo dal “Codice di buona condotta in materia elettorale” (§§ 65 e 66), che contiene il “minimo etico” segnalato agli Stati dal Consiglio d’Europa nel 2002. Lo comprendiamo da soli. Comprendiamo che la nuova legge elettorale, se ci sarà, dipenderà dagli interessi dei partiti, non degli elettori che vi troveranno ulteriori ragioni di distacco o di rabbia. La riforma, che avrebbe dovuto servire a riavvicinare eletti ed elettori, allargherà la distanza. Si persevera, invece, tentando di ritagliarsi comunque un posto o un posticino che conti qualcosa, in una barca che rischia di andare a fondo con quelli che ci sono dentro. Si pensa che non ce ne si accorga? e che ciò non porti altra acqua a chi vuol affondarla? Che insipienza!

 2) UNA STAGIONE COSTITUZIONALE PER VIVERE IN LIBERTA’ E GIUSTIZIA

Dove appoggiarsi per uscire dal pantano, per suscitare coraggio, energie, entusiasmo, in un momento di depressione politica come quello che viviamo? Dove trovare l’ideale d’una società giusta, che meriti che si mettano da parte gli egoismi e i privilegi particolari, che ci renda possibile intravedere una società in cui noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli, si possa vivere in libertà e in giustizia? È sorprendente che non si pensi che questo ideale, questo punto d’appoggio c’è, ed è la COSTITUZIONE. Ed è sorprendente che si sia chiuso in una parentesi quel referendum del giugno 2006 in cui quasi sedici milioni di cittadini si sono espressi a sostegno dei suoi principi. Altrettanto sorprendente è che non si dia significato – forse perché non se ne ha nemmeno sentore – all’entusiasmo che accoglie, tra i giovani soprattutto, ogni discorso sulla Costituzione, sul suo significato storico e sul valore politico e civile attuale. Non c’è qui una grande forza che attende d’essere interpellata per cambiare la società?
Non è paradossale che ci si volga indietro per guardare avanti. Le difficoltà in cui ci troviamo non derivano dalla Costituzione, ma dall’ignoranza, dal maltrattamento, dall’abuso, talora dalla violazione che di essa si sono fatti. Eppure lì si trova almeno la traccia della risposta ai nostri maggiori problemi. Il LAVORO come diritto a fondamento della vita sociale, e non la rendita finanziaria e speculativa; i DIRITTI CIVILI e non le ipoteche confessionali e ideologiche sulle scelte ultime della vita; l’UGUAGLIANZA di fronte alla legge e non i privilegi per proteggere i deboli e combattere le mafie d’ogni natura; l’impegno a promuovere politiche di EQUITA’ SOCIALE E FISCALE e non l’autorizzazione a gravare sui più deboli per risolvere i problemi dei più forti; la garanzia dei SERVIZI SOCIALI e non la volontà di ridurli o sopprimerli; la SALUTE come diritto e non come privilegio; l’ISTRUZIONE attraverso la scuola pubblica aperta a tutti e non i favoritismi alla scuola privata; la CULTURA, i BENI CULTURALI, la NATURA come patrimonio a disposizione di tutti, sottratti agli interessi politici e alla speculazione privata; la libera INFORMAZIONE, come diritto dei cittadini e diritto-dovere dei giornalisti; ancora: la POLITICA come autonomo discorso sui fini e non come affare separato di professionisti o tecnici esecutivi; la partecipazione all’EUROPA come via che porti alla pace e alla giustizia tra le nazioni, a più libertà e più democrazia, non più burocrazia e meno libertà. In generale, nella Costituzione troviamo la politica, il bene pubblico che più, oggi, scarseggia.

Invece, ancora una volta, come da trent’anni e più a questa parte, si ripete la stanca litania della prossima stagione come “stagione costituente”. Costituente di che cosa? Volete dire, di grazia, che cosa volete costituire? E credete con questa formula di ottenere consensi, tra cui i nostri consensi? Non viene in mente a nessuno che il nostro Paese avrebbe bisogno, piuttosto, di una “STAGIONE COSTITUZIONALE” e che chi facesse sua questa parola d’ordine compirebbe un atto che metterebbe in moto fatti, a loro volta produttivi d’idee, anzi d’ideali?

