I tre pilastri di Monti

Nel Salone delle Feste del Quirinale, la cerimonia del giuramento si è appena conclusa, si stanno già sciogliendo le righe, ma è troppo presto: inesperti del rito, i ministri non sanno che è l’ora della foto di gruppo e Giorgio Napolitano è costretto a infilarsi tra le «linee». I ministri si mettono in posa, ma appena i flash crepitano, quasi nessuno sorride. Facce serie. Tradiscono animi sorpresi, convocazioni d’urgenza, forse anche il peso di un’improvvisa responsabilità. Gli unici che affettano buonumore sono il rettore del Politecnico di Torino, il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo e l’ex prefetto Anna Maria Cancellieri, personaggio fuori dagli schemi, donna rigorosa e brillante, come ministro dell’Interno destinata a diventare una delle sorprese del nuovo governo. Sorridono, ma senza ostentazioni, i due artefici, Giorgio Napolitano e Mario Monti. Nella notte tra martedì e mercoledì e poi ieri mattina i due presidenti si sono sobbarcati un lavoro che non ha precedenti nella storia della Repubblica: in zona Cesarini si sono fatti cercare buona parte dei ministri, che in alcuni casi sono stati sorpresi nel sonno. È il caso dell’ambasciatore italiano a New York Giulio Terzi di Sant’Agata, che, una volta tornato vigile, ha appreso che gli si proponeva di diventare ministro degli Esteri. I due presidenti hanno dovuto concentrare lo stress finale in poche ore anche perché il tormentone Amato-Letta è rimasto aperto fino a ieri mattina, con l’ipotesi del primo agli Esteri e del secondo ai Beni culturali. Poi la «bolla» si è spenta e a quel punto i «consoli della Repubblica» hanno potuto riempire le caselle rimaste vuote, al tempo stesso accorpando deleghe, creando nuovi dicasteri. Secondo uno schema voluto dal presidente del Consiglio, ma al quale ha contribuito anche la richiesta di Corrado Passera. Molto scettico sulla decisione di affidargli lo Sviluppo Economico, un ministero «svuotato» da Tremonti, il supermanager di IntesaSanpaolo ha chiesto e ottenuto l’accorpamento nel suo ministero delle deleghe delle Infrastrutture e dei trasporti, che in un primo momento erano state assegnate a Piero Gnudi.

Nei punti-chiave, il premier ha voluto ministri che fossero «tecnici con una testa politica», per dirla con uno degli uomini a lui più vicini. Il primo architrave del governo Monti si chiama Pietro Giarda: è lui il personaggio al quale il premier ha affidato il compito di «domare la bestia» parlamentare. Settantaquattro anni, una «prima vita» da docente universitario, una seconda da sottosegretario al Tesoro. Sotto diversi governi dell’Ulivo, Giarda è stato protagonista di nottate memorabili, trascorse per mandare avanti le varie Finanziarie. Notti nelle quali Giarda veniva avvicinato dagli onorevoli con emendamenti oscuri, che lui smontava con eleganza: «Guardi, poi controlliamo assieme la normativa, ma credo che…». Il secondo architrave, un altro «tecnico con testa politica» si chiama Elisa Fornero. A lei Monti ha affidato il compito più difficile: guidare la «guerra» per cambiare il sistema pensionistico. Una donna «tosta», figlia di un operaio, la Fornero è una che si è fatta da sé e una volta ha raccontato: «Con la mia franchezza di ragazza canavesana», una volta «invitai Mario Monti a cena, parlandogli mentre preparavo il risotto». La terza colonna, nel disegno di Monti, è Corrado Passera, che ha ottenuto il blocco crescita-sviluppo-infrastrutture, «un uomo del fare», per dirla con uno dei collaboratori di Monti. Giorgio Tonini, senatore Pd vicino al Capo dello Stato, interpreta così la lista: «C’è un investimento su mondi che Berlusconi aveva abbandonato, quattro mondi senza i quali, piaccia o no, l’Italia non esce dal guado: gli Stati Uniti, con la nomina dell’ambasciatore a Washington; l’Europa, con Monti stesso e con un uomo del profilo di Mogavero; il mondo produttivo con la super-delega a Passera; il mondo cattolico con Riccardi, Ornaghi e un cattolico-democratico come Balduzzi, chiamato a gestire con spirito di mediazione il dossier della bioetica». Nella prima giornata da premier, Monti ha sottolineato: «La non presenza di politici agevolerà» il governo togliendo un «motivo di imbarazzo» e rispondendo a chi gli chiedeva se fossero immaginabili rimpasti di governo in corsa, ha risposto: «Non ci saranno passaggi in corsa, perché di corsa si tratterà». Elegante e stringato il tributo a Berlusconi: «Rispetto e attenzione per l’opera compiuta». Durante il consiglio dei ministri la prima raccomandazione: parlare il meno possibile.

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1 commento

  • … purtroppo in parlamento a votare ci saranno sempre gli stessi di ieri, per cui non c è da aspettarsi molto di più che una politica “cerchiobottista” …
    indubbiamente il salto umano, la cifra esistenziale, professionale e morale dell’attuale governo, si discosta anni-luce dai tristi figuri di prima …

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