La resa dei conti

Signori dei partiti, cala il sipario. I risultati dei ballottaggi segnano il corto circuito del sistema. E’ inutile attaccarsi ai soliti sotterfugi, cercare di ammorbidire, di ridimensionare. Questa volta le cifre urlano. E ci dicono che la disaffezione per la presente politica ha ormai abbondantemente superato il limite di guardia. La conquista di Parma, da parte del grillino Federico Pizzarotti, rappresenta per il Movimento 5 stelle una sorta di presa della Bastiglia. Mette in crisi tutti gli strumenti ai quali i partiti, e in questo caso soprattutto il vertice del Pd, si erano fin qui affidati. L’altro dato, che va di pari passo, e si è fatto sempre più allarmante, è la crescente percentuale del non voto. Questa volta abbiamo assistito a una vera e propria fuga dalle urne, che non ha precedenti nella storia delle nostre competizioni elettorali. E’ Genova, città di tradizionale impegno politico, a rappresentare la punta dell’iceberg. Vince, come era previsto, Marco Doria, appoggiato da tutta la sinistra, ma con un’impressionante flessione del numero dei votanti. Il crollo della partecipazione tocca la punta più elevata a Palermo dove Leoluca Orlando prevale su Fabrizio Ferrandelli e torna sulla poltrona di sindaco. La disaffezione dei siciliani non è una novità. Ha pesato, probabilmente, anche il fatto che lo scontro sia stato tutto interno alla sinistra. Ma il fenomeno non è per questo meno allarmante.

Ci sarà il tempo per riflessioni più approfondite e una valutazione complessiva dei flussi elettorali. Ma ogni alibi, fin dalle prime proiezioni, è caduto. Certo, sarà interessante vedere ora i grillini alla prova, obbligati a passare, per così dire, dalla “denuncia alla proposta”. Si dirà che alla vittoria di Pizzarotti, che era partito con venti punti di svantaggio rispetto al candidato del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli,  ha concorso anche l’appoggio delle truppe del berlusconismo in  rotta, alle quali non è parso vero salire sul carro grillino per contribuire a mettere fuori gioco il candidato sindaco del Pd. Ma non è con le ritorsioni polemiche che si risolvono i problemi. E’ inutile attardarsi su questi temi, denunciare il populismo del comico genovese, che ha tenuto troppo spesso la sua campagna elettorale sul filo di uno spregiudicato cinismo. Il Pd deve avere il coraggio di guardare finalmente in casa propria. Chiedersi perché finora non ha trovato il coraggio di rinnovarsi nei programmi e negli uomini, come hanno saputo fare i socialisti francesi o la socialdemocrazia tedesca.

Conta relativamente, a questo punto, fare il conto di chi, nel campo dei partiti tradizionali, abbia perso in misura più marcata.  E’ chiaro che la sconfitta è stata rovinosa sul fronte del centrodestra, che il berlusconismo appare ormai moribondo. Ma questo non può essere motivo di consolazione per il centrosinistra se sarà incapace di proporsi come chiara alternativa di governo per le politiche dell’anno prossimo. Il “no” ai partiti, espresso da questo voto, non è un “no” alla politica. Se giustamente interpretato, è, piuttosto, la ricerca di una politica diversa. C’era l’occasione, nelle due settimane che sono passate tra il primo turno elettorale e i ballottaggi, per dare la dimostrazione di un’inversione di tendenza. I partiti avevano due appuntamenti per recuperare, almeno in parte, la credibilità perduta:  la riforma del finanziamento pubblico e la legge anticorruzione. Li hanno persi entrambi attardandosi fra trattative estenuanti e la subdola guerriglia del fronte berlusconiano. Ora, siamo alla resa dei conti. All’ultima chance. Con un anno di tempo da mettere a frutto. Un’altra prova d’appello non è prevista.

14 commenti

  • Tutto condivisibile, in particolare il passaggio che denuncia la tendenza dei partiti politici (e della sinistra in primis) di fermarsi alla critica dei potenziali avversari (grillini), senza badare a risolvere – prima ed urgentemente – i propri problemi.