65 commenti

  • Da troppo tempo i “diversi”, quelli che non sono “tutti uguali”, hanno rinunciato a marcare con forza la propria diversità, e anziché dare continuità a quella “Stagione costituzionale” iniziata il 1° gennaio 1948, che troppo presto si è inceppata, che troppo presto ha fatto parlare Calamandrei di “Costituzione incompiuta”, i “diversi” hanno trovato più comodo appiattirsi sul conformismo del potere, e nemmeno il clamoroso fallimento, ennesimo fallimento dell’ennesima “Bicamerale”, quella presieduta dall’On. Massimo D’Alema, ha determinato una qualche resipiscenza, ed oggi arriviamo a leggere, pur di continuare a darsi ragione, che Grillo è peggio di Berlusconi.

    Che il populismo di Grillo non rappresenti “la via”, per dirla con Edgar Morin, è anche facile da dimostrare, come sarebbe stato a suo tempo facile interpretare l’articolo 10 della legge 361/57 leggendo l’inciso «in proprio», in senso letterale, e non come si è fatto «in nome proprio», ritenendo così legittima l’elezione del “piduista spergiuro”, ma oggi assistiamo all’esorcismo che vuole Grillo al posto di Berlusconi, anziché ad una riflessione capace di spiegare e dare finalmente conto del fenomeno Grillo, come conseguenza della imbelle opposizione che per un ventennio è stata la principale fonte di sostentamento del fenomeno Berlusconi.

    Una “Stagione costituzionale”, neanche da cominciare ma da rilanciare, non nel chiuso del Palazzo dove ormai è solo buona per ipocrite liturgie, ma fra i cittadini, quelli che sono il soggetto dell’Art. 49 Cost., dove i partiti sono complemento oggetto, strumento nelle mani dei cittadini e non viceversa, è quanto di più auspicabile si possa oggi “sognare”.

    Come fare a sognarla almeno ad occhi aperti, non ho personalmente la forza di immaginare, certo, non è “concedendo” libertà di coscienza che si potrà muovere qualche passo, ma investendo sulla “libertà di coscienza” che è un prerequisito dei cittadini che non vogliono essere sudditi.

  • E’ un editoriale profondo sia pure in modo sintetico. Dice tutte cose che dovrebbero far riflettere ed agire di conseguenza. Ma noi viviamo in un’epoca troppo distratta e la politica è presa da tut’altra cosa.
    gilbtg

  • Tutto bello, bellissimo, giusto , equo. Stimo i Professor Zagrebelsky, come poche persone al mondo. L’impegno dovrebbe vincere, peccato che,invece, non serva a niente.

  • non so se la Costituzione ed il suo rilancio siano di per sé un elemento sufficiente. Anche “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” è una frase vuota (come ha giustamente osservato Zagrebelski per tutti gli insopportabili termini come riforme, rinnovamento, ecc.) se non gli si dà un contenuto concreto di azione con un programma preciso su: A) flessibilità si o no? B) Reddito di cittadinanza come garanzia pubblica rispetto a quella offerta dalla posizione inamovibile sul posto di lavoro; C) promozione riduzione generalizzata orario di lavoro a fronte della promozione di un livello di occupazione più alto? Domande fondamentali che non trovano risposta nella Costituzione né in frasi come “il lavoro come fondamento della vita sociale, e non la rendita finanziaria e speculativa”, anche questa una frase all’interno della quale rischiano di trovarsi tutti. Detto ciò, credo sia inutile attendersi dall’attuale classe politica “atti di contrizione e segni di discontinuità”; serve invece una vera rivoluzione (ovviamente pacifica) basata su pochi chiari obiettivi di radicale cambiamento, che necessariamente comportano l’estromissione dell’attuale classe dirigente. Chi la promuova e quale ne sia il programma, qui sta il problema…

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  • Anche questa volta, in un momento delicato, L&G fa sentire con autorevolezza la sua voce e offre una grande opportunità di autentica partecipazione civile e politica. Speriamo che qualche candidato alle primarie del centrosinistra, messo da parte il quotidiano stillicidio di dichiarazioni e polemiche, sappia farsi interprete delle istanze di legalità, giustizia sociale, libertà dell’informazione qui espresse.

