Ricucire l’Italia, in 25mila a Milano “Osiamo di più, il governo è finito”

Un videomessaggio di Roberto Saviano. La speranza del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia («abbiamo vinto qui a maggio e vinceremo anche la prossima volta»). Un premio Nobel, Dario Fo, che paragona questo momento storico dell’Italia a una pantomima di Buster Keaton negli anni Trenta. Erano in 25mila in piazza a Milano per ‘Ricucire l’Italia’. E sul palco intellettuali, giuristi, scrittori, giornalisti, personalità della società civile: tutti insieme per invocare le dimissioni del governo e una rinascita del paese. L’evento organizzato da Libertà e Giustizia davanti all’Arco della Pace, in piazza Sempione, è stata una lunga kermesse di idee e speranze, ma soprattutto di proposte messe in campo per ricomporre i pezzi di un’Italia spaccata da scandali e divisioni. Onore e dignità contro l’arroganza del potere. Sandra Bonsanti, presidente di L&G, ha aperto la manifestazione con un ricordo per le vittime di Barletta: «Iniziamo rispettando un minuto di silenzio per le quattro lavoratrici tessili morte sotto le macerie. Il loro filo ci aiuti a ricucire l’Italia». La fine tragica delle lavoratrici pagate meno di quattro euro all’ora commuove e coinvolge tutti. Anche a causa del silenzio del presidente del Consiglio, in viaggio verso la Russia per festeggiare il compleanno di Vladimir Putin. Dimissioni immediate per Silvio Berlusconi, dunque, ma anche rispetto per i temi del lavoro e della legalità: «Io parlerei di diritto alla felicità – ha spiegato Roberto Saviano in un videomessaggio nel quale ha invitato a “osare di più” – perché una parte delle felicità interiore può esistere solo grazie a una società che rispetta i diritti di tutti. Anche dei lavoratori in nero, che permettono all’Italia di restare in piedi nonostante la crisi». Oltre a quello di Saviano, sono arrivati i messaggi di partecipazione di Umberto Eco, Moni Ovadia e don Luigi Ciotti, “presenti con il cuore”. Fra i contributi sul palco, invece, quelli di Michele Serra, Marco Travaglio, Lirio Abbate (che ha ricordato Giuseppe D’Avanzo) e Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, che ha chiuso così la manifestazione: “Si dice che in Italia sta prevalendo la stanchezza. Questa piazza dimostra esattamente il contrario. Qui c’è rappresentato in sintesi il nostro Paese. Laici e cattolici, uomini e donne, giovani e anziani. Noi non siamo mossi da odio o rancore, ma da un senso di partecipazione per il bene del nostro paese. Sono i partiti politici che devono raccogliere le richieste e i bisogni che vengono da piazze come questa e devono trasformarle in passione civile. Non siamo una piazza antipolitica, ma una piazza che lavora per la politica”. Luisella Costamagna ha coordinato, fra gli altri, gli interventi del presidente della Camera del lavoro di Milan, Onorio Rosati, del costituzionalista Valerio Onida e della filosofa Roberta De Monticelli. Per il sociologo Marco Revelli “il berlusconismo ha slabbrato le distanze fra primi e ultimi, fra chi è ricco e chi è sempre più povero: ha favorito un piccolo gruppo arrogante e potente e ha consegnato alla povertà sempre più giovani». Un berlusconismo che secondo Fo è arrivato al capolinea: «La situazione è drammatica con un superministro padrone di un governo, un regno delle banane, che si rende conto che il popolo, il suo popolo, non c’è più. E vive nel terrore». Ma la situazione non cambierà da sola, spiega lo storico Paul Ginsborg: «L’uomo è stato sottostimato dai media e dalla stampa. Lui combatte sino alla fine. Ci vuole una rivoluzione mite, senza violenza».

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