    A proposito di Grillo, poi, ecco un’analisi, serena e senza pregiudizi, del New York Times.

    http://chipiuneha-piunemetta.blogspot.it/2012/05/le-cinque-stelle-viste-dallamerica.html

  • I primi commenti nella maggior parte del centrosinistra sembrano rigorosamente all’insegna del “politichese” stretto. Non sembrano esserci in agenda quei cambiamenti radicali che sarebbero indispensabili, ma al massimo qualche “ritocco” (magari anche alle famose “foto”). Bersani ha detto che è “una vittoria senza se e senza ma” del centrosinistra. Benissimo, e meglio ancora è la sconfitta del Pdl e della Lega. Sarebbe un grave errore, però, crogiolarsi negli allori di questa tornata elettorale favorevole, ma caratterizzata da un fortissimo astensionismo. Alle politiche la partita è ancora tutta da giocare e non sappiamo ancora con chi. Occorre un lungo lavoro “tra” gli italiani e “per” gli italiani, non “alle spalle” degli italiani, come sono state certe misure (per esempio, la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio) appoggiate anche dal Pd in questi ultimi mesi.

  • vi scrivo da Parma, stiamo attenti, Parma è da sempre considerata avanguardia del successivo voto nazionale. Ma. CI sono dei ma.
    Questa volta veniamo da 15 anni rivelatisi ingiustificabili da parte del centro destra. Nessuno si sarebbe mai sognato di votare PDL o Ubaldi. E così è stato. Il PD ha presentato il classico candidato calato dall’alto. Odiato anche dai suoi dipendenti in provincia. Persona poco gentile, poco disponibile. La campagna elettorale è stata condotta male, molto incentrata sulle mancanze degli avversari. Quello che voglio dire è che se il PD avesse candidato qualcun’altro sarebbe probabilmente andata diversamente. A livello nazionale il PD ha vinto, a Parma non è stato in grado di gestire una situazione particolare e ha fatto il classico autogoal. E’ rimediabile.

  • Ieri sera dalla signora Gruber ho visto e sentito il nuovo sindaco.
    Ho notato la compostezza , le risposte calibrate e non in politichese, nette chiare senza giri vari come la conduttrice chiedeva , ed ho pure visto e sentito la gloriosa ( !? ) vecchia guardia Bindi che brontolava, interveniva , scuoteva la testa e insomma non si rassegnava a dire che la festa ( non solo a Parma ) è finita.
    Anche perchè il personaggio nuovo della sinistra non gode di buon appeal , non ha lasciato prudenzialmente la poltrona in Provincia ecc.
    calato dall’alto si dice e la Bindi farfugliava.
    Ad una domanda del modesto e semplice nuovo sindaco …avete governato TUTTI in Italia la Bindi diceva no : come sarebbe ? Su 17 anni del regno di B ben otto e passa sono stati di Prodi1 D’Alema Amato e Prodi2 , vi sembrano pochi ?
    In questi anni di cs è stato cambiato il mondo italiano ? Direi proprio di No e quindi responsabilità , ahimè di tutti e tirasene fuori non è serio.
    Grazie RF

  • D’accordo con Rocco. In pochi potrebbero fare peggio della Giunta Vignali. Pensate solo che un assessore ha fatto la cresta sulla mensa scolastica! (da cui l’appellativo di : ladro di merendine. Persone impresentabili).
    Ma credo che la distinzione di destra e sinistra, nel lavoro amministrativo, possa essere ridimensionata. Far crescere in modo moderno, equilibrato, armonioso una città che sia ospitale e tollerante: i modi non sono tantissimi e forse non sono nemmeno molto marcati dall’ideologia.
    E proprio in virtù di questa “attenuazione” dell’ideologia, è importante alzare il livello delle pretese etiche verso chi amministra: siano persone svincolate da cordate di potere, oneste, disponibili, responsabili, capaci di parlare con i cittadini. Non separate dai cittadini da compensi stratosferici.
    Staremo a vedere: se vince un volto nuovo e giovane, è doveroso avere fiducia e sostenerlo.
    Silvana