  • Complimenti, professore, questo pezzo è tanto lucido ‒ come sempre ‒ quanto emozionante.

  • Sono un sostenitore di L&G e cerco di contribuire col mio tempo e il mio pensiero all’attività del Circolo di Milano perchè ne condivido i principi e l’anelito Costituzionale.
    Grazie a Zagrebelsky e a tutti coloro che si impegnano perchè Libertà e Giustizia tornino ad essere dei valori in questo nostro malandato paese.
    N:B: proprio ieri il Senato ha votato una legge vergogna sull’informazione monito al lavoro che ancora dobbiamo compiere perchè Libertà e Giustizia non siano parole vuote.

  • Grazie, per avermi mostrato il potenziale esplosivo di giustizia contenuto nella nostra costirtuzione.

  • Nelle questioni del potere, non si parli più di fiducia nell’uomo, ma si vincoli quest’ultimo, contro il mal fare, con le catene della costituzione.
    Thomas Jefferson, Draft of Kentucky Resolution of 1789

    Propongo l’ elezione di un’Assemblea Costituente di cittadini, i cui partecipanti rinunceranno a candidarsi al Parlamento, per scrivere il Capitolo delle Regole a cui i politici saranno vincolati. Regole che vanno fissate ed eventualmente cambiate solo con referendum, non con i due terzi più uno dei parlamentari.

    http://blog.libero.it/spartaco/

  • la giustizia senza la forza è troppo poco.Su quale forza contare? E non mi si risponda :sulla forza dela giustizia,o delle idee o della speranza etc perchè chi è al potere, e la storia lo dimostra ampiamente,non cede il potere alla bontà delle idee,ma solo alla manifestazione della forza.Quindi bilancia si,ma anche -spero in una smentita-spada.Auguri a tutti.

  • Il miglio modo per difendere la Costituzione è applicarla anche nei propri comportamenti.

  • A proposito di coloro che stano nelle istituzioni e se ne servono:

    «La “forza di legge”, di per sé non distingue diritto da delitto. Affaristi, avventurieri, ideologhi fanatici e perfino movimenti criminali, organizzati con tecniche efficaci per la conquista spregiudicata del potere, hanno preteso legittimità per le loro azioni alla stregua di leggi fatte da loro stessi, per mezzo del controllo totale delle condizioni della produzione legislativa. Con la conseguenza che i poteri, ch’essi venivano attribuendosi, potevano certo dirsi legittimi nel senso di legali, essendo al contempo scientificamente qualificabili come usurpazioni, cioè poteri autoproclamati e autoconferiti» (Gustavo Zagrebelsky – Intorno alla Legge – Einaudi 2009)

  • Non credo che gli attuali tenutari dello scettro siano disposti a cederlo ritirandosi dalla scena politica con estrema consapevolezza. La sceneggiata dell’altra sera fra le luci di Sky dimostra che lo stato dell’arte è miserevole e, a conferma dello scetticismo, si aggiunge il prosieguo recitato fra Bersani e Alfano preoccupati semplicemente della propria sopravvivenza politica. L’ideale sarebbe una COSTITUENTE che ripulisse i sospetti consentendo a questa democrazia di spaziare in tutta la sua legittima affermazione. Non sarà facile, manca il Robespierre necessario a guidarla, e la ghigliottina è stata relegata per eccesso di BECCARISMO. Solo il sangue potrà ripetere le giornate eroiche della Resistenza.
    Ad maiora, Professore.
    Celestino Ferraro

  • Il principio di eguaglianza formale e sostanziale di cui rispettivamente al primo e secondo comma dell’art.3 della nostra Carta Fondamentale contiene idee programmatiche che oscillano tra l’essre ed in dover essere. Molte norme della nostra Costituzione nata dai tormenti di una dittatura e di una guerra sono espressione dei più alti ideali concepiti al tempo della sofferenza da uomini il cui spessore culturale ed il senso etico non sono neppure lontanamente a quelli che sono venuti dopo e ciò sia perchè l’instupidimento e l’ignoranza di massa non era giunto ai livelli attuali e sia perchè una società piena di acritici consumatori nulla poteva avere ed ha in comune con una società cresciuta nel martirio e nella sofferenza. Si è persa la memoria si è spezzato il rapporto di continuità di valori tra la generazione dei padri costituenti e qualla degli anni 80 e 90 . Un vuoto generazionale incolmabile che può essere superato solo dalla generazione di internet dall’informazione corretta e dalla coscienza e cultura storica.

