“Incontri con Fazio e il premier”

MILANO — Antonio Fazio ammette di essere stato avvertito dell’esistenza di intercettazioni telefoniche nell’inchiesta Antonveneta «da una persona amica di Luigi Grillo» (senatore di Forza Italia), ma non vuole svelarne l’identità e anzi, dopo averlo inizialmente ammesso, sostiene invece di aver avuto solo generici sospetti, peraltro sulla possibilità di essere illegalmente intercettato dall’agenzia olandese Kroll per conto dell’olandese Abn Amro Bank: fantascenario sul quale Fazio dice di aver chiesto lumi persino al ministro dell’Interno Pisanu, che però non gli fece sapere nulla né in un senso né nell’altro. Anche per questo è severo il giudizio («palesemente reticente») che il gip Clementina Forleo dà dell’interrogatorio ai pm dell’ex governatore della Banca d’Italia, a detta del gip «interessato amanovrare a suo arbitrio il sistema bancario nazionale» e perciò desideroso o disponibile a essere «circondato da personaggi politici di rilievo da cui poteva trarre incondizionata protezione». Politici tra i quali, scrive il gip, «alcuni di rilievo, interessati a frenare Fiorani in ordine a dichiarazioni, loro sfavorevoli, che Fiorani avrebbe potuto rendere in altre e parallele vicende giudiziarie» (come il fallimento della Hdc del sondaggista di Berlusconi, Luigi Crespi, poi arrestato per bancarotta nell’inchiesta dei pm Pedio e Pellicano che ha anche indagato Fiorani per i finanziamenti prima concessi dalla sua Bpl e poi di colpo tolti alla Hdc di Crespi).

La talpa del Governatore – E qui, però, le cose si fanno complicate e parecchio scivolose. Perché del presunto incrociarsi di frasi tra Berlusconi e Fiorani (il banchiere che rassicura il premier «stai tranquillo», e il premier che risponde «e tu stai tranquillo sulla scalata Antonveneta») nei verbali di Fiorani non c’è traccia, benchè così continui ad essere fatto circolare: al suo posto, il Fiorani vero, non quello apocrifo, ha invece sempre e solo ribadito che Berlusconi su Antonveneta gli rispose, per ben due volte, che «avrebbe sostenuto l’operazione di Fiorani se avesse avuto l’appoggio del Governatore», che «l’operazione si poteva fare se c’era l’accordo con il Governatore». Un concetto che è il giudice Clementina Forleo a ritenere di tradurre, sempre nel provvedimento di concessione degli arresti domiciliari per Fiorani, in questa considerazione: «Grillo introdusse il discorso sulla “scalata” Antonveneta, il Presidente concludendo che vi era il suo placet». Analogo discorso per il prospettato baratto tra Berlusconi e Fazio il giorno della loro riconciliazione e del cosiddetto “patto dello sciacchetrà” il 14 gennaio 2005. Infatti, «l’assicurazione a Fazio del mandato a vita del Governatore in cambio di un suo atteggiamento favorevole sullo stato dei conti pubblici», si conferma una espressione di sintesi della percezione di Fiorani adoperata dal gip Forleo nella propria ordinanza, e non una espressione riferita e messa a verbale da Fiorani in uno dei suoi 14 interrogatori.

Un caso da manuale di verbali sdrucciolevoli sembra proprio la scena che Fiorani colloca al Salone Nautico di Genova nell’autunno 2004, in un incontro con Berlusconi «organizzato da Grillo sull’aereo del Presidente a Genova». Fiorani arriva tutto speranzoso che si parli del suo progetto di acquisizione di Antonveneta, che auspice Grillo e Previti aveva già esposto in estate in Sardegna al premier. «E invece Berlusconi volle parlare soprattutto di Hdc», la fallita società del suo sondaggista Luigi Crespi, sul quale la Procura iniziava a indagare. Berlusconi, racconta dunque Fiorani, «in particolare mi chiese che cosa avevo riferito ai magistrati o alla Guardia di Finanza, presenti alla perquisizione, sulle telefonate che avevo avuto con lui e che risultavano dai brogliacci sequestrati nel mio ufficio e redatti dal mio segretario» (il gip Forleo, nel riassumere la circostanza, sembra incorrere in un lapsus laddove scrive non di agende ma di «bobine di conversazioni intervenute anche con lo stesso Presidente»). «Compresi che Berlusconi era al corrente della modalità della perquisizione e di ciò che era stato rinvenuto», dice Fiorani alimentando un “giallo” su come Berlusconi potesse sapere. “Giallo” che però Fiorani stesso dissolve poi in un successivo interrogatorio, ammettendo che lui stesso in precedenza aveva fatto cenno della perquisizione proprio al forzista Grillo. Ai timori di Berlusconi, conclude Fiorani, «io spiegai che avevo riferito (agli inquirenti) che le telefonate erano state fatte nell’ambito della vicenda Hdc quando (Berlusconi) mi chiese di intervenire per finanziare Crespi.

