Via la scorta alla filosofa Di Cesare, minacciata dagli antisemiti

Via la scorta alla filosofa Di Cesare, minacciata dagli antisemiti

«Dall’oggi al domani mi è stata tolta la scorta», «Non avevo una carica politica o istituzionale. Mi è stata data per minacce da gruppi neonazisti e neofascisti. Sono finite le minacce?». La filosofa Donatella di Cesare, studiosa della Olocausto e autrice del saggio “Stranieri residenti, una filosofia della migrazione”, docente alla Sapienza di Roma e membro del comitato scientifico del Museo della Shoah, ha annunciato lunedì sera, con un tweet, di essere stata privata della scorta.

Le era stata assegnata nel 2015 dall’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza, uno degli organi del Dipartimento di Pubblica Sicurezza che collabora con i servizi segreti e le forze dell’ordine. Tecnicamente si trattava di una scorta «di quarto livello»: due uomini e una macchina per ogni spostamento. Le minacce di stampo antisemita erano state giudicate concrete e pericolose. Impossibile non pensare alla coincidenza tra l’insediamento del nuovo governo e la revoca della sua scorta. Ma la filosofa si limita a chiedere se ci sono reali motivazioni che giustifichino l’inaspettata decisione presa senza alcun preavviso.

A pochi giorni dalla minaccia di Matteo Salvini, da ministro degli interni, di togliere la protezione allo scrittore Roberto Saviano, si scopre un altro caso simile, anche se meno sotto i riflettori. Anche in questo caso si tratta di un’intellettuale minacciata, e anche in questo caso di una personalità pubblicamente schierata contro il governo gialloverde.

A Di Cesare arrivano attestati di solidarietà dallo storico dell’arte Tomaso Montanari, a nome dell’associazione Libertà e Giustizia di cui è presidente. E dal fondatore di Possibile, Pippo Civati: «Ci uniamo alla sua richiesta di chiarimenti, in un momento delicato in cui tutto rischia di essere strumentalizzato e di diventare molto pericoloso».

Dall’ufficio competente, al momento, a Donatella Di Cesare non è arrivata ancora alcuna spiegazione.

 

il manifesto, 3 luglio 2018

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