  • un grazie di cuore al prof. Zagrebelski per l’analisi. L’unico appunto che posso fare a queste parole è che alla lucidità della visione non si accompagna una proposta politica concreta. Assumiamo quanto lei ci dice come codice etico e morale, ma poi? E’ vero che il cambiamento comincia dal singolo, ma senza il coordinamento delle pratiche politiche di un pensiero collettivo questo stesso pensiero rischia di rimanere solo un pensiero. E’ di buona politca ispirata da alti ideali costituzionali che abbiamo bisogno.

  • Belle parole e alti ideali ma che per essere realizzati hanno necessità di una società pulita sopratutto negli organi dirigenti del paese e, per fare ciò è indispensabile spazzare via tutto il lordume che ci circonda senza alcuna pietà. Chi ha voluto la lotta di casta si accorgerà che era assai meglio il concetto del chi si contenta gode. Non si può poi chiedere a tutti indistintamente, vittime e carnefici, di fare il mea culpa. Troppo comodo andare a dire a migliaia di lavoratori ora disoccupati che sono responsabili di aver fatto scelte sbagliate. È vero! Ma è altrettanto vero che chi doveva controllare che si governasse secondo i dettami della costituzione non si è palesato fin quando la situazione non è degenerata in un ordalia marcescente e corrotta. Ed è altrettanto evidente che sia la maggioranza che l’opposizione hanno partecipato con entusiasmo al banchetto dove erano apparecchiate le giuste speranze dei nostri giovani ed il desiderio di un minimo di tranquillità per gli anziani. Quindi non c’è nulla di diverso da poter fare se non raccogliere la sfida della casta e spazzarla via dalla faccia della terra ovunque essa si annidi. Dopodichè si potrà finalmente dare applicazione concreta ai dettami della costituzione finora rimasti totalmente disattesi e ridicolizzati. Chi ha paura di quello che potrà succedere si rassegni perchè non accadrà solamente in Italia ma in tutto il mondo Cina compresa. Un saluto.

  • Mi convinco sempre piùche sono poche le persone che intendono fare qualcosa veramente di importante nell’interesse della collettività. E’ vero si parla tanto di Costituzione, ma come un termine di significato vuoto, astratto. Condivido il documento di Zagrelbeski e mi faccio carico di divulgarlo tra i miei amici.
    Buon lavoro
    giulio da Napoli

  • PURTROPPO LA cOSTITUZIONE CHE ,COME AFFERMA DON CIOTTI ,RAPPRESENTA LO STRUMENTO ANTIMAFIA PER ECCELLENZA, E’ DIVENTATA CARTA “straccia”, PER QUESTO E’ INDISPENSABILE SOSTENERE COLORO CHE LA SOSTENGONO E SI BATTONO PERCHE’ VENGA APPLICATA IN TUTTE LE SUE PARTI.

  • Il documento di Zagrebelsky è pienamente condivisibile e riporta in superficie la necessità dell’impegno di tutti e quotidiano nella coerenza delle proprie azioni e dei comportamenti orientati al bene comune. La forza dell’esempio, del confronto, della condivisione empatica maturata di persona, può rappresentare una via per il cambiamento. Certamente più che l’assistere inermi al rimpallo di opinioni e informazioni scontate e a ciclo chiuso sparate a raffica continua dai mezzi d’informazione di massa. Informazione che prende origine, viene strutturata e fatta somministrare da un’elite non certamente composta da gente che convive quotidianamente con le incertezze e le difficoltà di fatto. Anche le migliori intenzioni di sano cambiamento pubblicamente proclamate dalla politica, concretamente precipitano nella frattura aperta tra società reale e appartenenza a una casta che filtra e modifica significati, comportamenti e azioni riquadrandoli nei privilegi goduti. Non si è ancora distinto, tra i cosiddetti soggetti pubblici, colui che ha dato un segno esemplare, tradottosi poi in fatti, di coerente rinuncia, anche solo parziale, del proprio status a favore del bene comune per l’affermazione dei diritti per tutti verso i privilegi di pochi.
    Penso che gli elementi fondanti la nostra Costituzione debbano essere consapevolmente applicati da ogni singolo cittadino e in ogni circostanza per alimentare quel processo partecipato di rivoluzione culturale capace di fagogitare, nella sua espansione, le devianze dell’attuale politica e assicurare, agli elettori, degli eletti pronti a rappresentare gli interessi reali per il benessere collettivo.

