Protezione Spa, il caso Vuitton Cup alla Maddalena

In riunione dei capigruppo prima, in aula poi, e infine in una intervista a Repubblica il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini ha chiesto formalmente al governo di ritirare il decreto-legge che privatizza la Protezione civile trasformandola in una società per azioni. Il decreto, che era stato appena approvato dal centrodestra in Senato, è in calendario per la prossima settimana a Montecitorio. Evidente, e perfettamente ragionevole, il senso della richiesta, cui il governo non ha ancora dato risposta. Con il ciclone giudiziario che ha investito la Protezione (arresti eccellenti, dimissioni respinte di Guido Bertolaso, ecc.) e con la conseguente, plateale dimostrazione che corruzione e illegalità di ogni altra natura sono generate proprio dalle ampie deroghe ad ogni legge, anche comunitaria, previste dagli “stati di emergenza” che coprono le iniziative della Protezione, è indispensabile un ripensamento non solo delle pretese del governo ma anche della natura stessa di quello che da Dipartimento diverrebbe una amministrazione pubblica societarizzata, e quindi di natura privatistica.
La riprova sta nella circostanza – del tutto nuova nell’ordinamento statuale italiano – che al superpotere che l’esecutivo già esercita sul Parlamento attraverso i decreti-legge, le richieste di fiducia (già 28 in un anno e mezzo, ma iersera si è consumata la 29ma sul decreto mille proroghe) per far passare indenni alle Camere le proprie proposte, le leggi-delega e i relativi decreti delegati (sui quali il Parlamento può solo esprimere un parere che il governo sistematicamente ignora), si sono aggiunte le ordinanze della presidenza del Consiglio, già oltre cento nel solo ultimo anno.

Attraverso queste ordinanze, che bypassano l’autorizzazione del Quirinale, il voto del Parlamento, il consenso preventivo della Corte dei conti e i controlli dell’ Antitrust, si dispone lo stato di emergenza e si stanziano milioni su milioni per le più disparate occasioni: non solo i terremoti o le inondazioni, ma – oltre al baraccone per il G8 della Maddalena al centro della bufera giudiziaria – persino le visite papali, le gare sportive, la nomina dei garanti delle celebrazioni per il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia, la costruzione delle nuove carceri, la nomina del sovrintendente della Pinacoteca di Brera, e financo il nucleare.
Con quale arroganza, poi, il governo difenda il proprio disegno privatizzatore della Protezione civile basta a dire un episodio registrato nei giorni scorsi in Senato durante l’esame del decreto sulla Protezione SpA. L’opposizione era riuscita a fare approvare un emendamento che avrebbe vietato alla nuova società di lavorare “per conto terzi”. Appena una piccola garanzia anti-traffici. Ebbene, subito dopo il governo ha sfoderato e fatto approvare un altro emendamento che dice pressappoco: “No per conto terzi salvo diversa norma successiva”. Ovvero – aveva denunciato Luigi Zanda, vicepresidente dei senatori Pd nel motivare il voto contrario del suo gruppo al complesso del decreto – come si svuota sfacciatamente qualsiasi disposizione che non garba al governo…
Ma c’è di più e di peggio. Dal momento che tutte le ordinanze della Protezione civile sono sottratte sia al controllo preventivo della Corte dei conti e sia a quello dell’Autorità per i lavori pubblici (questa aveva espresso al Parlamento tutto il suo disagio: archiviato), può esser preso ad esempio – solo ad esempio – il caso della Vuitton Cup, che sarà ospitata alla Maddalena così, tanto per utilizzare per qualche settimana gl’impianti miliardari che stavano già andando alla malora.

Ebbene, anche per questa gara velistica è stato decretato lo stato di emergenza. Qual è il risultato? La relativa ordinanza prevede deroghe assolute e totali all’intero corpus legislativo su appalti, concorrenza, trasparenza e controlli; deroghe (eccoci) alla vigilanza dell’Autorità per i lavori pubblici, alle procedure di affidamento, ai controlli dei requisiti per i contratti, all’oggetto del contratto e alla procedura per la scelta del contraente, alla pubblicazione dei bandi di gara, agli avvisi, inviti, termini, criteri di selezione delle offerte, alla progettazione, alle verifiche archeologiche, al sub-appalto, alle varianti in corso d’opera, alle penali, all’adeguamento prezzi. Una sola domanda ha fatto Zanda in Senato: che cosa c’entra la Vuitton Cup con l’emergenza e con tante conseguenti deroghe? E Zanda non poteva ancora sapere che proprio sul baraccone della Maddalena si addensavano così enormi nubi giudiziarie…

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