BUTTARE IL BAMBINO CON L’ACQUA SPORCA: LA POLITICA AL TEMPO DEL POPULISMO

BUTTARE IL BAMBINO CON L’ACQUA SPORCA: LA POLITICA AL TEMPO DEL POPULISMO

Il prossimo referendum di riforma costituzionale per la diminuzione del numero dei parlamentari non avrà altro risultato che diminuire ulteriormente la nostra voce di cittadini ed aumentare il potere già da tempo in mano alle segreterie di partiti che sono sempre più slegati dal loro elettorato e dai territori. E’ l’ennesimo inganno di questa classe politica auto-delegittimatasi per pochezza culturale, mancanza di etica valoriale e quindi di un progetto politico/sociale (quando non collusa con corruzione e malaffare), di una partitocrazia costituita da consorterie di nominati fedeli al capo tribù e protervamente appiattita sulle proprie logiche conservative.

Ma quando la politica gioca così spudoratamente a fare l’antipolitica e vince, significa che la “polis” è già stata adeguatamente ed opportunamente destrutturata e può passare facilmente, senza resistenze, la lettura manipolata delle problematiche istituzionali, politiche, sociali ed economiche esistenti. Le cause delle difficoltà sono fatte risalire immancabilmente a rigidezze ed inadeguatezze costituzionali, alla lentezze della dialettica democratica, ad un eccessivo potere di controllo reciproco degli organismi istituzionali ed in modo particolare dell’esecutivo da parte del Parlamento (per le leggi) e della magistratura (per i reati).

Mai alla pochezza degli attori in scena! Da una parte quindi si opera la delegittimazione delle istituzioni, dall’altra si insinua la paura mediante l’individuazione di un nemico (ai migranti si aggiunge ora il coronavirus) ed il gioco sporco è fatto. Su questi due versanti hanno operato il nascente fascismo degli anni 20 ed il nazismo, le dittature sudamericane degli anni ‘70 e le odierne nuove pseudo-democrazie dell’est europeo, Russia in testa (in questi giorni la Bielorussia di Lukascenko insegna), la Cina, la Turchia ed i tanti paesi arabi ed africani (ultimo il Mali).

Non essendo più di moda il colpo di stato violento, almeno nella nostra Europa, oggi si opera in altro modo, ma con lo stesso risultato, sgretolando pian piano la democrazia sostanziale riducendola a pura formalità: rendendo più debole ed insignificante la voce del popolo (in nome del quale si dice però di agire) e più forte la voce delle élite al potere.

Ci sono momenti nella storia (e temo che questo lo sia già o lo stia diventando sempre di più) nei quali questo processo di erosione della democrazia avviene senza che alcuno, capace di un’ analisi profonda e di un pensiero “altro”, sia in grado di avere abbastanza voce da farsi sentire; senza che il popolo abbia una corrispondente capacità di ascolto e di riflessione risucchiato in questo gorgo informe fatto di pericolosissimi rigurgiti nazionalistici, di fallaci illusioni identitarie, di paure ancestrali del diverso, da egoismi ed individualismi personali e collettivi che aprono a nuovi razzismi e xenofobie che di fatto chiudono a speranze di orizzonti ampi e diversi e ad un futuro dialogico di tolleranza e cooperazione.

Voterò No non perché questa classe politica sia in qualche modo difendibile, ma perché non voglio diventare suo complice nell’ennesimo tentativo di autoblindarsi così come fece in tutti i passati tentativi di stravolgere la Costituzione. Non voglio dare ulteriore mano libera a partiti che non sono più da tempo lo strumento del cittadino per partecipare alla vita politica (art.49 della Costituzione), ma che sono sempre più ristrette consorterie legate a qualche interesse di parte e non al bene comune; a narcisistici giochi di potere di piccoli capetti sorretti dal proprio smisurato ego ed attenti solo alla propria botteguccia. La democrazia è sempre più mal messa. Attenzione a non buttare via -con l’acqua sporca della cattiva politica- il bambino della democrazia. Si può e si dovrebbe fare altro.

La Gazzetta di Mantova, 25 agosto 2020

*L’autore dell’articolo è coordinatore del Circolo LeG di Mantova. 

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