  • La lettera del prof. Zagrebelsky è eccezionale per accuratezza e completezza nel descrivere i VERI PROBLEMI e le FINTE SOLUZIONI che
    ci vengono prospettate e offerte, soluzioni che consistono soprattutto in parole altisonanti e male applicate, riferite a quanto è ovvio e superfluo
    FARE LA LEGGE
    comportatevi bene e non sarà necessario fare la legge
    se non erro un famoso politico, è stato anche Presidente del Consiglio, aveva suggerito di modificare addirittura l’ art. 1 della Costituzione, ritenendo TROPPO SOVIETICO il principio che L’Italia è una repubblica democratica FONDATA SUL LAVORO….. meglio non commentare!
    La Costituzione è il nostro riferimento da applicare nei dettagli.

  • Sono pienamente d’accordo con la lucida ed appassionata analisi del professor Zagrebelski Ma dopo aver contemplato il rovinoso abisso dove ci sta portando questa classe politica corporativa, autoreferenziale, inadeguata e spesso corrotta; dopo aver giustamente riaffermato il grandissimo valore della nostra Costituzione che deve essere attuata, non modificata, resta in sospeso la domanda chiave: che fare?, da dove possiamo ripartire per risanare il Paese? Esiste ancora un “ubi consistam”, una salda roccia a cui aggrapparsi senza farsi travolgere dala marea montante del populismo “antipolitico” che rischia di diventare “antidemocratico?” come già accaduto nel sanguinoso ’900 ?

  • grazie a Gustavo Zagrebelski per questo lucido manifesto che interpreta e proclama i sentimenti degli italiani più appassionati del bene comune e di una vita democratica degna di questo nome… come possiamo opporci a questo degrado che sembra inarrestabile, e a cui i nostri “rappresentanti” sembrano impermeabili? La rivoluzione culturale dovrebbe coinvolgere anche loro, che tengono le chiavi del potere…

  • Egregio professore, noto che Lei evita accuratamente termini come “comunità nazionale o – Dio ce ne scampi! – “nazione”, indicanti valori accettati da tutti e sovraordinati a tutto il resto. Senza di essi la politica, come è quasi sempre avvenuto nella storia d’Italia, diventa più lotta contro un nemico interno che processo virtuoso volto a perseguire fini collettivi e comuni. La “buona politica”, dunque, senza un minimo di valori condivisi non riesce a inverarsi e questo lo sa bene uno statista come Barak Obama, il quale lo ha sottolineato ripetutamente nel recente discorso per la sua rielezione. Io sono sicuro che anche Lei, ovviamente, si rende conto di ciò ma dato che si rivolge a un Paese perennemente lacerato e diviso crede di trovare la chiave di sintesi nella nostra Costituzione basata sui “valori della resistenza”. Purtroppo non è così, perché in questi ultimi 65 anni abbiamo dovuto constatare con crescente amarezza che la nostra Carta fondamentale non è riuscita a svolgere un ruolo durevolmente unificante. E ciò, a mio parere, è stato uno dei motivi principali (anche se non l’unico) dell’attuale degenerazione della vita politica nel nostro Paese. Dunque, la Sua diagnosi è corretta ma il rimedio che Lei propone si è già mostrato – purtroppo, ripeto – inefficace…

  • Zagrebelski ,
    lei è la nostra ultima speranza,uno dei pochi esempi di borghesia illuminata e colta,uno dei pochi esempi di intellettuale che sa educare
    i suoi cittadini,
    professore lei è davvero la persona più adatta per diventare il prossimo Presidente della Repubblica
    la prego ci aiuti

  • La cultura prima di tutto!
    “Costituiamoci”per un nuovo illuminismo che sottragga il patrimonio Italia al partito trasversale dell’adulata ignoranza!