  • IL PD: IL MISTERO ITALIANO.
    Di Giancarlo Nobile
    comitatogobetti@libero.it
    Il PD è figlio di un enorme fraintendimento, sono tantissimi anni che seguo il lavoro a sinistra della non-destra che si è coagulata in Italia, non destra perché è legata solo ad interessi privatistici ma manca totalmente della cultura non di destra ma di cultura liberaldemocratica ed anche intrisa di prepolitica cioè di buono/cattivo, amico/nemico che è propria di una società tribale.
    Dopo tangentopoli si pose la questione della sinistra e l´idea fu quella di unire tutte le anime della sinistra dai reduci del PCI sino al repubblicani, dal 1993 al 1996 si svolsero centinaia di incontri, in merito – il più importante fu quello al Ciocco in Garfagnana ‘Seminario dell’Area Laica e Socialista’ del febbraio 1996, in questo percorso si sono scritti migliaia di documenti, molti sono nell’archivio del Comitato Piero Gobetti. Ma per far questo occorreva riconoscere il valore del mondo Liberal Socialista e Socialista – anche se il socialismo era stato assassinato dal craxismo, comunque vi erano in quest’area politica ideali ed uomini di valore – realtà che nei vecchi PCI era totalmente estranea se non vista come nemica.
    Prevalse alla fine la vecchia idea di alta strategia (?) togliattiana, portata avanti specialmente da D´Alema, che ha sempre visto il primato del PARTITO sulla società e sul cittadino, dell´incontro delle masse socialiste/comuniste con le masse cattoliche, una fusione dei reduci del vecchio PCI e della corrente di Base della DC, man mano tutti gli elementi estranei a questo schema furono costretti ad allontanarsi, ancor oggi il buon Bogi della sinistra repubblicana o Valdo Spini o Gino Giugni o Giuseppe Ayala si stanno ancora chiedendo cosa sia accaduto, unico reduce è Enzo Bianco ma sta su uno strapuntino.
    E´ accaduto che vi è stata la fusione fredda tra due corporazioni politiche chiuse in se stesse, una fusione piena di contraddizioni tra cui quella originaria dell´incontro tra le masse come se nella Democrazia Liberale – quale noi siamo anche se qui sembra che nessuno lo capisca – vi fossero masse e non cittadini e società. Questo problema la dice lunga sulle difficoltà dei vertici del PD di potersi muovere.
    Ma il PD è un partito? Cioè è una parte della società che ha idee condivise e da queste idee fa scaturire progetti che propone ai cittadini/corpo elettorale per giungere al governo della Nazione. Nella realtà dei fatti l´antistorica e contraddittoria fusione fredda tra ex PCI e Base Dc ha portato ad un vuoto, ad uno scollamento che è stato riempito dell´anchismo veltroniano tutti dentro e vogliamoci bene.

    Il PD sinora si è proposto come il collante di tante cose, molte volte esse entrano in conflitto tra loro, l´anchismo veltroniamo ha portato ad un disastro Identitario, perché la questione delle questioni del PD è proprio l´Identità, un partito che non ha un orizzonte di senso; identità e orizzonte di senso formano un io identificabile perché ha una sua struttura iconica riconoscibile.
    Il PD sembra Zelig il personaggio di Woody Allen che si identifica con ogni luogo o persona che si trova a dover frequentare diventa negro davanti ai negri, diventa schiavista davanti agli schiavisti, diventa integerrimo poliziotto davanti ai poliziotti diviene un efferato bandito con i banditi. Così il PD diviene di centro con l´UDC, familistico con i Dipietristi, diviene cattocomunista con SEL, diviene Confindustriale con Confindustria, diviene ultravaticanista con i Cardinali e via elencando. Manca l´Identità e se non c´è identità non esisti.
    Il PD diviene un gruppo ecumenico cioè un gruppo del tutto e non di una parte e se sei del tutto non sei di niente dunque non esisti. Almeno che hai una forte ideologia totalizzante antidemocratica come la chiesa allora puoi aspirare all´Ecumenismo ma l’Ecumenismo è per se tendente alla negazione della Democrazia perché non è dialogico e ciò comporta grandi problemi tra i tanti al PD che difatti dice di essere Democratico in sè, senza altre aggettivazioni.

