“Alfano? Un bravo picciotto”. Parola di Dell’Utri

Non si può certo dire che Dell’ Utri sia uno che parla a vanvera, se uno come lui diceva già nel 2006, che Angelino Alfano è un “bravo picciotto, che si farà aiutare”, come poter mettere in dubbio che una tale “referenza” sia di tutto rispetto.
Infatti “l’Angelino – Delfino”, fa certamente onore a a tale considerazione, al punto che Berlusconi, gli ha dato la sua benedizione proprio quando, il 14 dicembre scorso, correva il rischio del voto di sfiducia, dal quale oltre che la vita di questo governo di corrotti, dipendeva anche l’odissea giudiziaria del premier.
Esattamente cinque giorni prima del temuto appuntamento a Montecitorio, il premier andò a fare colazione a palazzo Borromeo, nientemeno che l’ambasciata italiana presso la santa sede; dove ebbe un incontro con dieci cardinali e il segretario di di Stato Tarcisio Bertone. Questi dissero che avrebbero appoggiato la legislatura fino al suo termine, a patto che Berlusconi designasse un suo successore, ovviamente e obbligatoriamente gradito al Vaticano.
E Berlusconi che come è noto, va a letto presto la sera, e fa sempre i compiti, non si fece trovare impreparato, pronunciò solennemente il nome di Alfano.
Ad avvenuta incoronazione del prode delfino, si misero subito a lavorare, loro due, sulla “riforma epocale” dello sconquassamento della giustizia, con grande affanno, per proteggere il premier dai suoi noti guai giudiziari, e soprattutto “punire” i magistrati faziosi che si permettono, guarda un po’, di indagare sulle sue scorribande tra uno stalliere di Cosa Nostra, un Mills che dichiarò il falso,al processo, un po’ di sana prostituzione minorile, una truffa di qua un illecito di là, giusto perchè è uno molto dinamico, e non può certo starsene tranquillo a rispettare la legge come i comuni mortali.
Con un prode ritocco alla legge del 1970 che regola i referendum, l’altrettanto prode Maroni, ha furbescamente (si fa per dire, gli era già stato suggerito) accorpato nello stesso giorno, elezioni politiche e referendum sulla giustizia. Cosa che si renderebbe necessaria nel qual caso il parlamento non approvasse le modifiche della Costituzione con una maggioranza di due terzi.
Non chiede di meglio Berlusconi, “l’election day” del 2013, ovvero un giudizio divino, votare nella stessa domenica per il nuovo parlamento e per regolare finalmente i conti con gli odiati magistrati comunisti.
Per non parlare del vantaggio di avere un doppio voto in un’unica campagna elettorale per il delfino Angelino futuro candidato premier, giusto per dire: “Similia similibus curentur”.
Inoltre il docile servo, è giovane, ubbidiente (ma anche molto ambizioso), non oscura il premier narciso, che si potrebbe tranquillamente avviare in direzione Quirinale.
E l’assaggio di cosa potrebbe essere l’ alfanismo post berlusconismo, lo stiamo avendo in questi giorni in cui la “pazzia di Re Silvio” paralizza il paese già spaccato in due, o peggio ancora, frammentato.
Giorni in cui la Costituzione viene massacrata a colpi di leggi protezioniste per il premier, al punto tale che la politologa Sofia Ventura (definita di “destra” versus non “comunista”), ha dichiarato che forse sarebbe meno peggio fare una norma esclusiva per Berlusconi, al fine di renderlo libero da ogni “giudizio”, pur di liberarcene e non essere costretti a distruggere definitivamente le fondamenta della democrazia.
Certo se siamo arrivati a questo, non ci resta davvero altro che dare ragione a Monicelli, solo una rivoluzione di popolo potrebbe fermare questo scempio, anche perchè vista la “pronta successione”, di certo non ci libereremmo dei berluscones e del loro sistema capillare di corruzione.
E sia chiaro, che Alfano, che viene dalla Dc, sa bene quanto sia necessario compiacere il capo, non contraddirlo, e poi farlo fuori al momento giusto, lo ha detto pure Dell’Utri che lui si che è uno in gamba. Ma chissà cosa ne pensa madame Gelmini, che anche lei ha mire molto ambiziose, e in quanto a “servi di cui sono piene le corti” (Machiavelli- Il Principe), non è certo da meno.
Da non dimenticare l’altro “picciotto”, Claudio Scajola, quello dell’appartamento fronte Colosseo comprato e intestato a “iddu” a sua insaputa, il quale vuole la restituzione di un ruolo politico.
Il tutto mentre l’Alfanino si prodiga a “riformare-sconquassare” la giustizia, tanto al suo futuro ci pensa papi. Perchè poi Angelino, è tanto moderato che fa quasi sembrare i centristi di Casini degli estremisti, inoltre piace tanto al Vaticano, soprattutto perchè va a letto presto, e (forse, almeno in apparenza) senza escort. Questo garantirebbe la reiterazione della stirpe democristiana con Berlusconi a Palazzo Chigi, per la felicità del suo popolo.
Nella parola “populismo”, normalmente vengono edulcorate cose che politicamente sono molto più pericolose di quanto tale abusata espressione non lasci immaginare. Perchè non esiste un solo populismo, ne esistono tanti, possiamo certamente sostenere che oggi il populismo è identificabile con la cattiva politica e con il berlusconismo.
Il berlusconismo, è appunto, uno stile che utilizza la retorica della bontà del popolo, la saggezza, la moralità innata, condividendo la concezione unificata ed organica del popolo di una comunità originaria in armonia con se stessa e in adorazione del leader.
Per la sinistra, “dovrebbe” essere cromosomico appellarsi al popolo, invece per la destra che con il popolo non ha un reale rapporto, è opportunistico, quindi lo fanno anche loro. Periodicamente il tema del popolo ritorna, salvo poi avere il terrore delle elezioni, e forse è sintomatico che Claudio Scajola, che come gli zombie ritorna, ha detto che “il Pdl non è il partito della gente”.
Appare evidente, che alla devastazione della democrazia, che Mister B. ha imposto, potrebbe esserci un seguito, visti i “picciotti” che ci sono in giro. E vista la torsione plebiscitaria e antidemocratica con la quale hanno dato il loro imprinting al Paese, è necessario rispondere con urgenza, senza ridimensionare la gravità della situazione.
Mi pare utile ricordare una citazione di George Orwell, il quale disse che “se il fascismo fosse tornato, non avrebbe indossato la camicia nera, ma la giacca di tweed”.
Ma potrebbe anche indossare un doppio petto rigato, portare i tacchi alti e sentirsi così tanto sicuro di sé e della sua potenza-onnipotenza, da non toglierci il diritto di votare.
Per favore, questi personaggi riconosciamoli per quello che sono, e assumiamoci tutti, le nostre responsabilità.
Il partito di Berlusconi (in senso fisico e metafisico), sta snaturando la democrazia, attraverso la delegittimazione della magistratura. È pericolosissimo sottovalutare gli effetti perversi di tale manovra. La colpa della nascita di questi mostri, è anche delle forze politiche e democratiche che hanno trattato la democrazia con un eccesso di disinvoltura, ora tocca ai cittadini mobilitarsi, nelle piazze, e in tutti i luoghi possibili in cui discutere e prendere coscienza di questo “orror vacui” in cui siamo precipitati.