  • Gentile prof Zagrebelsky,
    anch’io, come tutti, condivido la sua ineccepibile analisi. Tuttavia ritengo, come qualche altro socio, che anche nel suo intervento manchi il “come” uscire dalla nostra attuale situazione. Ritengo infatti che il suo richiamo all’applicazione della costituzione sia tanto necessario quanto non sufficiente per iniziare ad affrontare gli immani problemi che sovrastano il nostro povero paese. Infatti, come le idee, anche la Costituzione viaggia sulle gambe degli uomini e per questo se non ci sono buoni uomini che si fanno strumento dell’attuazione della Costituzione, questa non si invera di per sé. E poiché, per quanto io guardi, non vedo persone affidabili sulle cui gambe far camminare la nostra Costituzione, tra quelle che si contendono il potere, io rimango fortemente pessimista. Caro Professore, per come io vedo le cose, l’Italia è soltanto all’inizio del tunnel, per usare un’abusata metafora. Arrivo a pensare e a dire che forse sarebbe il momento che L&G si trasformi, dismetta i panni dell’associazione culturale ma un movimento anzi, mi vergogno quasi a dirlo, un partito che si presenti alle prossime elezioni con lei come presidente del consiglio. Conosco la sua riluttanza a questa idea però mi corre l’obbligo di ricordarle che chi ha i talenti li deve impiegare e se non lo fa si assume una responsabilità grave. Mi corre anche il dovere di chiederle: su quali gambe vuol far camminare la sua stagione costituzionale, se non sulle sue? Le faccio questo appello: prof Zagrebelsky, se non vuole che l’ Italia si inoltri oltre nel tunnel, lasci le sue amate carte e faccia camminare la stagione costituzionale che noi tutti auspichiamo, sulle sue gambe. Per cui concludo il mio intervento chiedendole di trasformare L&G in un partito e di candidarsi a premier. Noi lo appoggeremo Professore, e allora sì che la stagione costituzionale potrebbe avere inizio.

  • L’idea evocata da Alberto Zennaro ( che personalmente non conosco ) mi sembra degna di riflessioni approfondite e ampio dibattito pubblico . Non ci sono altre realistiche possibilità per uscire dal ” pantano ” denunciato nel documento del ” professore”. Infatti le leggi , anche le migliori , come la Costituzione , sono sempre necessariamente astratte e generaliste. Solo le Istituzioni sono vive e in grado di realizzare le idee e i concetti che hanno ispirato la legge. Ma le istituzioni sono composte da uomini e donne , per natura fragili e corruttibili . Se si vuole che le istituzioni dello stato e lo stato stesso funzionino realizzando lo spirito delle leggi ( la Costituzione) , é necessario che stato e istituzioni siano controllate dai cittadini . Tutto il resto è ipocrisia e menzogna pericolosissima , i cui risultati possiamo verificare tutti i giorni.

  • Gent. prof. Zagrebelsky,

    Le sue osservazioni e riflessioni come al solito colgono nel segno e tuttavia si avverte la necessità di trovare la strada per rompere quel muro di incultura super resistente per cui un vero risorgimento civile e costituzionale non è avvertito come esigenza irrinunciabile e prioritaria dai nostri concittadini. Noi , credo, viviamo una crisi analoga a quella del 1932/33 in Germania, anche se con modalità esattamente rovesciate: allora la grande crisi del 1929 favorì l’affermazione della prerogativa generalista della politica sull’economia e la democrazia ne risultò distrutta. Oggi ciò che si va affermando in Italia nella continuità evidente immoralismo- moralismo ( non moralità, ma moralismo in senso vero e non strumentale, che caratterizza l’attuale compagine di governo)è l’affermazione della prerogativa generalista dell’economia sulla politica, per cui l’economia non detta i mezzi, ma dettando i fini assorbe e fagocita la politica. L’economia nega la politica. Anche qui la democrazia è a rischio mortale. Anche qui il costituzionalismo viene distrutto, insieme alla capacità di mediare tra economia e politica.Giustamente lei sottolinea l’articolo 1 della nostra Costituzione, il lavoro, non la finanza, a fondamento della repubblica, per me il perfetto pendant dell’art. 1 della Costituzione della Germania federale, la dignità dei cittadini è intangibile, più o meno dovrebbe esser così.