    Tra le questioni che più danno la percezione del vuoto è la mancanza di cultura, di riflessione, l´incontro della sinistra con i cattolici ha provocato un corto circuito orribile, tutto nasce da incultura e non lettura, per esempio della Rerum Novarum di Leone XII che è l´enciclica messa alla base della politica sociale della chiesa e delle sue organizzazioni collaterali. La Rerum Novarum riprende in pieno il Sillabo di Pio IX lo rivernicia di parole nuove, moderne, sociali e promuove una società gerarchizzata in cui le corporazione, gestite in modo paternalistico, portano avanti le questioni della società con molta carità di fondo. Sinora i documenti dei gruppi e persone che si rifanno alla politica sociale cattolica non si discostano per nulla da questa impostazione, ho letto recenti documenti della CISL e delle Acli che dovrebbero essere i punti avanzati di questo pensiero.
    Per capire possiamo analizziamo due parole: carità che è di destra e pietà che è di sinistra. I cattolici che usano la dottrina sociale della chiesa come fatto politico sono ideologicamente portati alla carità che è un modello utilitaristico del rapporto sociale, un rapporto caritatevole ( basta ricordare l´economia caritatevole di Bush) do qualcosa per te per il mio bene, per non vivere il senso di colpa, per guadagnarmi il paradiso. La sinistra invece usa la pietà, la pietas latina, che è un modello sociale umanistico, ti aiuto perché ti sento parte di me, il tuo dolore, il tuo disagio sono il mio disagio, il mio dolore, tutti siamo legati agli altri è la base della sinistra.
    Nelle Democrazie Liberali dell´Occidente questa distinzione è molto netta nel mondo politico, è la madre della divisione tra destra e sinistra. In Italia vi è un´immensa confusione e ciò forma un vuoto di Democrazia facilmente accaparrabile dall´immondizia che è sempre stata sotto la scorza della nostra Repubblica e che ha comportato il blocco Democratico e ciò l´ha imposto anche con stragi efferate da Portella delle Ginestre sino all´Italicus passando per Piazza Fontana agli assassini di Falcone e Borsellino.
    La Democrazia bloccata della prima Repubblica era il prodotto di un altra alzata di ingegno di Togliatti la condivisione del potere tra PCI e Vaticano tramite la DC, dopo l’estromissione dal Governo nel 1948 l’impostazione è rimasta di governo apparente della DC e sotterraneo consociativismo col PCI, questa struttura e transitata anche nella seconda Repubblica come idea di fondo sino a quella fusione fredda descritta sopra, ma l’anima consociativista emerge anche nei confronti del mondo berlusconiano e ciò impedisce una netta opposizione.
    Il PD diviene così un partito bloccato da un oligarchia con concezioni vecchie che ha costruito attorno a se una miriade di nuove anime che non riescono ad accordarsi tra loro formando l’effetto Babele che tutti conosciamo uno dei tanti è Renzi, un eterno giovanotto che sembra più un Alberto Sordi quando recitava il ragazzo della parrocchietta, che indica come tanti giovani del PD un nuovo eroe Steve Jobs, ma questo è un uomo di destra, la destra tecnocratica americana, il primato del singolo sulla società, Jobs era un genio nella sua materia, ma era un genio di destra nell´amministrare la sua azienda i suoi dipendenti erano come schiavizzati, milioni di persone lavorano per la Mela in forma di schiavitù nei paesi che viaggiano al 10% del PIL, questo Jobs lo sapeva bene ma lui si era `auto-mitizzato. Il famoso discorso agli studenti parte da una premessa sbagliata, lui fu allontanato dalla Mela non licenziato con una montagna di dollari come buonuscita, quello che non succede ai milioni di giovani espulsi dal mondo del lavoro e che oggi formano le schiere dei disperati e degli indignati.
    Essere licenziati con un montagna di dollari è una fortuna senza un soldo è una tragedia.
    Renzi è uomo di destra ma gli altri giovani se si ascoltano le loro belle parole, la loro rabbia si resta sorpresi dell’eccitazione attorno a categorie di prepolitica un noi e loro, cattivi e buoni.
    Questo è il prodotto del partito che non c’è ma che ha un nome e un simbolo, che ha uomini ma non ha una ideologia che non è in se qualcosa di negativo ma sono idee sorrette da passioni, la passione senza idee produce populismo e qualunquismo.

