Dai Girotondi alla protesta demagogica

No B Day, il confronto // Cara Sandra, Ti leggo a notte fonda e temo che, data l’ora, non riuscirò a svolgere il mio pensiero con ordine. Sono però molto grato dell’invito (da deputato PD sono volutamente intervenuto molto meno di prima) e quindi provo a dire alla rinfusa quel che penso del NoB-day, sperando che un simile contributo sia meglio di niente. Ho condiviso con Paul Ginsborg la stagione dei girotondi del 2002-2003 e perfino, insieme a Marina Astrologo, Edoardo Ferrario, Pancho Pardi e Paolo Flores, un viaggio a Berlino per raccontare i Girotondi al Literaturfestival. Dei Girotondi mi era piaciuta l’assenza di bandiere, che evocava visivamente un’opposizione civile e non politica, preliminare ad ogni preferenza non dico fra partiti di opposizione, ma addirittura fra destra e sinistra, a fronte di un’emergenza della liberaldemocrazia; mi era piaciuta una scelta analoga, alla grande festa di protesta del settembre 2002 a San Giovanni: far parlare persone significative della società non direttamente impegnate nei partiti politici. Simili scelte suggerivano che l’indignazione e l’attesa di una svolta democratica andavano ben al di là delle appartenenze partitiche; evitavano una penosa gara fra sigle a base di bandiere striscioni e slogan contrapposti; facevano sentire a casa propria i tanti che, come me allora, non erano iscritti a nessun partito; potevano, infine, evocare quell’idea di Ulivo che l’esperienza sembrava indicare come unico movimento politico-elettorale in grado di costruire nelle urne una riscossa: in piazza San Giovanni, fra tanti cartelli autoprodotti, ne vidi uno con scritto “mancano 777 giorni al ritorno del Professore”.

Sei anni dopo, nella mia adesione alla manifestazione dell’8 luglio 2008 a piazza Navona contro il Lodo Alfano, avevo implorato Paolo Flores di non abbandonare lo stile dei Girotondi. Gli avevo scritto: Caro Paolo, ti mando un meditato sí alla manifestazione dell’8 luglio, nella convinzione che un’opposizione civile autonoma e intransigente sui principi costituzionali, possa, come già in passato, giovare al Paese e all’opposizione parlamentare. Come nei girotondi del 2002 sogno una piazza senza bandiere, uno stile sobrio civile e unitario, un palco senza politici professionisti. In questo spirito, essendo nel frattempo diventato deputato e membro della direzione nazionale del Partito Democratico, accetto l’invito a partecipare, ma non a parlare. Oltretutto non potrei garantire la presenza perché in quelle ore ci sono spesso discussioni e votazioni in commissione o in aula, primo dovere di un parlamentare dell’opposizione. Un abbraccio e molti auguri per una manifestazione forte e gentile! Giovanni Bachelet La discontinuità con i Girotondi invece ci fu: un solo partito di opposizione sponsorizzava vistosamente la manifestazione, riempiendo la piazza di bandiere e costringendo cosí chi non ne faceva parte a portarne una propria o sentirsi involontaria comparsa e non protagonista; il suo segretario, unico leader politico nazionale sul palco, pontificava insieme a qualche persona seria e qualche uomo di spettacolo meno serio, agli antipodi del Nanni Moretti padre dei Girotondi…che infatti vidi uscire rabbuiato dalla piazza nello stesso momento in cui me ne andavo io, quando uno degli istrioni cominciò a dire dal palco che in Italia c’erano troppi rumeni e, a ruota, a insultare il presidente della Repubblica dicendo che Ciampi non avrebbe mai firmato il lodo Alfano (per la croncaca, Ciampi aveva firmato il lodo Schifani che era pure peggio).

Quella manifestazione ha, nella mia percezione, disperso in poche ore il patrimonio civile accumulato in diversi anni dai Girotondi; i quali quel giorno, anziché riemergere come un fiume carsico nel momento del bisogno, sono piú o meno scomparsi. E’ nato al loro posto un disordinato e alquanto inefficace movimento di protesta, con venature antipolitiche e demagogiche sconosciute ai Girotondi che io ricordo. Un movimento che fa da grancassa ad uno dei partiti rappresentati in Parlamento e non all’opposizione nel suo insieme, e finora non ne ha azzeccata una: a cominciare dall’unilaterale raccolta di firme per il referendum contro il lodo Alfano, che né allora né dopo è mai servita a nulla perché la Corte Costituzionale l’ha bocciato, come già accaduto al Lodo Schifani la volta perecedente. Ma è servita al giochetto (utile e divertente solo per la destra) di fare la gara a chi fa la faccia piú feroce, a chi strilla piú forte; al prezzo, naturalmente, di apparire divisi piú di quanto non lo siamo realmente in Parlamento. Nella maggioranza delle votazioni i tre partiti di opposizione votano infatti nello stesso modo, ma grazie a questi giochetti lettori e telespettatori neppure lo immaginano. C’è stata, in realtà, una grande e ben riuscita manifestazione che ha avuto il successo e il sapore unitario dei vecchi Girotondi: quella dei primi d’ottobre per la libertà d’informazione, la cui regia non era, in effetti, nelle mani di Grillo o di un solo partito politico come l’ultima piazza Navona o il prossimo NoB-day.