    Ma , e qui vengo alla domanda, il terzo elemento, l’ Europa o, a dir meglio, la costruzione politica europea ( euro incluso) che ruolo sta svolgendo ? Le cessioni o meglio “limitazioni di sovranità” consentite dalla costituzione fino a che punto possono spingersi? La giurisdizione costituzionale italiana- che non conosco- quali contributi ha dato in merito? mi sembra che la Corte di Karlsruhe abbia detto recentemente cose chiare- valide per la Germania ma interessanti anche per noi- ovviamente deformate e rovesciate dai nostri media. Noi diciamo: L’ EUROPA LO VUOLE ! Frase terribile per ciò che evoca,ma perché diciamo “EUROPA” ? Che significa “EUROPA” ? Quale istituzione europea? Può l’ Europa o una sua istituzione by passare il principio della sovranità dei cittadini? Come possiamo difendere il costituzionalismo nel contesto europeo? Non è il contesto europeo quello decisivo oggi per affermare e difendere il costituzionalismo anche da noi? Sto pensando ai numeri 1 o 15 del Federalista, agli scritti di Hamilton sulla situazione americana del 1787 e mi paiono di una terribile attualità. Ovviamente non c’è bisogno di farle citazioni, ma quella mostruosità politica dell’ IMPERIUM IN IMPERIUM del n. 15 mi ricorda tanto l’ Europa di oggi. Sto esagerando? Non abbiamo una mostruosità davanti a noi? E se è così, perché non denunciarla per salvare davvero l’Europa e il nostro paese?

    C’è qualcosa che imprigiona le menti?

    Grazie dell’attenione.

    Mi scuso della lunghezza di questa “esternazione”…

    Umberto Baldocchi

    Lucca

    E mail: umbaldoc@tin.it

  • sottoscrivo anch’io l’appello. è necessario che noi cittadini imponiamo a questa casta l’atto di contrizione premessa alla costruzione di buone pratiche civili. basterà per questo la piazza?

  • Concordo pienamente, prof. Zagrebelsky con il manifesto e con il suo appello alla “stagione costituzionale”! Nel leggere il suo articolo ” i valori della costituzione per battere i nichilisti e il vuoto della politica” mi sono permesso di condividerlo sul mio account al grido “Zagrebelsky for president!”! Chi meglio di lei può dare il dovuto contributo alla applicazione della carta? Se l’Italia ancora oggi tiene sotto il profilo democratico nonostante l’avvento delle barbarie governative, lo si deve proprio alle grandi personalità che hanno seduto sul più alto colle in questo IV° di secolo! Professore.. sono convinto che Lei possa essere la chiave di volta per questa nostra bistrattata Repubblica!

  • Ai partecipanti al Forum di Assago di LeG del 24 novembre 2012

    Secondo il mio modesto parere i convegni di LeG contengono il germe della sterilità se non sono accompagnati dalla partecipazione attiva alla politica da parte di rappresentanti dell’Associazione.
    E’ folle pensare che un parlamento costituito in gran parte di indagati, condannati e analfabeti di andata, che riscuote la fiducia del 4 per cento della popolazione e il biasimo del restante 96 per cento, possa occuparsi degli interessi generali.

    Il Governo Monti, il migliore che abbiamo avuto, ha dimostrato di ritenere che la somma di euro 16370 è più produttiva se impiegata quale indennità a un consigliere regionale inutile anziché per remunerare il lavoro di cinque operai.

    Occorre sollecitare l’approvazione di una legge che preveda l’incompatibilità fra carica di partito ed esercizio di pubbliche funzioni. La riunione nello stesso soggetto delle funzioni di segretario di partito e presidente del Consiglio, cui consegue il controllo della maggioranza parlamentare, ha dato i natali non alla Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma alla Repubblica del privilegio e del malaffare e ad un esercito di criminali non indagati o assolti per prescrizione del reato.
    Il cancro dell’Italia non è costituito dalla criminalità organizzata, come ritiene Roberto Saviano, ma dalla criminalità legalizzata, di cui la prima è figlia.