    Occorrerebbe tornare all’idea originaria di unire la sinistra in un solo contenitore e questo contenitore non può che essere Liberal Socialista, ormai i paradigmi che dividevano la sinistra nel ’900 , dal PCI ai Repubblicani passando dai Liberal Socialisti ai Socialisti, sono stati superati dalla storia, rimangono le radici comuni Eguaglianza e Libertà e su di esse occorre costruire un nuovo percorso.
    Giancarlo Nobile

  • Dal 94 ad oggi il centrosinistra ha governato per 7 anni, e non 8, ma il discorso di Renatafranchi è più che corretto.
    Segnatamente nei due anni dell’ultimo governo Prodi, il centrosinistra non ha fatto niente per il conflitto di interessi, per la legge elettorale, per la rai, tanto per citare qualche esempio.
    E’ vero: al governo ci sono stati tutti, anche se il nano grasso e pelato è stato quello che ha fatto i disastri maggiori. Proprio per questo io non mi soffermerei troppo sul caso singolo di Parma, ma cercherei di guardare le cose da un punto di vista più generale.
    A Genova, come l’anno scorso a Milano, Cagliari e Napoli, il centrosinistra ha vinto dopo avere bocciato alle primarie i candidati del PD; a Palermo e Parma il PD ha perso, e c’è poco da fare.
    La stanchezza nei confronti degli attuali partiti è palese; non si tratta di antipolitica, ma di insufficienza delle proposte politiche dei partiti, ancorati a logiche vecchie di decenni.
    Occorre ripensare molte cose, occorre guardare avanti, provare ad immaginare il futuro del paese e a proporlo agli elettori.
    Se c’è qualcuno capace di farlo, meglio si faccia avanti

  • Non si può non essere d’accordo e ciò vale per tutti: anche per i “politici” che sono in Libertà e Giustizia o che per suo tramite sperano di prendere le distanze con distinguo di varia natura.
    Sarebbe un peccato!

  • Sorprendente. Ancora, Meli, ti ostini a buttare addosso a Grillo il dispregio del populismo. Cinico, per giunta! Ma dov’è il populismo cinico del comico? Proprio non ce la fai a capire, Meli, la differenza tra un populista vero e un comico che fa satira, che dice né più né meno pane al pane e vino al vino, catalizzando la sacrosanta incazzatura dei cittadini facendo ricorso allo strumento più pacifista, più sano, più antidepressivo che esiste, cioè la risata? Non vuoi fare ritorsione polemica? Allora non denunciare di cinico populismo chi sta facendo una cosa straordinaria e anziché attardarti in ipocrite dichiarazioni – la polemica la fai eccome – datti da fare per denunciare il vero grande populismo riversato per un ventennio sul popolo italiano senza esclusione di mezzi dal vero grande demagogo. Esperto di televisione, troie, mafia. Hai indovinato chi può essere? Se pensi un po’, ce la fai. Un cenno è d’obbligo anche al complice, altro grande e vero populista. Ha un figlio che non essendo proprio dotato intellettualmente, con tenero affetto di buon padre, ha soprannominato “trota”. Dai! Facile da indovinare anche questo. E sai perché dovresti parlare di questi populisti veri? Perché siedono in parlamento, detengono la maggioranza politica, non permettono di ripristinare il falso in bilancio, di fare la legge sulla corruzione ecc. Te ne sei accorto?
    I partiti. Pensi davvero ancora che questi organismi malati possano di loro iniziativa recuperare credibilità? Ripeto cose già scritte in questi sfoghi. Vedi, Meli, i partiti hanno con i traffici, gli affari, il potere, insomma con il denaro, lo stesso rapporto che hanno i tossici con la droga. Sono tossici. Chi fa uso di droga, se fa danni, fa consegnato alla giustizia; se viene trovato a farne uso viene obbligato a farsi curare. Tu fideresti di un tossico? Ogni persona dotata di normale capacità di comprensione no.