Dopo questi chiarimenti, Grillo riportò la discussione sul progetto Antonveneta e Berlusconi ribadì quanto già mi aveva detto in Sardegna, e cioè che se avessi avuto l’appoggio del Governatore lui avrebbe sostenuto l’operazione». Politici e bagni – Di qui la corsa di Fiorani a reclutare in Parlamento un partito pro-Fazio a suon di denaro, promesse o favori vari. A Grillo afferma d’aver dato 200mila euro, metà dei quali secondo il senatore destinati al collega Marcello Dell’Utri, che a detta di Fiorani un giorno ringraziò il banchiere fuori casa di Cesare Previti. Per Previti, Fiorani si limita a dire d’aver «accettato, quantomeno a parole, l’interesse di Previti di diventare, per il tramite del figlio Stefano, il legale della Bpl» (cosa mai avvenuta nè per il padre nè per il figlio). Per il sottosegretario Aldo Brancher, «che controllava una serie di parlamentari sia di Forza Italia sia della Lega», Fiorani parla di tre consegne di denaro per 300mila euro, in una delle quali «Brancher mi disse che doveva dividere la busta con Calderoli perché il Ministro (leghista delle Riforme istituzionali, ndr) aveva bisogno di soldi per la sua attività politica. A differenza di Dell’Utri, Calderoli non mi ha nemmeno ringraziato» (anche perché, come gli altri, nega che sia andata così). La busta – Per la Lega, oltre che il riferimento a Calderoli e ai 100mila euro portati al segretario Giorgetti ma da costui rifiutati, Fiorani rivendica di aver «chiuso l’operazione Credieuronord» acquisendo l’istituto su indicazione di Fazio, che gli aveva detto di farlo a condizione «che questi (della Lega, ndr) poi si ricordino»: e in effetti «Giorgetti — è la versione di Fiorani — si era impegnato a sostenere il Governatore in cambio del salvataggio della banca» leghista quasi fallita.

Quanto a Ivo Tarolli, parlamentare Udc beneficiato secondo Fiorani da «operazioni “sicure” sul suo conto» e dal «pagamento di una fattura di 30mila euro per una pubblicazione», egli «sosteneva di aver messo al corrente e di tenere i contatti costantemente con Casini e Follini ». Risultato, secondo il gip Forleo: «Fiorani passava le sue giornate al Senato, aggiornando dell’evolversi della situazione con telefonate fatte all’interno dei bagni». Più complesso l’atteggiamento di Fiorani verso l’altro blocco. «Ho parlato a Consorte della necessità che lui intervenisse sulla parte politica a lui più vicina, sia per appoggiare il Governatore sia per far conoscere e ottenere il consenso al progetto Antonveneta». Sull’aiuto a Fazio, «Consorte ebbe poi a dirmi che i Ds avevano scelto l’opzione dell’autoriforma della Bankitalia e che su ciò erano irremovibili», in compenso «vedevano con favore il progetto Antonveneta». Ma anche gli incontri di Fiorani con i ds Bersani o Violante non sortiscono granché per Fiorani, per il quale comunque «l’accordo con Unipol costituiva già una garanzia, almeno nella mia testa, di un sostanziale appoggio nella sinistra ». Forse anche perché memore di quando il finanziere bresciano Emilio Gnutti aveva messo i compensi ai vertici Unipol (Consorte e Sacchetti) in relazione al fatto che i due «si erano interessati in precedenza anche per ottenere i “giusti appoggi” finanziari e politici per l’acquisizione della Telecom da parte di Pirelli», e alla necessità di «permettere un consenso politico della parte che fa riferimento Unipol e all’impero di Tronchetti».

A metà tra sponda bancaria e sponda politica nel centrosinistra, Fiorani sostiene di aver pagato Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredito e «esponente della Margherita», per la sua opera di lobby, in particolare «perché La Malfa si adoperasse nuovamente in difesa di Fazio. In cambio fui io a organizzare un incontro tra Palenzona e Fazio affinché intervenisse su Salvatori (presidente di Unicredito)» per «perorare il reingresso di Palenzona in Mediobanca».

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