    Il prof. Gustavo Zagrebelsky, che per i valori giuridici ed etici che esprime si colloca a un palmo dal Cielo, rappresenta il soggetto ideale per spronare il popolo a svolgere la sua fondamentale funzione in uno stato democratico di diritto, quella indicata dall’Assemblea costituente: “custode severo e disciplinato realizzatore” della Costituzione.

    Antonio Palese

  • Grazie, professore. Anch’io nel mio circolo agito la Costituzione, da ri-scoprire, da “armare” (non so se di entusiasmo o di altro) per renderla effettiva (l’effettività promessa nei suoi principi fondamentali). Sono estremista allora se mi chiedo, ad esempio, come si concili un solo disoccupato con le promesse della Carta?

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  • e quindi? chi vota la stragrande maggioranza degli italiani che non ha nessun bisogno di fare atti di contrizione se non quello di aver votato berlusconi? o la minoranza che non ha nemmeno questo peccato?

  • ANCH’IO LA POLITICA LA INTENDO COME AZIONE E NON COME PAROLE E QUINDI AGISCO , NEL MIO PICCOLO, DANDO UN CONTRIBUTO ALLA CRESCITA CIVILE DEI GIOVANI ATTRAVERSO L’INSEGNAMENTO.

  • Sì, la sintesi è proprio “”stagione costituzionale” .Sì anche alla contrizione ed alla discontinuità che è un concetto tipicamente cristiano ed è un atto forte ma raro, rarissimo e pertanto poco probabile nell’applicazione indicata. Tuttavia estendendo l’azione di sensibilizzazione e speranza che sta mettendo in campo Giustizia e libertà con molte altre forme di ribellione alla corruzione che spuntano spontaneamente dalla società, si può sperare di condizionare, elettoralmente, la selezione della futura e prossima classe dirigente. Ma ci sono anche le sirene catastrofiste e nichiliste che confondonol le acque e spingono ad intorbidare la prospettiva lineare descritta , segnata nel patto costituzionale. Si aggiunge la mancanza di coraggio di partiti che, pur essendo storicamente radicati nella Costituzione per una filiazione ormai lontana ma non insignificante, fa temere che non prevalga la spinta ricostruttiva ma possa trionfare ancora una volta la sfiducia e trionfi così l’imbroglio di nuovi imbonitori di facciata democratica ma di fatto volti ad interessi del tutto particolari se non privati.. Ecco perchè appoggio e spero dilaghi la vostra semina.

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  • E’ necessario costruire una lista civica, con i prof. di Firenze, il popolo viola , i girotondi e qunti altri siano disponibili, per portare in parlamento persone oneste, competenti in appoggio alla sinistra.

  • 64 annni da sempre centrosinistra anche se borghese e per la difesa della democrazia,dei deboli,giustilizia,libertà.
    ADESSO TUTTI STANNO FACENDO I FURBI: LA LEGGE PER LA RIDUZIONE DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI APPROVATA AL SENATO TUTTI L’ABBIAMO DEMENTICATA.FANNO I FURBI PERCHé VOGLIONO PIù POSTI PER AVERE POI gliscilipotini,i bossini,i dipietrini,i villani,i cosentino,i degregorio, i razzi,i lusi etc….ed i cambiacasacca,e quelli che si venderanno al migliore offerente .
    PER FAVORE LeG CANDIDATE NEL CSX AL POSTO DEI PAROLAI :I CANDIDATI DEVONO ESSERE SCELTI PER PRIMARIE O DEVONO ESSERE SOTTOPOSTI A QUALCHE CONTROLLO. PROGRAMMA : RISTRUTTURARE L’ITALIA. CHI RUBA DEVE RIMANERE NUDO COME ERA PRIMA DI RUBARE.QUELLI DEI QUARTIERINI O DELLE PROTEZIONI CIVILI (NON I VERI VOLONTARI) CON LAUTO STIPENDIO E POCO LAVORO E TANTE TRUFFE NUDI :RISPARMIAMO PURE I SOLDI DEI PROCESSI E DEL CARCERE MA NUDI.etc…………..

  • Bello!
    Nel paragrafo sui “nostri maggiori problemi” italiani ho trovato risposte che trovo nel programma di SEL Sinistra Ecologia e Libertà.

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