  • Essenzialmente i Partiti in generale devono prendere atto che la gente si aspetta dei segnali fondamentali:
    RIFORMA ELETTORALE- ELIMINAZIONE DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO-
    RIDUZIONE DEL NUMERO DEI DEPUTATI E DEI SENATORI- RIDUZIONE DEI COMPENSI AI PARLAMENTARI- RINNOVAMENTO GENERAZIONALE (A CASA TUTTI I VECCHI CHE PER TUTTA LA VITA HANNO FATTO DELLA POLITICA LA LORO PROFESSIONE- RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA IN GENERALE- BASTA CON GLI SPRECHI.
    Cordiali Saluti
    Mauro Tinacci

  • L’intervento di Arturo Meli mi sembra assolutamente corretto. Non condivido molti degli atteggiamenti e delle posizioni di Grillo e dei suoi, ma sono convinto che non si debba assolutamente né demonizzarli né deriderli. Derisione – di tutti gli altri, destra e sinistra, vecchi e nuovi – che invece è una delle caratteristiche principali di tutto il modo di porsi di Grillo [e sottolineo Grillo, perché l'atteggiamento degli altri mi sembra molto più positivo e sobrio]. Se continuerà così, Grillo non farà che ripercorrere la strada già percorsa – e con risultati finali catastrofici – da Berlusconi: non più “partito dell’amore [poi abbamo capito di che amore si trattava!] contro comunisti adoratori di Pol Pot, ma “un uomo solo al comando” contro una manica di cretini, ladri, cadaveri putrefatti. Non è una bella prospettiva.
    A mio parere, la sola speranza – al momento non so quanto fondata – è che il PD finalmente capisca qual è la strada, partendo – DA SUBITO – dai punti indicati da Mauro Tinacci.

  • La politica di grillo è in continuazione col berlusconismo,ovvero la forza dell’insulto e la nullità delle proposte su lavoro,scuola,sanità,pensione,urgenze sociali.Si ripropone l’uomo dei miracoli.Di questo passo la sorte dell’Italia è segnata:la stessa della Grecia

  • A Patrizia Molina e Enrico Facchini, brevemente: attenzione! Il M5S è cosa più complessa di quanto sembri in apparenza. Grillo catalizza, fa il comico, non il politico. A Parma i cittadini, cioè la società civile, hanno eletto una persona – con espressione non da trota – che propone cose concrete, precise tipo non fare l’inceneritore, difendere un bene comune preziosissimo come il territorio…
    Ad Avigliano, comune nativo di Fassino, in Val di Susa, il M5S in coalizione con PRC, IDV, SEL, e la sinistra del PD hanno sconfitto il candidato proposto dai vertici torinesi del PD (Fassino), assieme a PDL e UDC. La schifezza del TAV distingueva gli schieramenti. Vi pare poco? Perché non ve la prendete con i progetti dei treni ad alta velocità anziché con le battute di un comico, che dice solo pane al pane e vino al vino?
    Lasciate stare le chiacchere astiose, gli umori che salgono dalla pancia e guardatevi intorno con più attenzione. Mentre con la satira, a volte forte, ma vivaddio sempre e solo satira, Grillo scuote concretamente la palude mefitica della vera antipolitica, in parlamento l’accozzaglia di PDL, PD, LEGA, UDC, garantisce l’aborto della legge sulla corruzione, la modifica della costituzione (verso un nuovo autoritarismo, in sostanza), ecc., ecc.
    Grillo e il M5S non sono gli avversari. Concentratevi di più sui Bersani, Veltroni, D’Alema, E. Letta, sui Paniz, Scillipoti e soprattutto su Berlusconi, ancora efficacissimo anche se meno visibile. Svegliatevi!

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