I motivi di preoccupazione ci sono tutti, lo ricorda Zagrebelsky. Al progressivo svuotamento del Parlamento e delle istituzioni democratiche, denunciato a inizio anno nell’appello “rompiamo il silenzio” di Libertà e Giustizia, si aggiungono oggi ulteriori, inediti rischi per la democrazia: nell’approssimarsi di una sentenza, suona grave la recentissima minaccia di elezioni anticipate (da parte, poi, del presidente del Senato); ma già la precedente sparata (proseguire il mandato anche in caso di condanna) conteneva, a mio avviso, una forte carica eversiva. Ieri, martedí, un Governo dotato per legge (elettorale) di robustissima maggioranza ha chiesto alla Camera un’altra fiducia (la diciottesima in diciotto mesi solo alla Camera, senza contare quelle al Senato). L’ha chiesta su un decreto nel quale ha infilato di straforo nientepopodimeno che la privatizzazione dell’acqua. Che succederà oggi? L’acqua verrà privatizzata per decreto senza nemmeno un minuto di discussione parlamentare? Oppure Berlusconi incaricherà un centinaio dei suoi di assentarsi in modo che il suo Governo cada sulla questione di fiducia e lui possa forzare la mano e provare a ottenere le elezioni anticipate? Che cosa potrà fare, in una simile crisi senza precedenti, il Presidente della Repubblica? D’Alema potrà non risultare simpatico a tutti, ma mi pare che quando alludeva a possibili scossoni nel 2009 avesse, purtroppo, indovinato. In queste condizioni prevale in me l’idea di non partecipare al NoB-day: non solo per le ragioni profonde accennate da Zagrebelsky sull’infelice titolo e la principale parola d’ordine, ma perché una manifestazione che nasce solo contro una persona lascia con ogni probabilità spazio ad altre scemenze inutilmente ingiuriose e fuori tema, come quelle sentite sui rumeni, su Napolitano o sul Papa a piazza Navona l’8 luglio 2008.

Ai Girotondi i partiti non partecipavano in quanto tali; questa manifestazione, invece, prevede un partito che invita e altri che aderiscono, e, se non lo fanno, sono bollati come amici di Berlusconi. Se si comportasse cosí il PD, che pure è il piú grande partito di opposizione, una tale arroganza darebbe fastidio. Ma se a comportarsi cosí è un partito piú piccolo, che per giunta si trova in Parlamento per effetto di un’alleanza elettorale con il PD, l’arroganza è almeno altrettanto insopportabile. Quanto al quesito sul quale Sandra mi ha gentilmente chiesto di intervenire (e riguarda la partecipazione di LG come tale alla manifestazione), io direi: LG non ha mai partecipato come tale a manifestazioni di partito, in quanto esse dividono la platea dei propri associati. Per fare un esempio, moltissimi soci di LG hanno votato alle primarie del PD, ma altri di loro s’identificano con altri pezzi di opposizione e non sono andati a votare; in queste condizioni LG ha fatto bene a seguire da vicino il dibattito e la campagna delle primarie del PD, ma ha fatto benissimo a non parteciparvi in prima person, come associazione. Lo stesso principio si applica, mi pare, alla manifestazione del NoB-day: la quale, al di là delle intenzioni, appare a molti come manifestazione di un solo pezzo di opposizione. L’altro pezzo di opposizione, invitato ex post a partecipare con l’ecumenica formula “prendere o lasciare”, ha già declinato l’invito. Piú d’uno, nella direzione nazionale del PD di lunedí scorso, ha segnalato che un grande partito democratico non può permettersi di fare come ho fatto io, a titolo personale, l’8 luglio del 2008: prima aderire e poi andarsene a metà manifestazione dopo aver visto che anziché occuparsi dello scopo dichiarato essa produceva ingiurie verso i rumeni, Napolitano e il Papa.

Per fare manifestazioni comuni bisogna fin dall’inizio programmarle insieme. Naturalmente la mia speranza, come Italiano, come socio di LG e come membro del PD, è che Bersani stia partendo col piede giusto nella ricostruzione di un nuovo centrosinistra capace al piú presto di esprimere e manifestare unità, non divisione; ma per il momento il NoB-day non sembra proprio una manifestazione unitaria di tutta l’opposizione, e, se queste sono le condizioni, sembra difficile che LG come tale possa aderire, fermo restando ovviamente (lo dice anche Zagrebelsky), il diritto, per ciascuno, di scegliere se andarci oppure no; e l’augurio, rivolto a chi ci andrà e a tutto il Paese, che anche manifestazioni di protesta e d’indignazione per ora promosse da un solo pezzo di opposizione riescano bene, a cominciare dal NoB-day. Un carissimo saluto, Giovanni

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