2 commenti

  • Mi domando cosa apettiamo ad anadare in piazza? E’ da 17 anni che sento parlare in telavisione e sui giornali dele nefantezze del sig. B.
    mentre l’italia va a rotoli lui e i suoi figli si spartono i dividenti delle azioni del loro impero economico mentre c’è gente che non ha il lavoro o che non riesce ad arrivare all terza settimana.
    A chi bisogna rivolgersi per mobilitare gli Italiani che hanno ancora un senso del pudore civico?
    Filippo

  • Probabilmente Berlusconi ha avuto informazioni provenienti dall’odierna curia vescovile di Patti (il paese di Sindona) dove è vivo ancora il ricordo dell’omonimo canonico padre Alfano, zio del “picciotto”,attivo democristiano degli anni quaranta e cinquanta, il quale operava all’ombra del vescovo suo compaesano (entrambi venivano dall’agrigentino): quell’eletto intellettuale di Mons.Ficarra,lontano in spirito dalla mischia politica di quegli anni sponsorizzata dalla curia vaticana,la curia di SS.Pacelli e perciò da questa mal visto, ma non da molti cittadini che ebbero modo di apprezzare l’uomo di fede e di cultura che fu oggetto inoltre della stima di Leonardo Sciascia, della cui bontà approfittavano però non pochi tra coloro che frequentavano od operavano nella chiesa cattolica locale, l’Alfano in particolare montando addirittura nei locali di proprietà della curia un suo istituto scolastico privato che amministrava con alquanta spregiudicatezza e scarso rispetto delle regole ma godendo di adeguate coperture politiche regionali e nazionali ricompensate da un intenso scambio in voti.

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